Bravo Alfredo D’Attorre, ha scoperto una falla nella legge elettorale

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Gian Franco Ferraris

di Gian Franco Ferraris – 15 ottobre 2017

Il deputato di Articolo Uno – MdP Alfredo D’Attorre ha scoperto che nella legge elettorale Rosato c’è un grossolano errore, infatti nel testo approvato in fretta e furia alla Camera con l’imposizione del voto di fiducia, c’è un’incongruenza al capoverso 28 dell’articolo 1 tra i commi 6 e 7, in cui si prevedono due modalità tra loro contraddittorie e incongrue per attribuire i seggi a un lista che abbia esaurito i candidati in un collegio plurinominale. Si tratta di un errore formale ma è un errore che non può non essere corretto, perché se si verifica quel caso, non si sa come assegnare i seggi in caso di esaurimento del listino. Alfredo D’Attorre ha precisato giustamente che il testo dovrà essere necessariamente modificato al Senato almeno su questo punto.

Purtroppo però l’arroganza non ha più limiti e il testo è stato modificato successivamente all’approvazione da parte dei deputati, pare infatti che  i tecnici che non si erano accorti dello strafalcione abbiano provveduto a correggerlo: al Senato arriverà una legge magari formalmente rattoppata da funzionari. Riporto i commenti di alcuni (pochi al momento) giornali che hanno riportato la notizia.

L’errore nascosto nella legge elettorale. Ecco perché deve tornare indietro
di Luca Telese su News Tiscali,

La notizia ha del clamoroso, soprattutto dopo la battaglia campale di ieri alla Camera. Nel Rosatellum bis, infatti c’è “un baco”, un errore tecnico di scrittura della legge che vanifica la vittoria conquistata sul campo dal Pd e dai suoi alleati, in Aula, e lo costringe a ritornare in ogni caso a Montecitorio per una seconda lettura del testo.

In fretta, prima del voto siciliano

Infatti – come è noto – basta una sola modifica al Senato (ad esempio quella che è necessaria per sanare l’errore) per rendere obbligatorio un nuovo voto di approvazione della Camera. Cosa cambia? Tutto. Perché il blitz organizzato da Matteo Renzi e dai suoi strateghi parlamentari era tutto fondato su di un percorso-lampo che permettesse l’approvazione definitiva del testo, in doppia lettura Camera-Senato, prima di un voto regionale, quello siciliano, che potrebbe turbare persino gli equilibri parlamentari che hanno permesso il voto favorevole a Montecitorio (malgrado tante assenze e cinquanta dissidenti coperti dal voto segreto).

La strategia Pd
 Il Pd – se si dovesse confermare (come dicono i sondaggi) che il suo candidato rischia di arrivare terzo, si troverebbe davanti a tre evidenze politiche scomode: la prima, quella di dover prendere atto di un risultato in base al quale con la nuova legge il partito potrebbe perdere in tutti i collegi. La seconda: apparire come la forza che promuove una legge pro domo sua, dopo una batosta elettorale che renderebbe mediaticamente meno legittimo un intervento blindato da una fiducia. La terza: avere degli alleati (o dei suoi deputati) che per calcoli più disparati vacillano.
Il baco

Ma l’effetto sicuro della correzione del baco sarebbe uno slittamento che potrebbe far finire il nuovo voto sulla legge elettorale, in ogni caso, dopo la discussione sulla legge di stabilità.

L’errore

Ed ecco il nodo tecnico che farà la gioia di grillini, meloniani e bersaniani – di coloro cioè che hanno combattuto contro la fiducia. Nel testo approvato in fretta e furia alla Camera con l’imposizione del voto di fiducia, – infatti – c’è un’incongruenza al capoverso 28 dell’articolo 1 tra i commi 6 e 7, in cui si prevedono due modalità tra loro contraddittorie e incongrue per attribuire i seggi a un lista che abbia esaurito i candidati in un collegio plurinominale.

