Nos quoque graeci sumus

per Luca Billi
Autore originale del testo: Luca Billi
Fonte: i pensieri di Protagora...
Url fonte: http://ipensieridiprotagora.blogspot.it/2015/07/considerazioni-libere-402-proposito.html

di Luca Billi   03 uglio 2015
Spero che José Saramago mi possa perdonare per aver usato, cambiandolo un po’, un bellissimo brano tratto da “La zattera di pietra”, adattandola a quello che succede in questi giorni in Grecia e in Europa.
La razza degli inquieti, fermento del diavolo, non si estingue facilmente, per quanto si adoprino gli àuguri in pronostici. È lei che segue con gli occhi il treno che passa e si rattrista, nostalgica, per il viaggio che non farà, è lei che non può vedere un uccello nel cielo senza provare la bramosia di un volo alcionio, è lei che, nel dileguarsi di una barca all’orizzonte, libera dall’anima un sospiro tremulo, l’amata ha creduto perché fossero sì vicini, solo lui sapeva perché era sì lontano. Fu dunque uno di quegli insoliti e inquieti uomini che per la prima volta osò scrivere le parole dello scandalo, segnale di una evidente perversione, Nous aussi, nous sommes grecs, le scrisse su un muro, in un angolino, timidamente, come chi, non potendo ancora proclamare il suo desiderio, non ce la fa più a nasconderlo. Essendo stato scritto, come si può leggere, in francese, si penserà che il fatto sia accaduto in Francia, è il caso di dire, Pensi ciascuno ciò che vuole, poteva esser successo anche in Belgio, o in Lussemburgo. Questa dichiarazione inaugurale dilagò rapidamente, comparve sulle facciate dei palazzi, sui frontoni, sull’asfalto delle strade, nei corridoi della metropolitana, sui ponti e sui viadotti, i fedeli europei conservatori protestavano, Questi anarchici sono pazzi, è sempre così, si fa scontare tutto all’anarchia.

Ma la frase oltrepassò le frontiere e dopo che le ebbe oltrepassate ci si accorse che, alla fin fine, era già comparsa anche negli altri paesi, in tedesco Auch wir sind Griechen, in inglese We are Greeks too, in italiano Anche noi siamo greci, e di repente fu come una miccia, ardeva dappertutto a lettere rosse, nere, blu, verdi, gialle, viola, un fuoco che sembrava inestinguibile, in olandese e fiammingo Wij zijn ook Grieken, in svedese Vi ocksa ar greker, in spagnolo Nosotros también somos griecos, in danese Vi er også grækerne. Ma il culmine, l’auge, l’acme, parola rara che non torneremo a usare, fu quando tra le mura del Vaticano, sulle venerabili pareti e sulle colonne della basilica, sullo zoccolo della Pietà di Michelangelo, sulla cupola, a enormi lettere azzurro chiaro sul pavimento di Piazza San Pietro, la stessa identica frase apparve in latino, Nos quoque graeci sumus, come una sentenza divina al plurale majestatis.
Alla sera al mattino l’Europa si svegliò coperta di queste scritte. Ciò che, all’inizio, forse era stato solo il mero e impotente sfogo di un sognatore continuò a dilagare fino a diventare grido, protesta, manifestazione di piazza.”

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