Noi del Titanic

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di Fausto Anderlini – 24 luglio 2019

Non bastassero l’afa e le sfighe che mi affliggono, adesso che ho finito di leggerlo provo mestizia. Questo libro della Geloni è un resoconto dettagliatissimo dei fatti occorsi nell’ultimo lustro. Scritto in una prosa superba e fantasiosa e ricco di innumerevoli spunti di analisi, non si potrebbe dire un libro ‘bello’ e men che meno una lettura ritemprante. Piuttosto una via crucis. Un incubo che si ripete a ogni stazione. Un viaggio penitenziale e straziante (a bordo di un Garamond 9 – suppongo – che mi ha tolto almeno due gradi di vista) attraverso gli ultimi giorni della sinistra.

Titanic non è un testo demonologico (su Renzi) e men che meno agiografico (su Bersani). L’approccio della Chiara è rigorosamente idiografico. Non indugia sugli elementi sistemici (allo scopo, dopo il calvario che lo riguarda, basta la succinta post-fazione di Bersani) ma dettaglia personaggi, fatti, circostanze con analitica precisione. E’ anche il mio punto di vista, perchè in ultima analisi chi decide delle cose politiche non è la prevedibile varianza della struttura ma l’imponderabile soggettività degli individui. Che in certi casi non hanno sempre la testa a posto.

Renzi è stato un esempio perfetto di pseudocarisma. Un ciarlatano con spunti distruttivi inscritti in una personalità egotista ed ossessiva. Che un tale individuo potesse prendere la guida del Pd era possibile, dati i fondamenti personalistici e plebiscitari del partito. Ma che un intero partito e la sua collaudata classe politica potessero esserne fagocitati senza mettere in campo alcun antidoto è stupefacente. Nel leggere le duecento pagine di Titanic si resta sbigottiti nel vedere una dinamica che si sviluppa in modo parossistico e totalmente irrazionale. Militanti e iscritti svillaneggiati e messi alla porta, E quelli che restano trasformati in una congrega di ultras renzo-staliniani. Mai si è visto nella scena storica un partito che deliberatamente espianta la propria base sociale (la coalizione storica del centro-sinistra) per sostituirla con un’altra. Che addita al pubblico ludibrio come capro espiatorio una sua parte costitutiva. Che sgretola le strutture organizzative e bypassa ogni articolazione dibattimentale, Che manomette una Costituzione la cui salvaguardia è celebrata nella sua carta fondamentale. Che alla fine produce una legge elettorale demenziale che avvantaggia i competitori (e ci mette pure la fiducia), Ecc. ecc. Certo ll neo-liberismo fuori tempo massimo, certo l’orientamento neo-centrista, l’idolatria della modernizzazione e bla bla bla…Ma è Impossibile non fare ricorso a categorie psicologiche, prima che politiche. E’ infatti di un delirio che si parla, Così grave che il Pd non si è ancora ripreso. Né si riprenderà finchè si terrà il matto in casa e non intraprenderà una salutare terapia di autoanalisi di gruppo.

Perché la sinistra non è stata in grado di arginare questa deriva riducendosi alla fine neanche a una ‘scissione’ ma ad assecondare una sorta di evasione in massa alla spicciolata ? La Geloni offre diverse plausibili, e impietose, chiavi di lettura. Io, in ipotesi, aggiungerei una ulteriore notazione. Il gruppo dirigente di estrazione diessina è non solo culturalmente ‘unitarista’ e coalizionale, ma è aduso a una prassi di partito ‘centrista’ e incline alla mediazione (lo stile di governo principe in un organismo vasto e plurale). Contrariamente al personale d’estrazione democristiana, assai più spregiudicato e abituato alla lotta di corrente, una volta disassato finisce nello sconcerto. Avesse subito adottato lo ‘spirito di scissione’ (il che non voleva dire uscire dal Pd, ma tenerne in conto l’eventualità disponendo per tempo organizzazione e legami di affiliazione) le cose sarebbero andate, forse, diversamente. Bersani amava la ditta di cui era stato segretario e mai ne sarebbe uscito se non accompagnato alla porta.
Bella, empatica, combattiva e capace di grande umanità la Chiara è anche una splendida analista.