La correzione

L’eventualità in cui scatterebbe questo caso, quello che il listino proporzionale si esaurisca, è addirittura più probabile che in passato, data la minore ampiezza delle liste imposte dalla sentenza della corte: il Rosatellum prevede un alto numero di candidature multiple che possono essere cinque, in diversi collegi. Commenta Alfredo D’Attorre, il deputato del Mdp che ha trovato la gabola: “si tratta di un errore materiale – spiega D’Attorre – sicuramente dovuto alla frettolosità della scrittura della legge. Ma è un errore che non può non essere corretto, perché se si verifica quel caso, non si sa come assegnare i seggi in caso di esaurimento del listino. Il testo della legge elettorale dovrà quindi essere necessariamente modificato al Senato – conclude D’Attorre – almeno su questo punto”. Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo Giulio Marcon: “C’è poco da fare: se c’è un errore il testo deve tornare alla Camera con tutto quel che ne consegue”.

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Rosatellum, l’errore sui seggi nel testo approvato alla Camera. I partiti premono, Boldrini “sbianchetta” e salva l’iter rapido
di  | 14 ottobre 2017 su Il Fatto Quotidiano

Molti vecchi adagi popolari raccomandano di non fare le cose di fretta, pena figuracce ed esiti non voluti. Vale ovviamente anche per le leggi elettorali e il Rosatellum bis non fa eccezione: si andava di fretta e gli apprendisti stregoni che l’hanno imposto al Parlamento a colpi di voti di fiducia hanno fatto un errore che rischiava di costargli caro. Fortuna che la presidente della Camera, Laura Boldrini, è persona comprensiva: la contraddizione è stata corretta in sede di drafting, cioè di aggiustamento formale del testo. E tanti saluti, di nuovo, alla forma che in democrazia è sostanza.

Andiamo con ordine. Nel testo approvato alla Camera, come ha notato per primo il deputato bersaniano Alfredo D’Attorre, c’è un errore materiale piuttosto grave. Ci scusiamo preventivamente per i tecnicismi: al capoverso 28 dell’articolo 1 della legge approvata, infatti, i commi 6 e 7 indicano due modi diversi di assegnare i seggi a una lista che abbia esaurito tutti i candidati in un collegio plurinominale. È la classica “norma di chiusura”: serve a chiarire come si procede in un caso improbabile, ma possibile. In sostanza, può accadere – c’è un precedente e riguarda Forza Italia nel 2001 – che una lista che abbia ottenuto ottimi risultati in almeno uno dei 65 collegi in cui sarà diviso il territorio nazionale finisca i candidati da eleggere: tanto più che le liste (bloccate) sono corte e la legge consente fino a 5 pluricandidature nel proporzionale.

La norma di chiusura serve appunto a decidere cosa fare in questo caso limite. Solo che il Rosatellum bis di modi ne indicava due: il comma 6 diceva che la lista “recupera” il suo eletto tra i candidati nei collegi maggioritari che non hanno vinto; il comma 7 prescriveva invece che l’eletto “passasse” alle liste coalizzate nella stessa circoscrizione (norma di chiusura, peraltro, monca visto che non è detto che ci siano liste coalizzate).

Qualunque fosse l’intenzione del frettoloso legislatore non si poteva infierire dal testo, né quindi si sarebbe potuto ricorrere a una correzione “formale” nella fase che si chiama di “raccordo del testo”: quella legge è stata votata dai deputati (e quell’articolo con tanto di fiducia) e solo un voto può cambiarlo.

È il parere, ad esempio, del costituzionalista Andrea Pertici: “Non può essere considerato solo un errore ‘materiale’ visto che il testo è passato dalla commissione Affari costituzionali ed è stato votato da un’assemblea di 600 persone. È invece una vera contraddizione da correggere con un voto in Senato”. Tesi condivisa anche dagli uffici tecnici del Senato, a cui il presidente Pietro Grasso aveva chiesto un parere informale sulla questione.

Il testo, infatti, è arrivato a Palazzo Madama solo venerdì sera – “sanato” – e il motivo del ritardo era proprio “l’errore” all’articolo 1. I partiti dell’accordone sul Rosatellum (Pd, Forza Italia, Lega, Alfano e frattaglie varie) hanno passato la giornata a fare pressioni sulla presidente della Camera e i suoi uffici perché derubricassero l’infortunio a mero “errore formale” da correggere con un tratto di penna: alla fine Laura Boldrini, a quanto risulta al Fatto, ha ceduto. I due modi di risolvere il busillis sono diventati sequenziali: prima quello del comma 6, poi quello del comma 7 nel caso il primo non bastasse. Tutto a posto, la legge cara a Renzi, Berlusconi, Salvini, Alfano eccetera può proseguire il suo cammino festoso senza modifiche in Senato e, dunque, senza un altro passaggio alla Camera che avrebbe allungato l’iter oltre le regionali in Sicilia, vere colonne d’Ercole della nuova legge elettorale. Ora non restano che le proteste di chi si oppone al Rosatellum perché Pietro Grasso non ritiene di poter dire alcunché: Palazzo Madama non può sindacare le decisioni dell’altro ramo del Parlamento.

