Il problema delle alleanze del nuovo soggetto della sinistra

per Gabriella
Autore originale del testo: Lucia Del Grosso
Fonte: Lucia Del Grosso
Url fonte: http://www.luciadelgrosso.it/?p=1613

di Lucia Del Grosso – 24 ottobre 2015

Come ragionerei io se dovessi decidere le alleanze elettorali in occasione delle prossime amministrative.

Provo a rappresentare il nostro modello di democrazia.

A capo c’è un leader che civetta con l’ immagine di uomo solo al comando, ma in realtà non lo è. Infatti il leader di altri tempi, quelli della democrazia organizzata in partiti, non era uomo solo al comando perché doveva rispondere alla sua organizzazione di riferimento, mentre il leader della democrazia post moderna deve “manutenere” il suo potere con continui mercanteggiamenti o scontri (che anche in caso di vittoria qualche ferita la infliggono) con altri detentori di potere (seppure minore, ma che comunque pesa) o soggetti che in qualche modo possono resistere.

Nel caso nostro l’uomo-solo-al-comando-Renzi ha candidato obtorto collo De Luca in Campania, perché altrimenti gli avrebbe fatto vedere i sorci verdi, e non riesce a liberarsi di Marino, che sta facendo vedere i sorci verdi al suo (di Renzi) scudiero Orfini. E giù per li rami dal centro alla periferia, perché anche De Luca ha i suoi vassalli detentori di pacchetti di voti.

Quindi in realtà il leader dei nostri tempi è solo al comando come era solo al comando l’imperatore medievale che se la doveva vedere con i feudatari. Cioè in faticosa e pericolosa compagnia.

Quindi se oggi si parla di democrazia è solo per inerzia, in realtà siamo in presenza di un regime che niente altro è che una costellazione di rapporti feudali in cui il cittadino può trovarsi in  due  situazioni:

1) fa parte del giro, nel senso che il legame con un punto della catena feudale gli assicura grandi o piccoli privilegi;

2) ne è escluso e allora o è un garantito di suo per status sociale (ma ha continui travasi di bile nell’assistere all’andazzo) o è una debole monade in balia degli eventi, se non è già uno scarto sociale.

Quindi questo sistema rappresenta al limite solo il cittadino di cui al punto 1), il che è una grave diminutio della democrazia, che invece si fonda sulla rappresentanza. Anzi, la rappresentanza è consustanziale alla democrazia.

Ed è un sistema non scalabile dal cittadino sub 2) se non per cooptazione in quanto non c’è opposizione strutturata: centrosinistra e centrodestra cambiano solo nelle facce sui siti istituzionali, non a caso Fini può dire che a Renzi non c’è alternativa e nessuno salta dalla sedia. In realtà la piramide feudale vale per tutti e due i campi, anzi spesso si penetrano, generando il bizzarro fenomeno di leader di centrosinistra che vengono eletti con pacchetti di voti provenienti dal centrodestra.

Si comprende perciò il voto a Grillo, nell’illusoria speranza di scardinare questo sistema. Il problema è che senza una visione di società e un progetto di governo cosa potranno mai produrre gli eletti dei 5 Stelle se non replicare questo sistema di legami destrutturati, che poi è un naturale surrogato del governo in assenza di Politica?

Ed è in questo quadro che a mio parere si deve sciogliere il nodo delle alleanze alle prossime amministrative del nuovo soggetto costituente della sinistra.

Prima si decide se, come e con quale percorso trasformare questo sistema e poi , la risposta alla domanda “con il PD o contro il PD” sarà più semplice: dove si è in presenza di un sistema necrotico, asfittico, paludoso non va accettato nessun compromesso con la speranza di poter incidere per produrre il cambiamento. Se il sistema è marcio è una favola che lo si possa trasformare occupando un posto nella stanza dei bottoni: tanto i tasti sono bloccati. E sarebbe inoltre una scelta minimale che svierebbe dal lungo cammino che deve intraprendere una nuova sinistra per riconquistare la democrazia e i diritti dei lavoratori. Laddove invece sussistessero le condizioni per mettere in campo nuove energie e una nuova progettualità della città con soggetti non compromessi del PD non ha senso il pregiudizio. Anzi, i pregiudizi non hanno mai senso in politica.

Ha senso la direzione verso la quale si rivolge il cammino, poi si scelgono i compagni di strada.

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1 commento

Giancarlo Cremonini 26 Ottobre 2015 - 12:46

Io la mie idea ce l’ho. Credo che per ripartire a creare una nuova sinistra sia indispensabile definire bene i confini dell’elettorato che si vuole rappresentare, perché tutto ciò che esiste oggi, con l’idea di rappresentare tutti ha fatto una gran confusione ed ha finito per non soddisfare nessuno. La sinistra deve tornare a rappresentare delle categorie ben precise che sono, secondo la mia proposta: lavoratori con qualunque tipo di contratto essi svolgano la loro attività, disoccupati, portatori di handicap e tutti coloro che sono in cerca di progetti che allarghino i diritti civili, pensionati, per i quali si lotta per avere maggiori tutele, dicendo chiaramente che le pensioni d’oro, ma che siano veramente d’oro dovrebbero contribuire maggiormente. Non devono essere rappresentati tutti quei soggetti che sono antagonisti a quelli citati, imprenditori, banchieri, operatori di finanza, commercianti, sia perché non hanno mai contribuito, abbassando i prezzi a venire incontro a chi perdeva il lavoro, ma anche perché sono tra quelli più propensi all’evasione fiscale e che, non hanno esitato a mettere in atto la grande truffa del passaggio all’euro dove, tutti i prezzi sono stati ricalcolati come se l’euro valesse 1000 lire. La sinistra rappresentando queste categorie ha potuto in passato conquistare tantissimi governi di Comuni e Regioni e dove ha governato ha fatto molto bene. Per quanto riguarda il programma, considerando che dovremo restare ancora per molti anni una sinistra al centro di una società capitalista, metterei come numero uno riportare l’evasione fiscale entro termini accettabili o Europei con leggi severissime per chi evade e premi fiscali molto consistenti a chi investe e crea occupazione, mentre chi usa le aziende o le banche o la finanza al solo scopo di arricchirsi in modo sproporzionato dovranno avere una congrua tassazione come prevede la costituzione proporzionale ai loro guadagni. Il secondo sarebbe lotta senza quartiere alla corruzione con pene severissime per chi truffa qualsia livello di governo dello stato e lotta senza quartiere a tutte le mafie, con leggi e risorse adeguate. Con i proventi da queste operazioni che ammonterebbero ad almeno a 200 miliardi all’anno si avrebbero le risorse per finanziarie ricche che permetterebbero un abbattimento annuale del debito pubblico, riduzione graduale delle tasse e investimenti strutturali nella salvaguardia del territorio e nei servizi al cittadino. Gli obbietti dovrebbero essere : Equità vera, solidarietà vera, legalità con la “L” maiuscola con inasprimento delle pene in particolare per chi delinque contro lo stato, altro che servizi sociali. Ripristino della Banca d’Italia, per la quale far passare tutti i finanziamenti ai cittadini senza doverli far passare per il lucraggio delle banche o degli enti intermedi, piano casa grandioso con massima severità nella consegna delle case solo a chi ne ha veramente bisogno, facendo comunque pagare spese adeguate per il mantenimento degli alloggi e evitare che diventino ricettacoli maleodoranti sporchi e cadenti. Penso che basti per un felice ritorno a un paese normale.

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