Pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà

per Gabriella
Autore originale del testo: Alfredo Morganti
Fonte: facebook

di Alfredo Morganti  7 maggio 2015

Secondo l’agenzia di rating Fitch, l’Italicum “nel medio termine rafforzerà il profilo di credito del paese riducendo i rischi politici che gravano sulle politiche economiche e di bilancio”. Nero su bianco. È quasi una rivendicazione, è l’economia giocata contro la politica. Si dice chiaro e tondo che, laddove ci sono eccessi di ‘politica’ parlamentare e rappresentativa, l’economia ne soffre. Perché? Ma perché non può avere mani libere, non può contare sulla propria cinica rapidità di calcolo e di dislocazione delle risorse e dei costi. Le oligarchie finanziarie (pubbliche e private) soffrono dinanzi ai contrappesi democratici, forse soffrono dinanzi alla stessa democrazia tout court. Come scrive anche il Financial Times, con la nuova legge cessa “l’ossessivo sistema di pesi e contrappesi”. Ossessivo, capite? Roba da far impazzire i capitali che fluttuano noncuranti sul mondo nel tentativo di accrescersi.

È terribile come serva una superficie liscia, senza rughe o inciampi, per garantire profitti e speculazioni. È terribile come tutto ciò sia ideologicamente mostrato come il trionfo delle ‘buone’ ragioni dell’economia contro le ‘cattive’ (perfide) ragioni della politica, della democrazia, delle istituzioni rappresentative. Non hanno voluto vincere, questa volta, ma stravincere. E noi non siamo stati capaci di riformare il sistema dei partiti e delle istituzioni (laddove doveva essere reso migliore e più rappresentativo, non meno), ma abbiamo lasciato che gli altri lo asfaltassero (e anche noi stessi, a dire il vero!). La politica oggi è un sacco vuoto. Non ci sono più i partiti impersonali, pubblici, istituzionali e di popolo. Non ci sono più camere rappresentative davvero tali (solo camere esecutive, senza più autonomia). Non ci sono più leader che siano davvero parte della comunità che rappresentano. È tutto terra bruciata. Il vuoto è tale che anche una misera pedina della finanza, anche uno sconclusionato atomo delle oligarchie mondiali può andare a dama indisturbato. Anzi con le ali di folla attorno a osannarlo.

Finale ottimistico. Perché lo spiraglio c’è: come dice Montale, l’odore dei limoni filtra da un mal chiuso portone. Da un varco anche sottile. Riapriamo un vero confronto culturale, allora. Prima ancora che politico. Torniamo a dissodare il terreno che oggi è rinsecchito e batte sordo ai piedi. Serve una specie di riscossa del pensiero. Una sorta di nuova ondata anticonformista. Torniamo a pensare l’anticonformismo come un atteggiamento appassionante. Facciamo critica di questa ideologia. Spalanchiamo le menti, con le letture, i discorsi, i post, l’ascolto, la riflessione, il dibattito. La democrazia non è questa cosa per cui tutti votano (ma cresce l’astensione), tutti possono parlare (ma alla fine si sta sempre più zitti) e c’è chi vince le elezioni (però chi le perde scompare). La democrazia è di più, ed è uno spirito di partecipazione, una sfida di partecipazione. Anche sentimentale, anche emotiva, anche dell’animo, non solo della ragione. Ma partecipazione. È sulla nostra angoscia, sui nostri silenzi, sulla nostra remissività che contano quelli che contano, è sulla paura che fanno affidamento quelli della trilogia ‘Italicum, jobs act, buona scuola’. Schiene diritte e cappello in testa, come diceva Di Vittorio e come stanno facendo gli insegnanti e i lavoratori della Indesit. Ecco quel che c’è da fare. Subito. Perché l’economia senza la politica (contro la politica!) arricchisce i già ricchi e apre abissi di disuguaglianza intollerabili.

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