L’utero in affitto non può essere reato universale, non è la pena di morte

per Gabriella
Autore originale del testo: LAVINIA RIVARA
Fonte: la Repubblica
Url fonte: http://www.repubblica.it/politica/2016/02/10/news/melita_cavallo_lo_stralcio_e_discriminazione_sessuale_-133105517/

intervista a Melita Cavallo di LAVINIA RIVARA  10 febbraio 2016

Melita Cavallo: “Lo stralcio è discriminazione sessuale”

L’ex presidente del tribunale dei minori di Roma: “L’utero in affitto non può essere reato universale, non è la pena di morte. Diversi paesi l’hanno regolamentato”

 

Melita Cavallo: "Lo stralcio è discriminazione sessuale"

Sì, si può essere contrari all’utero in affitto e a favore della stepchild adoption, come la senatrice Anna Finocchiaro “perché sono due cose abissalmente diverse”. Mentre eliminare l’adozione del figlio del compagno dalla legge Cirinnà “significa di fatto violare la Costituzione. A meno che, paradossalmente, non si voglia inserire nella Carta la discriminazione sessuale”.

Melita Cavallo è stata fino al dicembre scorso presidente del tribunale dei minori di Roma, con le sue sentenze favorevoli alla stepchild per le coppie omosessuali ha destato clamore e cambiato la giurisprudenza. Sull’utero in affitto, da giudice, di una cosa è certa: non può diventare un reato universale, “non è mica la pena di morte”.

Partiamo dalla stepchidl adoption, è già possibile in Italia?
“Sì, è prevista per le coppie sposate dalla legge del 1983. Si tratta dell’adozione del figlio del coniuge. E diverse sentenze, già confermate in appello, l’hanno estesa a coppie di fatto. Ma deve valere anche per le coppie omosessuali”.

Perché nei tribunali si sta affermando questo orientamento?
“Perché negare la stepchild sulla base del genere è una discriminazione sessuale. Per lo stesso motivo stralciarla dalla legge Cirinnà significherebbe violare la Costituzione e anche la Convenzione internazionale sui diritti umani. Quella norma non fa altro che estendere alle unioni civili la possibilità di adozione di un figlio già nato, accudito ed amato dalla coppia”.

Secondo la Finocchiaro non è vero che la stepchild per le unioni gay incoraggia la pratica dell’utero in affitto, perché allora dovrebbe già incentivarla per le coppie etero non fertili. Dunque si può essere a favore della stepchidl e contro l’utero in affitto.
“Sono due cose completamente diverse. Nel primo caso c’è già un bambino, che è stato cresciuto insieme da due persone. Ed è vero che le coppie sposate che chiedono l’adozione del figlio del coniuge sono moltissime, centinaia in ogni tribunale. Escludo però che siano tante quelle che hanno utilizzato una maternità surrogata. Prima di tutto perché ha un costo elevatissimo”.

Il ministro Lorenzin in una intervista a Repubblica ha denunciato un contratto di utero in affitto stipulato da una coppia italiana per poco più di 5 mila euro.
“Nessuno potrebbe legittimare un simile accordo, l’espressione utero in affitto rimanda allo sfruttamento della donna, quindi è da condannare. Però non è una novità. Mi capitò un caso già 30 anni fa. Ma chiedo: se si può donare un rene, perché ci si scandalizza se una donna porta in grembo un figlio donandolo ad altri? In diversi paesi, come il Canada, la pratica è regolamentata in modo rigoroso, senza scopi commerciali, lo Stato paga il periodo di maternità della donna, che poi mantiene un rapporto con il figlio che ha partorito”. È realistico proporre la messa al bando internazionale della maternità surrogata? “Non mi sembra affatto realistico”.

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