L’ignoranza di Renzi e Del Rio si accompagna a un’ambizione senza scrupoli

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di Alfredo Morganti – 30 ottobre 2014

Il ‘chi c’erismo’, malattia infantile del ‘dov’erismo’

Il sottosegretario Del Rio oggi rimprovera gli italiani di avere scarsa memoria. E ricorda a tutti che “Renzi è al governo perché ha vinto le primarie”. E poi aggiunge: “È stato messo lì non dal Palazzo ma dalla gente”. Vorrei chiedere a Cundari che ne pensa di questo, lui che ce l’ha tanto con le primarie, ma poi da giovane turco, spalleggia l’attuale segretario del PD messo lì dalla ‘gggente’. Vorrei, ma mi interessa il giusto. Il fatto è che queste frasi di Del Rio sono davvero molto gravi, e solo l’attuale miseria politica e giornalistica non ne rileva la gravità. Del Rio non dice che Renzi ha vinto le elezioni politiche, dice che ha vinto le primarie. E poi contrappone il ‘Palazzo’ (la democrazia rappresentativa?) alla gggente come farebbe un grillino qualsiasi (ma una volta si diceva un qualunquista qualsiasi). È un sottosegretario che sembra non considerare granché la normale concezione democratica, per la quale le primarie non contano nulla ai fini della fiducia a un Presidente del Consiglio. Tant’è vero che le primarie da premier le vinse Pierluigi Bersani, non Renzi. Del Rio, inoltre, non la dice tutta, e non spiega che quelle primarie renziane dell’8 dicembre erano per la segreteria del PD, non per il governo (sempre che le elezioni si fossero poi vinte). Quello che Del Rio chiama ‘Palazzo’, entro il quale si sono accomodati senza nemmeno troppo imbarazzo lui, il premier e il cerchio magico, è un pezzo molto rilevante della Costituzione Italiana, è il simbolo della nostra democrazia rappresentativa, ha a che fare con cittadini ed elettori, non coll’indistinta categoria della ‘gente’, di cui la Costituzione non parla.

Non basta. Perché Del Rio si chiede anche, riferendosi all’arrivo di Renzi al potere, “qual è il Paese che abbiamo trovato, chi lo ha portato sin qua?”. Capite? Come dire: noi siamo i salvatori, prima di noi il deserto e dopo, magari, il diluvio. Ma io, che sono assolutamente contro il ‘dov’erismo’ e contro chi usa come espediente retorico la formula ‘dov’eravate voi?’, dico adesso a mia volta: ma dove erano loro, dov’era lui, Del Rio, prima di diventare un talebano renziano? Ed ecco qua, allora. Del Rio è in politica dal 1999. Consigliere Comunale a Reggio, poi consigliere regionale dell’Emilia Romagna e presidente della commissione sanità, quindi Sindaco di Reggio Emilia, Presidente dell’ANCI, membro della Conferenza Stato-Città e Autonomie Locali, nonché ministro Ministro per gli Affari Regionali e delle Autonomie nel governo presieduto da Enrico Letta (!) e detentore, successivamente, anche della delega allo Sport. Dunque lui c’era anche prima di Renzi, ricoprendo incarichi prestigiosi e rilevanti. A parte i neofiti attuali, alcuni dei quali anche un po’ naif e in genere tutti ‘comunicatori’ o ‘blogger’ (che è come dire ‘faccio cose vedo gente e creo hashtag’) rubati con destrezza alla disoccupazione e prestati in malo modo alla politica, a parte i neofiti dunque, nei posti che contano c’è gente che non è calata dalla montagna del sapone, non si è svegliata ieri dopo un lungo sonno, e, nel grado dovuto, ha avuto e si è assunta delle responsabilità anche negli anni trascorsi. Solo la gggente può pensare che Renzi sia sorto da un cavolfiore, o che Del Rio fino a ieri faceva il medico e oggi il sottosegretario, o che la Picierno ne sappia davvero di politica, oppure che la Camusso sia una burocrate sindacale, rubacchi tessere e costringa gli anziani ad andare a Roma anche se sarebbero voluti restare nel loro paesello a giocare a bocce. Solo la gggente, appunto, e a essa si rivolgono appunto i ‘nuovi’ politici. Anzi l’usato insicuro.

delrio