Il PD è anche un problema matematico, non solo politico

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti

di Alfredo Morganti – 3 aprile 2017

Leggo da Repubblica che, secondo le stime del Nazareno, avrebbero votato alle ‘primarie’ interne del PD circa 250.000 iscritti, sul totale di 405.000. Va detto che il dato è relativo al tesseramento 2016, e fotografa un partito molto diverso dall’attuale. Comunque. Lo stesso PD offre poi altre cifre, quelle su cui hanno aperto giornali e organi di informazione. Sempre da Repubblica, i circoli scrutinati sarebbero 4.000, per il seguente risultato: Renzi, 141.245 preferenze, Orlando 52.630, Emiliano 13.168. Stiamo parlando, all’incirca, di due terzi dei circoli, per i quali la somma dei voti espressi dà, in tutto, su per giù 207.000 voti. Ma ciò vuol dire che nei restanti più di 2.000 circoli, di cui ancora non si conoscono i risultati, avrebbero votato solo 43.000 iscritti? Strano no? 200.000 votanti in due terzi dei circoli e 40.000 nel restante terzo.

Se la stima generale del PD è vera e attendibile (perché dubitarne?), sembra che si siano privilegiati i risultati dei circoli dove vi è stata più alta partecipazione, a discapito di quelli dove si è votato di meno. Sembra, per certi aspetti e stando ai numeri della stampa, che si sia fatta una specie di cernita, selezionando alcuni risultati (ergo circoli) e non altri. Alcuni numeri e non altri. Secondo criteri che non sappiamo, ma che possiamo intuire. Ad esempio, offrire ai media un’immagine migliore possibile della performance renziana. Così che, i numeri complessivi verranno comunicati successivamente, forse, quando i riflettori si saranno spenti, e l’equazione Renzi=70% si sarà, nel frattempo, consolidata nelle coscienze. Già ieri mi sembra (non ci giurerei però) di aver sentito in TV un dato di questa fatta: Renzi 70%, Orlando 30 e Emiliano 8. 108% in tutto, complimenti! Anche in questa circostanza ci vogliono convincere che la non-verità è destinata a prevalere. Ma non nel senso che in politica vale, com’è giusto, l’opinione, no. Nel senso che si manipolano i dati come plastilina, per ottenere il migliore effetto scenico e combinatorio possibile. La presenza forte, decisiva dei media e la politica ridotta a comunicazione hanno trasformato il dibattito pubblico in una tenzone poco attendibile. Per colpa di tutti, si badi, non solo dei social e delle fake news che vi circolano.

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