Macerata, la sinistra e la piazza

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di Alfredo Morganti – 9 febbraio 2018

Renzi ha detto che un bravo Sindaco deve abbassare i toni. Che non si deve soffiare sul fuoco delle polemiche. Che bisogna essere responsabili. Diciamo che al segretario del PD interessa il voto moderato, che questo significa per lui smorzare i toni. Interessa dare un’idea della sinistra che manifesta come irresponsabile, come polemica, come incendiaria, come rancorosa, gufa, becera, e perciò da rottamare e/o asfaltare. Perché la sua rincorsa al centro, la legittimazione verso i moderati, inevitabilmente deve caratterizzarsi come polemica e distruttiva in primis verso la sinistra. Come se la ‘responsabilità’ fosse il silenzio, la deroga, il differimento a dopo, ad altro luogo, a chissà quando. Fosse una comprensione muta. Ha fatto bene Bersani a ricordare che ai tempi di Moro c’erano i terroristi in giro, mica le dame di carità, eppure (proprio per questo!) si stava in piazza. La piazza non è quella cosa sguaiata a cui pensa la destra, quel catino di indignazione e insulti che spesso si vede in quelle circostanze.

No. La piazza è un presidio, è uno spazio democratico, che deve essere occupato dai cittadini prima che lo facciano i fascisti o i facinorosi. La piazza è il monito contro chi ha cattive intenzioni, contro chi ha scelto le vie brevi, contro chi intende farsi giustizia da solo, spara sugli inermi, sugli innocenti, semina terrore, contro chi vuole mettere in un angolo le istituzioni, rattrappire al democrazia, ridurla a un cencio. La piazza è anche un segnale a chi pensa di ridurre la sinistra allo zerbino di qualche terzista, alla pezza da piedi dell’establishment, a una merce di scambio, al prezzo da pagare per l’accesso al Palazzo. A Macerata è giusto che una piazza piena di cittadini democratici ci sia, manifesti, faccia argine, metta in campo la democrazia nel suo aspetto più alto e civile, come partecipazione viva, attiva, forte di donne e uomini che alle favole dell’imbonitore di turno non credono. E che per questo vogliono esserci in carne e ossa o anche solo col cuore. Senza delega a terzi.