Resta un’ultima questione, davvero paradossale: con la correzione gentilmente concessa a Montecitorio la norma di chiusura è quella che assegna l’ultimo eventuale “resto” ai partiti coalizzati con la lista che ha finito i candidati. E se non è in coalizione? Finirebbe come nel 2001, quando Forza Italia – ricorda il senatore di Articolo 1-Mdp Federico Fornaro – si perse per strada 11 deputati a cui aveva diritto e la Camera non ebbe mai il suo plenum di 630 eletti previsto dalla Costituzione.

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Nel Rosatellum approvato in tutta fretta c’è un errore: le norme sull’assegnazione dei seggi sono in conflitto

di Claudio – 13 ottobre 2017 sull’Huffington Post

ANSA

Nel Rosatellum blindato con la fiducia e approvato in tutta fretta alla Camera c’è un errore che a primo acchito può sembrare veniale ma che rischia di provocare, in caso di mancata correzione al Senato, non pochi dolori agli aspiranti parlamentari della prossima legislatura. Ad accorgersi della svista è stato il deputato di Articolo 1 Alfredo D’Attorre che ha segnalato “l’incongruenza al capoverso 28 dell’articolo 1 tra i commi 6 e 7, in cui si prevedono due modalità tra loro contraddittorie per attribuire i seggi a una lista che abbia esaurito i candidati in un collegio plurinominale”.

La questione è tecnica ma dirimente. Il capoverso 28 dell’articolo 1 del Rosatellum descrive le modalità di assegnazione dei seggi qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati in un collegio plurinominale, quello per intendersi a cui è collegato il listino da 2 a 4 possibili scelte. Un’eventualità nemmeno tanto remota, data l’ampiezza ridotta delle liste (da 2 a 4, appunto) e “l’elevato numero di pluricandidature consentite tra diversi collegi”, fa notare D’Attorre.

Se a una lista spetteranno più seggi di quelli automaticamente assegnati, dovrà andare a pescare altrove i politici che dovranno occuparli, e il capoverso 28 delinea i criteri a scorrimento delle assegnazioni. Ma tra il comma 6 e il comma 7 c’è effettivamente un’incongruenza.

Comma 6: “Qualora al termine delle operazioni di cui al comma 5 residuino ancora seggi da assegnare ad una lista, questi sono attribuiti ai candidati della lista nei collegi uninominali non proclamati eletti nelle altre circoscrizioni…” eccetera.

Comma 7: “Qualora al termine delle operazioni di cui al comma 5 residuino ancora seggi da assegnare ad una lista, questi sono attribuiti alle liste facenti parte della medesima coalizione della lista deficitaria nelle altre circoscrizioni…” eccetera.

In altre parole i due commi confliggono perché non è chiaro come procedere, nel caso in cui i criteri stabiliti dai commi precedenti siano soddisfatti: se in virtù del comma 6 o del comma 7. In pratica si tratta di una svista (il comma 7 doveva richiamarsi al comma 6 e non al 5) che necessita però di una correzione.

Se per ipotesi si venisse a creare una situazione del genere, i candidati esclusi vorranno presumibilmente avere accesso al seggio. Ma chi ne avrà diritto, il candidato della stessa lista non eletto nel collegio uninominale delle altre circoscrizioni, o il candidato della lista della stessa coalizione della lista deficitaria nelle altre circoscrizioni?

CAMERA

Secondo il Pd non c’è “nessun errore, la norma è chiara e non ci sono problemi”. Si tratterebbe in sintesi di un errore materiale che la Presidenza della Camera dovrebbe correggere nell’ambito del coordinamento formale del testo. Come avviene sempre in casi simili. Ma secondo D’Attorre non si può derubricare la svista a “errore materiale perché era così nel testo base del Rosatellum, non ha subito alcun emendamento in Commissione, è rimasto nel testo della Commissione e poi identico è passato in Aula – dice all’HuffPost – Non si può parlare di coordinamento formale del testo perché non ci sono stati emendamenti approvati e in Aula non abbiamo approvato nulla se non una modifica all’articolo 5 che non c’entra niente con questo. Si tratta di errore originario nel testo base che era lì ed è rimasto lì”.

