Maternità surrogata: il diritto di avere dei dubbi

per Luca Billi
Autore originale del testo: Luca Billi
Fonte: i pensieri di Protagora...
Url fonte: http://ipensieridiprotagora.blogspot.it/2016/03/verba-volant-252-utero.html

di Luca Billi – 2 marzo 2016
La lingua a volte è davvero strana: la parola utero, così esclusivamente femminile, è di genere maschile: purtroppo siamo stati noi maschi a “inventare” le parole e siamo ancora noi maschi a scrivere i vocabolari.
Immagino sappiate perché proprio in questi giorni ho deciso di scrivere questa definizione.
Io so, con assoluta certezza, che, se volessi un figlio, se lo desiderassi più di ogni altra cosa, non riuscirei mai a utilizzare la surrogazione di maternità. Sento che la mia coscienza, le mie convinzioni etiche, quello che mi hanno insegnato, in sostanza quello che sono, mi impedirebbero di chiedere a un’altra persona di tenere nel proprio grembo per nove mesi il figlio mio e di mia moglie, per poi consegnarcelo una volta venuto alla luce. Allo stesso tempo non riesco a trovare una ragione, ultimativa, definitiva, assoluta – vorrei dire – per dire che fare questa scelta sia contrario a un’etica condivisa. Provo a fare un esempio per spiegarmi meglio: io so che non ucciderei mai un’altra persona e allo stesso tempo so, con altrettanta certezza, che questa regola dovrebbe valere per tutti gli uomini, vale per tutti gli uomini, ma sulla maternità surrogata non riesco a dire la stessa cosa.
E’ un tema a cui mi è capitato di pensare – e di scrivere – anche prima di adesso, prima che diventasse di moda. Nell’aprile del 2010 scrissi un articolo del mio blog per raccontare quello che avveniva – e avviene – in India, dove questa pratica costituisce una fonte di sostentamento per tante famiglie. Devo anche dire che il dibattito di questi giorni si sta caratterizzando per una volgarità che è evidentemente frutto di questi anni infelici. Manca l’elementare rispetto per le persone coinvolte, prima di tutto per i bambini che, al di là del cognome che porteranno, dovrebbero essere tutelati e non essere costretti a leggere tra vent’anni – visto che la rete è impietosa e conserva ogni cosa – un tale carico di contumelie. Purtroppo l’aver sovrapposto il tema della maternità surrogata a quello delle unioni civili ha finito per scaricare su questo tema così delicato l’omofobia imperante nella nostra società. La maternità surrogata non è qualcosa che riguarda le coppie omosessuali, ma è una pratica medica che coinvolge le coppie “normali”, probabilmente anche qualcuna di quelle andate al Family day. Voglio poi dire, a conto di conquistarmi qualche ulteriore antipatia, che è altrettanto volgare farsi un’opinione, favorevole o contraria, sul tema solo in base alla simpatia o meno che si ha per Vendola, come mi pare stia accadendo in troppi casi.
Per questi motivi provo a partire da quello che penso io, non pretendendo che sia quello che pensate voi.
Una delle ragioni che mi impedirebbero di utilizzare la maternità surrogata è che si tratta di una violazione molto radicale dell’ordine naturale. E’ una riflessione simile a quella che mi capita di fare a proposito della morte. Quando stiamo per morire – o a seguito di una malattia o a causa di un grave incidente – ora ci sono degli strumenti tecnici che possono ritardare, anche di molti anni, quel fatale momento. E’ successo ad Eluana Englaro: se avesse avuto lo stesso incidente qualche anno prima – o se i soccorsi non fossero stati così tempestivi – sarebbe morta, perché quello era nell’ordine delle cose, e non ci sarebbe stato tutto quello che è successo dopo, nel troppo lungo intervallo tra le sue due morti. In tante occasioni, che diventano adesso oggetto di conflitti etici, la natura avrebbe già preso una propria decisione, drammatica e crudele quanto la natura sa essere. Con il progredire degli studi scientifici gli uomini hanno ottenuto in diversi casi la forza per avere il sopravvento sulle leggi della natura. Ed è evidente che gli uomini che hanno deciso di prendersi questo enorme potere, così terribile, non sanno come usarlo o almeno non sanno come affrontare le conseguenze delle proprie decisioni. Così è diventato tecnicamente possibile fare nascere un bambino nell’utero di un’altra donna che non sia la madre, ma quali sono le conseguenze, per il bambino, e per le due madri? Questa valutazione per me è molto importante, quasi definitiva, ma a suo modo anche debole, perché non riuscirei a imporla ad altri. Anche un trapianto è qualcosa che viola le leggi della natura, eppure oggi nessuno – o quasi – pensa che i trapianti siano eticamente sbagliati. Io non lo penso: se un trapianto servisse a salvare la vita di una persona a cui voglio bene, sarei disposto a donarle quel mio organo, quella parte di me. Eppure non è naturale, non è nell’ordine delle cose. E allora che diritto ho di dire che questo è lecito e la maternità surrogata no. Posso deciderlo per me, ma come faccio a deciderlo per gli altri?
