Da Quarto a Banca Etruria: il degrado della politica dei “non-partiti”

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Michele Prospero
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di Michele Prospero – 14 gennaio 2016
La guerra che il presidente del consiglio ha dichiarato al M5S, dopo i fatti di Quarto, è insieme comica e tragica. E’ comica perché, mentre il capo di Rignano esulta per i guai altrui, che intanto a reti unificate distraggono la massa dagli scandali di Banca Etruria, le carte dell’inchiesta di Quarto lanciano allarmi cupi per tutta la politica.
Come riporta Fiorenza Sarzanini sul “Corriere”, il partito di riferimento della camorra, per le infiltrazioni nelle elezioni amministrative di Quarto, inizialmente era proprio il Pd. Poi, per via dell’esclusione della lista Pd dovuta a un vizio di forma, le preferenze della malavita si sono concentrate sul M5S, la sola formazione rimasta in lizza. E’ insomma, e questo è il lato comico della bagarre renziana, una bella lotta per stabilire chi arriva primo nel campionato del degrado estremo di una politica, che in ampi territori è in sinergia con le mafie.
Il tragico è una classe politica di governo che, in un’inflazione disordinata di tweet, cerca il regolamento dei conti con l’opposizione, esibendo persino il tintinnio delle manette e invocando la purga delle epurazioni in casa d’altri. Tutto questo travalica uno scontro politico duro e ha una puzza inconfondibile di regime. Le cose, in materia di etica pubblica e di legalità, sono drammatiche, assai più complesse di quanto affiori nei cinguettii elettronici dei politicanti in carriera o dai cori ritmati “onestà, onestà” e riguardano in pari grado il Pd e il M5S. C’è poco da strumentalizzare con tweet trionfalistici.
Un partito che ha espresso Genovese come segretario della Sicilia, che ha avuto convergenze sospette nelle liste apparentate alle regionali in Campania, che ha eletto un governatore il cui nome compariva negli elenchi proibiti come non candidabile, che ha propri esponenti di spicco alle sbarre per mafia capitale dovrebbe riflettere con maggiore responsabilità sulla degenerazione etica della politica.
Tanto più che il degrado della politica, e la melma dell’abbraccio affaristico-criminale con le amministrazioni locali, è progressivo e riguarda tutti i non-partiti odierni. In certi territori, i simboli dei partiti sono dei marchi insignificanti usati da cricche spregiudicate per conquistare appalti, gestire risorse.
Dove operano mafie e camorre, tutto ciò ha i volti del crimine. Ma non esistono territori vergini. Quarto non dice cose diverse, come radiografia della malattia italiana, della parabola di Banca Etruria. La truffa dei colletti bianchi racconta, a un pubblico troppo svagato, di come la campagna intraprendente di Firenze e Arezzo si sia intrufolata nei consigli di amministrazione delle banche. E abbia usato le reti d’influenza delle filiali territoriali per conquistare prima il potere cittadino e quello statale dopo.
Il rapporto tra politica e affari è ciò che domina in un’Italia senza più partiti, che passa dalla morsa del partito azienda al potere dei faccendieri della piccola borghesia toscana che dalle rive dell’Arno si trasferiscono nella capitale. Il giglio magico è una solidarietà totale che scaturisce dal patto stretto tra padri, figli, sodali più intimi. Le cronache giudiziarie svelano le prime crepe nell’alleanza tra banche locali e simboli del potere utilizzati per ricompensare i favori, i prestiti, i fidi con promozioni, nomine, incarichi.
di michele prospero – 14 gennaio 2016
All’ombra del Credito fiorentino e di Banca Etruria è nato il temibile potere costituente del partito della nazione che pone le basi della terza repubblica. Una palude immensa di scambi, intrighi, ambizioni. Senza partiti strutturati e radicati la democrazia del leader, di cui ancora fantasticano i politologi, produce mostri nei territori, eclisse della legalità, oscuramento della decisione politica.
Quarto e banca Etruria sono per questo espressioni di uno stesso fenomeno: un paese conquistato dal denaro perché la vita pubblica naviga senza più una combattiva sinistra politica, sociale e culturale. Con il referendum costituzionale, il potere del malaffare intende ricevere un plebiscito e durare in eterno, misurando, con gli infiniti Rolex accumulati, il tempo che non passa. Ma forse è possibile avviare dal basso una alternativa al degrado supremo oggi rappresentato dal renzismo, un potere della mediocrità coperto dal conformismo di tutti i media, un regno dell’intrigo accarezzato da tutte le potenze economiche.
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