Prima o poi qualcuno dovrà rialzare le nostre bandiere

0
143
Autore originale del testo: Luca Billi
Fonte: i pensieri di Protagora...
Url fonte: http://ipensieridiprotagora.blogspot.it/2015/05/considerazioni-libere-401-proposito-di.html

di Luca Billi 07 maggio 2015

Com’era ampiamente prevedibile una risicata maggioranza parlamentare – non legittimata da un mandato politico su questo tema ed eletta con una legge dichiarata anticostituzionale – ha approvato una nuova legge elettorale, ossia il sistema con cui nei prossimi anni sceglieremo i nostri rappresentanti in parlamento. Si tratta di una cattiva legge che, in maniera furbesca, elude solo sulla carta i rilievi di incostituzionalità sollevati dalla Corte a proposito del porcellum e che è stata costruita scientemente per favorire il partito personale del presidente-segretario, a cui verrà assegnato – al di là dell’effettivo consenso elettorale – un potere che nessun primo ministro ha mai avuto nella storia repubblicana del nostro paese.
Con l’approvazione dell’italicum e con l’abolizione dello Statuto dei lavoratori – anche se non riuscirà a completare il disegno di riforma costituzionale con l’abolizione del Senato elettivo, perché vorrà andare il prima possibile al voto, per capitalizzare il suo prossimo inevitabile successo elettorale – renzi sarà il presidente del consiglio che più ha fatto per applicare il progetto eversivo pensato da Licio Gelli. Si apre un tempo buio per la democrazia in Italia e quando se ne renderanno conto quelli che in questi anni si sono piegati, anche in buona fede, ai disegni di renzi, sarà ormai troppo tardi. Per loro e per noi.
Naturalmente, fatta questa premessa, credo che abbiamo fatto bene in questi giorni a protestare, spero continueremo a farlo in tanti e auspico che ci sia un’iniziativa politica forte contro questa legge, fino alla campagna per raccogliere le firme per chiedere il referendum abrogativo. Però non mi piace nascondermi dietro un dito. Da sempre penso che le leggi elettorali siano importanti, ma non fondamentali; e che sia inutile affannarsi a chiedere un cambiamento della legge elettorale, quando il problema vero è la mancanza di una reale prospettiva politica. In sostanza sono convinto che renzi e il suo partito vincerebbero comunque, perché sono l’espressione della parte peggiore della nostra società, ne garantiscono i privilegi e le rendite di posizione, e soprattutto perché rispondono ai dettami dei veri poteri che ci governano.
Esistono leggi elettorali giuste e leggi ingiuste; e questa è ingiusta. Esistono leggi elettorali migliori e leggi peggiori; e questa è peggiore. Ma nessuna legge elettorale risolve i problemi della politica. E la sinistra in Italia ne ha moltissimi. Noi siamo stati – anche questo era ampiamente prevedibile – sconfitti, perché – dobbiamo ammetterlo – non abbiamo mai davvero giocato. Da anni abbiamo smesso di giocare.
Solo negli ultimi giorni – fuori tempo massimo – una parte, peraltro poco consistente e politicamente residuale, del partito di maggioranza relativa ha deciso di opporsi a questo progetto, intuendo di essere definitivamente caduta in trappola. Ma ormai era troppo tardi. Avevano già consegnato la vittoria a renzi e ai suoi servi e adesso non credano che questa tardiva alzata di scudi serva a restituire loro una verginità che hanno irrimediabilmente perduto. Che abbiamo irremediabilmente perduto, anche noi che nel pd non siamo mai entrati, ma abbiamo messo le basi per la resistibile ascesa di matteo renzi.
Il governo, nonostante il voto alla Camera rappresenti – secondo le nostre vecchie categorie politiche – una sconfitta, è più forte, proprio perché quelle categorie non esistono più e ora l’unica cosa importante è vincere, non importa come. Il presidente-segretario, con un colpo di mano, ha ricattato il suo partito e l’intero parlamento e il ricatto ha funzionato, perché una parte consistente di deputati ha preferito votare a favore di una legge liberticida piuttosto che rischiare il “tutti a casa”. Il problema però non è la debolezza di queste mezze figure, a cui anni fa abbiamo affidato sciaguratamente il partito, e né il trasformismo italico di qualche nuovo Scilipoti, che è corso “in aiuto” del pd – Migliore fa schifo anche me, ma con tutta evidenza il problema non può essere lui – il problema vero, tutto eminentemente politico, è che non non abbiamo una prospettiva di sinistra né per domani né per dopodomani.
