Numeri. Un governo appeso agli zero virgola come a un cappio

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Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 1 settembre 2016

Numeri. Un governo appeso agli zero virgola come a una specie di cappio.

Sono così convinti, così persuasi che vincere è tutto, che i numeri sono tutto, che gli zero virgola siano una gloriosa ragione politica, che ci si stanno impiccando. Ora, per dire, sono in ansia per l’eventuale revisione del dato trimestrale del PIL da parte dell’Istat. Sperano che da zero possa salire a +0,1%, così che lo 0,6% attualmente attribuibile al 2016 (a fronte delle previsioni del governo dell’1,2%), possa miracolosamente, con un ritocchino numerico, arrivare almeno all’1% (sempre sotto quell’1,2, comunque). Vi rendete conto? Il destino politico, la credibilità dell’esecutivo, lo stesso fondamento delle fanfaronate di questi anni, per loro stessa ammissione, dipende da uno spostamento decimale (ma decimale davvero!) del PIL. ‘Soglia psicologica’ dice Renzi. Io direi soglia psichiatrica.

Prigionieri dei numeri. Speranzosi che con una spintarella, anche lieve, possa spostarsi uno zero virgola dello zero virgola, e si possa tornare a sorridere. Numeri così scarni, così vuoti, che divengono più astratti di quel che sono già. Pensate alle cifre dell’occupazione, aggregate in modo tale da apparire positive. Ma è un occupato anche chi lavora un’ora a settimana, anche chi intasca voucher, anche chi lo è per un mese o due soltanto, anche chi è stato assunto solo per gli sgravi e può essere licenziato in qualsiasi momento previa indennità. È occupazione anche quella degli over cinquantenni (che crescono forzosamente a causa della legge Fornero), mentre nella fascia 15-49 anni gli addetti diminuiscono nell’era Renzi di circa 300.000 unità. Numeri. Slides. Ideologia che assume la parvenza di scienza statistica. Matematica ridotta al rango di serva della politica di governo.

Pensate all’Italicum, che trasforma la crisi di rappresentanza nel Paese in una tragedia della rappresentanza. Il premio ultra maggioritario stravolge il voto, rende Davide un gigante, forza i rapporti numerici per garantire e salvaguardare la gestione del potere (definita ‘governabilità’), null’altro. Ciò, a scapito del già critico rapporto del Parlamento col Paese, che assume le fattezze così di un baratro. Anche la riforma costituzionale è tradotta ‘numericamente’: questa riforma, ha detto Renzi alla Confcommercio, manda a casa un terzo dei parlamentari, riduce i costi della politica. Ecco. È reo confesso. La mania dei numeri, ovviamente, produce slides. Ma mai la chiarezza, anzi, non c’è nulla di più ideologico delle percentuali.

Racconta il Fatto Quotidiano che c’è una slides delle attuali #trenta (sic!) che raffigura l’indice di fiducia dei cittadini calcolato da Istat. Nel febbraio 2014 (inizio dell’era Renzi) era 94,5, oggi siamo al 109,2. Ma la volta precedente (al tempo delle #ventiquattro slides del Governo) era 118,9. Quindi la fiducia sarebbe in calo rispetto all’anno precedente, non in crescita lineare. ‘Psicologicamente’ (e fattivamente) questa cifra direbbe altro, non quello che la slide renziana vorrebbe insinuare, ossia che tutto va bene madama la marchesa. Non c’è nulla di più gommoso della plastilina e dei numeri, come vedete. E poi questa mania dei cancelletti # messi ovunque, soprattutto davanti agli occhi e al cervello, come i paraocchi. Ma basta!