Non ci rassegniamo al rosatellum

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di Libertà e Giustizia – 6 novembre 2017

“Non ci rassegniamo a una legge elettorale approvata a colpi di fiducia; la questione per noi non è affatto chiusa”. A dirlo è il Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, che prosegue: “prenderemo tutte le iniziative possibili, a partire dal pieno sostegno ai ricorsi alla Corte Costituzionale, sui punti che giudichiamo incostituzionali e, comunque, inaccettabili di questa legge, con l’obiettivo di tentare di ottenere le modifiche nel tempo più breve possibile”.

“Solo con l’abrogazione di parti fondamentali di questa legge sarà possibile affrontare alla radice la questione di fondo che per noi è il diritto delle elettrici e degli elettori di scegliere i parlamentari e risolvere la costrizione del voto unico e l’inganno delle false coalizioni”. Per questo, il Coordinamento per la democrazia costituzionale -il cui comitato esecutivo si è riunito lo scorso 2 novembre- ha chiesto al comitato scientifico e in particolare ai costituzionalisti di predisporre i quesiti abrogativi delle parti fondamentali della nuova legge elettorale.

“Il voto di fiducia per imporre l’approvazione della legge elettorale -si legge nel documento finale della riunione del 2 novembre- è stato un atto arrogante di prepotenza politica, che ha portato di fatto al cambio della maggioranza. L’approvazione con voto di fiducia della legge elettorale è un atto contrario all’articolo 72 c.4 della Costituzione”.

Per il Cdc, “con la fiducia si è impedito al Parlamento di discutere e di correggere un testo nato da un accordo tra Pd, F.I. e Lega, con lo scopo evidente di ridimensionare la rappresentanza parlamentare degli altri soggetti politici, in particolare M5s e sinistra, e lasciare nelle mani di una ristretta oligarchia politica il controllo ferreo degli eletti».

Con l’appello “Fateci eleggere i nostri parlamentari”, consegnato al presidente del Senato Grasso, il Coordinamento chiedeva che venisse evitato il voto di fiducia e garantito agli elettori il diritto di scegliere ogni singolo parlamentare.

“Questo nostro appello non è stato ascoltato, malgrado le firme siano arrivate a 226mila e continuino ad aumentare. Oggi è in gioco la qualità della nostra democrazia -conclude il documento- Questa legge elettorale deve essere cambiata a fondo. Il Parlamento, asse portante del nostro assetto costituzionale, non può essere ancora una volta svilito, reso subalterno e ridotto ad uno strumento asservito ai capipartito, come è avvenuto per ben tre legislature con il cosiddetto Porcellum”.

Il Cdc organizzerà in tutta Italia quante più iniziative possibile, a partire dal 4 dicembre (per ricordare la vittoria del No) fino al 27 dicembre in cui cade il 70° anniversario della Costituzione.