Tra chi chiede che la maternità surrogata sia vietata – o continui a essere vietata – ci sono coloro che dicono che in fondo questa è una forma di egoismo, che essere genitore non è un diritto. Personalmente credo sia vero e che sia un discorso condivisibile. Il legittimo desiderio di diventare madre – o padre – finisce per prevalere su ogni altra valutazione, finisce per prevalere sul diritto di chi sta per nascere e su quello della donna che svolge quel compito così intimo. Ma anche questa è inevitabilmente una mia valutazione: chi sono io, chi siamo noi, per dire che quei genitori non saranno bravi genitori, solo perché hanno fatto quella scelta? Che diritto abbiamo di dare un giudizio etico di una persona in base a una scelta del genere?
Come sapete io sono una persona di sinistra e quindi lotto contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, contro la sua mercificazione. E indubbiamente dietro al fenomeno della maternità surrogata c’è un incredibile e florido mercato, che sfrutta la povertà delle donne. La vicenda delle donne indiane ci racconta proprio questo. Anche questo però non riesce a essere un argomento ultimativo. Intanto perché ci sono donne che fanno questa scelta indipendentemente dal bisogno economico, perché ci sono donne che considerano, in maniera consapevole, quel loro servizio, anche se pagato, non come una mercificazione. Se una donna ricca accettasse, gratuitamente, di essere la madre surrogata di una donna povera, dovremmo essere d’accordo, mentre consideriamo scandaloso il contrario?
A chi oggi scopre che esistono delle donne che affittano il loro utero perché sono povere – e si scandalizzano per questo – vorrei ricordare che loro spesso sono clienti di donne che “affittano” il loro corpo per lo stesso motivo. Sapete che l’ipocrisia proprio non la sopporto. Non potete tollerare la prostituzione e scagliarvi contro la maternità surrogata. Non potete accettare che le donne nei paesi poveri producano in condizioni bestiali i vostri telefoni e i vostri pantaloni e dire che non possono fare le madri surrogate. In alcuni paesi fare la madre surrogata è decisamente meglio che fare l’operaia perché, almeno per nove mesi, chi ti sfrutta deve darti da mangiare a sufficienza, devi farti dormire, deve assicurarti delle cure mediche, cosa che normalmente non avviene per quelle donne. Se una donna indiana, grazie a quella maternità, riesce ad assicurare un futuro ai propri figli, come possiamo pretendere che dica no, grazie. E allora la questione non è solo accettare o meno la maternità surrogata, è cambiare le regole del gioco, ribaltare i rapporti di forza, tra poveri e ricchi, tra donne e uomini, tra sfruttati e sfruttatori. Lo so che a qualcuno di voi appaio noioso ed estremista perché alla fine riconduco tutto alla lotta di classe, ma non posso farci niente se i rapporti di forza sono così violentemente e ingiustamente squilibrati, se c’è chi ha moltissimo e chi ha pochissimo. E anche lo sfruttamento del corpo della donna, in tutti i modi in cui viene sfruttato – e sono tanti, e sono troppi – è parte di questo conflitto.
In un divertente film francese di molti anni fa un personaggio diceva: un giorno verrà il comunismo e non ci saranno più pene d’amore. Probabilmente non è vero né che arriverà il comunismo né che finiranno le pene d’amore. E forse, anche se verrà il comunismo, non è detto che non ci sarà più il bisogno di trovare, ad ogni costo, il modo per diventare padri e madri; anche con la maternità surrogata. Io continuo – e continuerò – a credere che sia sbagliato e, se fossi chiamato a decidere su una legge in materia, direi che è giusto vietarla. Ma senza urlare, e con tanti dubbi. E su questo vorrei davvero che si esercitasse la saggezza delle donne, a cui dovremo, una buona volta, far riscrivere i vocabolari.
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