La Presidenza della Camera corregge “l’errore” del Rosatellum, M5S scrive a Boldrini: “Violato il regolamento, ora rettifichi”

I grillini riaccendono il caso sollevato dal Mdp: “Menomate le attribuzioni costituzionali delle Camere”

Huffington Post – 17 ottobre 2017

L’errore c’era ed è stato corretto. Il problema è come è stato corretto. Secondo il Movimento 5 Stelle attraverso una chiara violazione del Regolamento di Montecitorio da parte della Presidente Laura Boldrini che ha inviato al Senato un testo diverso da quello approvato dalla Camera, “e ora deve rettificare”. Breve riassunto: nella legge elettorale blindata dal Governo con la questione di fiducia e approvata la scorsa settimana dalla Camera, c’era un errore grossolano ma non per questo irrilevante. Il capoverso 28 dell’articolo 1 del Rosatellum descrive le modalità di assegnazione dei seggi qualora una lista abbia esaurito il numero dei candidati in un collegio plurinominale, quello per intendersi a cui è collegato il listino da 2 a 4 possibili scelte (eventualità possibile dal momento che sono previste pluricandidature e liste corte).

Tra i criteri presi ad esame, due commi entravano in conflitto rischiando di creare il caos nel momento dell’attribuzione dei seggi ai candidati, come denunciato da Alfredo D’Attorre, il primo ad accorgersi della svista. Bene: la Presidenza della Camera ha deciso di correggere autonomamente il Rosatellum inviando al Senato, che ora dovrà approvarlo, il testo con la correzione apportata. Secondo le opposizioni si tratta di una violazione evidente del Regolamento della Camera.

CAMERA

“Il testo del Rosatellum 2.0 approvato alla Camera non è lo stesso che è stato trasmesso al Senato. Il Presidente della Camera, Laura Boldrini, ha violato il regolamento perchè si è arrogata il diritto di correggere un errore di forma che era compito del relatore modificare, con una esplicita votazione dell’Aula”, scrive in una nota il capogruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera, Simone Valente, che ha inviato un lettera alla presidente della Camera, Laura Boldrini e, per conoscenza, al Presidente del Senato, Pietro Grasso.

Come aveva già fatto presente D’Attorre, in questo caso non si può parlare di “coordinamento formale del testo”, una procedura prevista dal Regolamento che consente ai tecnici della Camera di modificare il testo di una legge per renderlo uniforme in seguito agli emendamenti approvati. Il perché è ovvio: con la questione di fiducia posta, peraltro, sull’articolo 1 del Rosatellum, non sono stati né discussi né tantomeno approvati emendamenti. Di questo ne sono convinti anche i 5 Stelle: “L’articolo 90 del Regolamento della Camera distingue tra due fattispecie: correzione di errori di forma (primo comma) e coordinamento formale (secondo comma). Nel primo caso – ricorda Valente – il comitato dei nove o il Governo possono comunicare le necessarie modifiche all’assemblea che procede ad una votazione per autorizzarle precedentemente al voto finale. Nel secondo caso, invece, la presidenza è normalmente delegata all’attività di coordinamento formale del testo. Si tratta di un’attività il cui presupposto logico e sostanziale ai sensi del regolamento è dato dalla approvazione in Aula di emendamenti che comportino una operazione, per l’appunto, di coordinamento tra il testo della Commissione e quello risultante dalle modifiche apportate dall’Aula”.

Per queste ragioni “invitiamo la S.V. ad inoltrare al presidente del Senato il testo così come votato dall’Aula, rettificando la Sua precedente trasmissione del medesimo”, scrivono i 5 Stelle. “In questo caso, il cattivo esercizio dei poteri interni ad una Camera rischia di menomare la sfera di attribuzioni costituzionali dell’altra, la quale, ai sensi dell’articolo 70 della Costituzione, che sancisce la procedura bicamerale paritaria in relazione all’esercizio della funzione legislativa, deve potersi pronunciare sull’esatto testo approvato dalla prima, il quale, in questo caso, non corrisponde a quello da Lei trasmesso”, concludono i grillini.

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