Perché Marino non è stato il buon sindaco che avrebbe potuto essere

per mafalda conti
Autore originale del testo: Luca Sappino
Fonte: L'Espresso
Url fonte: http://sappino.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/08/perche-marino-non-e-stato-il-buon-sindaco-che-avrebbe-potuto-essere/

di Luca Sappino – 8 ottobre 2015

Continuo a credere che il giudizio su Marino sia comunque ingeneroso. Che l’uomo abbia mostrato tutti i suoi limiti, ma che una campagna stampa così avrebbe steso chiunque.

Intendiamoci: non voglio dire che Marino sia il primo sindaco preso di mira dalla stampa – non è vero che Alemanno fu trattato poi tanto meglio, da parentopoli fino all’emergenza neve (erano le colpe a essere più grandi) – ma è il primo Marino, questo sì, che oltre a essere bersaglio di giornalisti dall’editoriale facile (dovremmo impararlo a memoria il pezzo con cui l’indignatissimo Francesco Merlo ha trascinato Repubblica nella bufala della smentita papale sul viaggio a Philadelphia), fa i conti col completo isolamento politico. È noto che il Pd è il principale oppositore di Marino, il principale fornitore di veline buone per la stampa.

Ed ecco però, allora, il primo errore di Marino. Il primo errore di Marino è stato voler governare contro il Pd – che a Roma, come inchieste dimostrano, è parte del problema – ma con i voti del Pd. Non si può fare. Non te lo fanno fare, si è visto subito.

Il secondo errore di Marino è stato quello di pensare che bastasse essere un marziano. Non basta. Se non hai delle reti, la città non la governi. Se non hai un nutrito gruppo di collaboratori fidati, da mettere in ogni singolo dipartimento, in ogni partecipata, nel tuo stesso staff (quasi tutto composto da gente che non risponde a te, se non dopo aver risposto a chi te l’ha spedita in ufficio), non puoi fidarti (sì, questo è un inno allo spoil system). E se già sei uno che delega poco finisce che deleghi niente. E Roma da soli non si governa.

Il terzo errore di Marino – e così arriviamo al tema di questi giorni – è stato fingersi così migliore di altri. Le leggerezze sugli scontrini (se di peculato si tratta lo diranno i giudici), e la gestione della sua Onlus dimostrano che anche il chirurgo è umano, e che più che sulla diversità si doveva puntare sulla politica. Bisognava seguire meno il vento del populismo, perché quello alla fine può spazzare via anche te. Non usare come slogan – tanto per esser chiari – una fesseria come «Non è politica. È Roma».

Ed eccoci a un quarto errore – se l’elenco non vi annoia. L’assenza di politica. Troppo schiacciato su Mafia Capitale, anche mediaticamente, è stato Marino, quando invece l’affetto dei cittadini lo conquisti con cose meno di concetto (sì la legalità – obiettivo fondamentale – è un concetto), dalle fioriere alle fogne.

Marino alcune cose le ha fatte (cose importanti, dalla chiusura di Malagrotta all’apertura delle prime fermate della Metro C che – ricordo – sembrava non dovesse aprire mai). Ma allora perché non è arrivato il messaggio di cambiamento?

Perdonerete la retorica, ma non so dirlo in altro modo. Credo che la causa di tutto ciò sia l’assenza di un chiaro piano politico, che ti porta a lasciare le cose a metà. Marino ha tolto i camion bar dai monumenti, EVVAI!, con grande scorno di Tredicine&co, ma la jungla degli urtisti continua in tutti gli altri quartieri di Roma. Ha pedonalizzato i Fori, Marino, ma lo ha fatto a metà, con estrema prudenza, e senza che il processo di pedonalizzazione riguardasse da subito e in maniera evidente tutti i quartieri, anche quelli periferici. Ci vuole tempo, si dirà, ed è vero, ma anche un po’ di forza in più, ci vuole. La forza della politica, serve, che è quella cosa che non hai – è evidente – se l’assessore ai Trasporti che ti piazza il Pd, Esposito, la prima cosa che fa è sbugiardarti su quello che doveva essere uno dei pilastri della tua amministrazione sul tema della mobilità, dicendo che lui le ciclabili che volevi tanto fare tu, non le fa.

La forza della politica, avrebbe fatto di Marino un buon sindaco, perché lo slancio è maggiore di quello dell’antipolitica. Perché è la politica che coinvolgere le parti sociali, che – non andrà di moda dirlo – sono lo strumento con cui si governano i processi: i partiti, i movimenti, i sindacati, fanno parte del governo della città. E se non riesci a tenerne con te neanche mezzo, beh, la colpa sarà loro, ma forse è anche tua che non hai fatto tesoro del capitale politico che questa città offre. Non credo – per fare un esempio – che gli sgomberi, a danni dei migranti quanto dei centri sociali, siano stato il modo migliore per tenersi vicina l’unica gamba politica a cui potevi appoggiarti, la sinistra. Non è stata una mossa vincente, lisciare il pelo a Matteo Renzi accodandosi all’attacco ai lavoratori del Colosseo. Non credo sia stata una mossa vincente non prendere mai una posizione sulla politica nazionale, e anzi farsi menare dalle quotidiane bordate di palazzo Chigi.
Non credo sia stata una mossa vincente riempire la giunta di tecnici “apolitici”, quando la città – altro esempio – ne offre decine di competenze vere che abbiano ben chiaro però dove portarci (un nome su tutti, così ci capiamo, è quello dell’urbanista Paolo Berdini), cosa fare per lasciare un segno.

Ecco. Io, sinceramente, temo che oltre alla «pulizia», Marino non abbia scelto un segno, per se e la sua giunta, e un giorno diceva di esser di sinistra, l’altro immaginava la privatizzazione di questo o quel servizio.

Ed è un peccato.

Foto LaPresse 12-06-2013 Roma, Italia politica Il nuovo Sindaco Ignazio Marino arriva al Campidoglio in biciclettaFoto LaPresse12-06-2013 Rome, ItalypoliticsThe new Mayor Ignazio Marino arrives at the Campidoglio on a bicycle.

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