Leggo che i vari Bersani, Cuperlo, Speranza, giurano e spergiurano che rimarranno nel pd e c’è da crederci, anche perché questi non riescono a immaginare altra vita fuori da quel partito. Civati se n’è andato. Bene, meglio tardi che mai, ma Civati è poca cosa e, comunque sia è un illuso chi pensa che da uno così possa rinascere la sinistra. Ce lo ricordiamo alla prima Leopolda, ce la ricordiamo con la sua smania “rottamatrice”: Civati è soltanto un renzi venuto male, un renzi che ha perso; ed è destinato a perdere ancora. Si mettano l’animo in pace Camusso e quanti ancora pensano che ci sarà la scissione: non solo non è programmata, ma non è neppure immaginata. Anche perché – e su questo dobbiamo essere crudelmente realisti – una scissione non avrebbe comunque un approdo. Dove andrebbero quelli che oggi lasciano il pd?
C’è ancora troppo poco a sinistra: ci siamo noi “sinistri sparsi”, ci sono alcune sigle storiche della sinistra politica, ovviamente in lite tra di loro, ci sono alcuni tentativi, molto lodevoli, di far nascere qualcosa a livello locale – penso all’esperienza bolognese di Ri-cominciamo a sinistra – certamente c’è la Cgil – e per fortuna che c’è – ma evidentemente in quell’organizzazione ci sono idee molto diverse sia su come dovrà essere il sindacato sia su quale ruolo potrà e dovrà avere in politica, in questa fase così complicata e drammatica della vita del paese. In sostanza c’è poco – e quel poco è frastagliato e debole – e su questo renzi continuerà a lucrare, con il suo populismo, con la sua retorica da quattro soldi, con le sue generiche promesse.
E’ inutile quindi sperare in un capitombolo di renzi, in una qualche imboscata parlamentare – sarebbe ad ogni modo una buona notizia, perché il personaggio è anche umanamente odioso – ma questo ennesimo cambio di cavallo nascerebbe comunque nell’ambito della destra – così come Berlusconi è stato sostituito da Monti, Monti da Letta e Letta da renzi, nel tentativo, a volte affannoso, della destra finanziaria e dei “mercanti” di scegliere chi è in grado di garantire in maniera più efficace i propri interessi e privilegi. E quindi “loro” avrebbero comunque pronto uno con cui sostituire il fantoccio di Rignano.
Prepariamoci allora a costruire un’alternativa, altrimenti il prossimo sarà peggio, come renzi è decisamente peggio di Berlusconi. Non facciamoci troppe illusioni: non ci sono scorciatoie. Nelle prossime elezioni, al di là di questa cattiva legge, non saremo nemmeno in partita: il ballottaggio sarà evidentemente tra renzi e Grillo, tra il “partito della nazione” e il M5s. La legge è stata costruita per dare questo esito, che i giornali di regime presenteranno come lo scontro tra l’ordine e il disordine, tra la certezza e l’incertezza; sarà questo il vero banco di prova del “nuovo” pd che imbarcherà Bondi, Verdini e un altro bel pezzo di centrodestra, oltre ai “cacicchi” locali e a tutta la “merda” che sta già raccogliendo a livello locale, come è ben dimostrato dal caso campano. E vincerà ovviamente renzi, anche con tanti voti di sinistra, che di fronte a questo schema non resisteranno al richiamo del “voto utile”. Dico fin d’ora che il mio voto il pd non lo avrà comunque, qualunque sia il suo avversario. Ma il mio voto conta appunto uno.
In questa fase sarebbe già importante poterci assicurare una sorta di diritto di tribuna, con la sinistra che c’è, con le liste che ci sono, in tutta la loro inadeguatezza. Come si dice: meglio che niente piuttosto.
Coltiviamo quello che c’è, provando a non litigare troppo tra di noi, consapevoli che non sarà da lì che rinascerà la sinistra – che sarà il compito di un’altra generazione – e che ci vorrà tempo. Forse avremo qualche possibilità in più in alcuni contesti locali, nelle elezioni comunali. Leggo che a Bologna qualcuno accarezza finalmente l’idea di costruire una lista di sinistra capace di sconfiggere l’uomo imposto dal pd; non è impossibile, visto anche l’esito delle ultime elezioni regionali e la pochezza dell’attuale sindaco. Una rete di amministratori, alcune pratiche di buon governo, una diffusione il più capillare possibile sul territorio, credo possano essere molto utili a chi si assumerà l’onere di ripartire.
Senza eludere però la questione di fondo: non si può costruire la sinistra senza una cultura politica. Noi abbiamo ucciso la sinistra in Italia non solo perché siamo stati inadeguati – e lo siamo stati – ma soprattutto perché abbiamo rinunciato alla nostra cultura per abbracciare quella liberista, ci siamo culturalmente arresi al nostro nemico. Rimettiamoci allora a studiare, ripartendo da quello che abbiamo elaborato nel corso di un secolo, a partire dal socialismo. Non sarà facile, ma ne varrà la pena. Come ho detto, è quello che altri dovranno fare, noi – anche per rimediare ai nostri errori – dovremo resistere, per fare in modo che abbiano il tempo di farlo.