L’unità a contenuti variabili o indifferenti

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01/03/2014 Roma, Congresso del Partito Socialista Europeo che sancisce l'adesione del PD al PES, nella foto Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema

di Alfredo Morganti – 13 novembre 2017

Gli scissionisti sarebbero ‘irrilevanti’, ha detto Renzi e hanno detto molti altri. Sono il partito del 3%, ripetono in coro sarcasticamente i piddini (renziani e non renziani). Ai ‘suoi’ Renzi aveva già detto più volte, con boria e malcelato disprezzo, che i gufi, i rancorosi, nemmeno avrebbero raggiunto la soglia elettiva, che sarebbero scomparsi assieme alle urne, il giorno dopo le elezioni. C’è un senso di scherno in tutte queste parole. C’è la soddisfazione di aver sconfitto i comunisti e i cattolici democratici, e di aver condotto a termine la ‘rottamazione’, termine sinteticamente orripilante attorno al quale si è davvero ‘bruciata’ l’unità della sinistra da almeno quattro anni a questa parte – da quando tutti (da Marchionne, a Berlusconi, a Repubblica, agli ex PCI ridotti a occupatori di scranni parlamentari e a gestori di potere spicciolo) osannavano l’uomo nuovo solo al comando. Il ‘vincente’! Eppure, oggi, improvvisamente, quel 3% diventa fondamentale. Tutti ad ‘aprire’. Tutti a dire che serve l’unità, che i rottamati sono ancora buoni, che meno male non si siano mai fatti rottamare davvero. Perché adesso servono i loro voti per fare le stesse politiche di prima. E se non piegano la testa in nome dell’unità sono dei traditori dell’idea stessa di sinistra.

È stata la scissione d’altronde ad aver “spento il nucleo del progetto democratico”, scrive Tommaso Cerno oggi su ‘Repubblica’, organo dell’omonimo partito. È tutta colpa di Bersani e D’Alema, quindi, se Renzi è in crisi, se la speranza è spenta, se sono costretti a resuscitare Veltroni e Prodi e tutti i sepolcri imbiancati. Si tratta dello stesso Renzi che, sino a ieri, blaterava di 40%: ma come, se lui ha già in tasca il 40% che cosa vuole ancora dai rottamati, da quelli che una volta andavano tout court ‘asfaltati’ (ricordate il fantoccio di D’Alema sotto il camper)? E poi su cosa costruire l’unità? Sui feticci del renzismo, sul job acts, sulla buona scuola, sulla riforma costituzionale bocciata dal Paese, sugli attacchi ai sindacati, sui bonus elettorali, sulle spacconate, sulla presenza asfissiante in video e sui social? Su cosa: sulle continue e innumerevoli sconfitte politiche ed elettorali? Diciamolo: la sinistra, gli scissionisti, i rottamati, gli asfaltati, sono buoni adesso solo per portare voti, per consentire l’elezione di quei 200 parlamentari di centrosinistra che la Camera e il Senato li rivedranno, molto probabilmente, in cartolina. Sono stati eletti dal ‘rottamato’, ma verranno messi alla porta dall’ex uomo nuovo. La sinistra serve solo a garantire la sedia di ministro a chi è stato miracolato un tempo e oggi vorrebbe che il miracolo si ripetesse. L’unità finta, posticcia, a contenuti variabili se non indifferenti, le ‘aperture’ tattiche, insincere, servono solo a quella classe dirigente di centrosinistra che oggi brancola nel buio e che è disposta a tutto pur di restare ancora in gioco e farsene vanto (e alla fine vedrete sarà ‘costretta’, loro diranno, a fare le larghe intese per colpa dei soliti gufi rancorosi, tornati tali subito dopo l’emergenza unitaria di questi giorni invero uggiosi).