Nuova corrente Pd della Capa: Maria Elena Boschi

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Lucia Del Grosso
Fonte: Lucia Del Grosso
Url fonte: http://www.luciadelgrosso.it/?p=1876

di Lucia Del Grosso – 28 marzo 2016

Pare che Maria Elena Boschi stia organizzando una sua corrente all’interno del PD.

Oh, ma allora sta fiorendo un Boschi-pensiero, verrebbe da pensare. Cioè si sta delineando nella testolina di Maria Elena un approccio alternativo a quello di Renzi sulle priorità dell’agenda di governo, sull’organizzazione del partito, sulle alleanze, insomma su qualche tema.

E invece no. Neanche mezza parola sulla ragione politica per cui ci si dà da fare per costituire una corrente. E ci fosse un commentatore, uno, uno solo, che si chieda: “Ma che vorrà Maria Elena, non è d’accordo con il feeling tra Renzi e Verdini, non le piace come Renzi gestisce il partito, marca qualche dissenso sulle relazioni sindacali o cosa?”. Nulla. Evidentemente pensano tutti che sia normale che la più fedele esecutrice del programma renziano fondi una sua corrente.

Mentre si riporta come notiziona che gli aderenti a questa nuova cordata chiamano la Boschi “capa”. Me li immagino: mi ha chiamato la “capa, oggi ho sentito la “capa”, ti faccio sapere dopo che ho parlato con la “capa”. Questo è un programma! Si fa una corrente per far fare la “capa” alla Boschi. O meglio è la Boschi che fa una corrente per fare la “capa”.

E mi corre un brivido lungo la schiena perché vedo considerare normale ciò che invece è aberrante: un salto nel passato di almeno un secolo, quando il Parlamento non era luogo di conflitto tra progetti alternativi o mediazione tra progetti componibili, ma agone tra capifazione che non si scontravano sui programmi, ma sull’occupazione di spazi di potere.

Però la chiamano postdemocrazia, come se fosse uno sviluppo della democrazia, cioè sempre sulla stessa traiettoria di partecipazione dei governati alle scelte dei governanti, e invece è una torsione verso il passato, un ritorno alla solidarietà di partito fondata non sulla condivisione di un progetto, ma sulle categorie fedeltà/tradimento, che evocano il sistema feudale.

E così, mentre la “capa” raccoglie i vassalli intorno a sé, Renzi va a discutere di opere strategiche strutturali da implementare a Firenze con assessori e dirigenti del Comune, come se a Firenze non esistesse una giunta democraticamente eletta, ma fosse un villaggio feudale, con il suo borgomastro Nardella che chiede al principe il placet ai progetti per la sua città.

Ma ci dicono che dobbiamo scordarci del Novecento, in particolare della seconda metà del secolo, che è antiquariato con i suoi piani di decisione ordinati, al Comune ciò che attiene al Comune, alla Regione ciò che attiene alla Regione, al governo ciò che attiene al Governo, mentre evidentemente i feudatari che saltano i livelli e portano decisioni prese fuori da quei contesti e calate dall’alto rappresentano la frontiera più avanzata della modernità.

E ci vogliono anche convincere che è un grande progresso di civiltà politica l’affrancamento dalle ideologie del Novecento, quando si sceglieva un leader perché ci si riconosceva nelle sue idee e nella sua visione del futuro.

Ok, ma se le idee e la visione del futuro sono anticaglie novecentesche, in base a che la Boschi è una “capa”?

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