Questo non è un mondo per Moro e Berlinguer

0
233
©LaPresse Archivio Storico Politica 03-05-1977 Roma Nella foto: Luigi Berlinguer e Aldo Moro

di Alfredo Morganti – 9 gennaio 2019

La crisi della democrazia, che è in primo luogo crisi della rappresentanza e degli istituti di rappresentanza, sta provocando, ha detto a ‘Repubblica’ la politologa Christéle Lagier, un rigurgito di violenza politica. A suo parere, quest’ultima è ritenuta ormai da molti come il mezzo più efficace, forse l’unico, per cambiare il sistema, in una sorta di militarizzazione strisciante. Ce lo mostrano le piazzate dei Gilet Gialli oppure il consenso diffuso ai sovranisti/populisti. Il problema è che, in questi decenni, si è tentato di rispondere alla crisi della rappresentanza con il maggioritario, con i premi, con le coalizioni, con la personalizzazione della politica, con i leaderismi, con la democrazia televisiva o social, con la società civile sugli scudi, ma mai con l’unica soluzione davvero utile, ossia un rafforzamento degli istituti di rappresentanza invece di assecondarne l’indebolimento.

Anche in questo sinistra e destra si sono appaiate, facendo la stessa corsa verso lo stesso obiettivo. È normale che, dinanzi alla calorosa testimonianza comune di un presunto fallimento della mediazione politica e parlamentare, del sistema dei partiti e della politica come partecipazione organizzata e impresa collettiva, pezzi rilevanti di società si siano convinti che il male risieda proprio nel Parlamento e nei partiti, e non altrove. Se poi il malessere sociale trova sbocchi inconsulti, dovremmo puntare il dito, secondo me, proprio sulla medicina sbagliata (il maggioritario, il leaderismo, la personalizzazione, la fine dei partiti) somministrata alla malattia mortale che sta colpendo la democrazia europea.

Già sento le critiche: sbagli, la crisi c’è perché la politica non ha saputo autoriformarsi e non ha dato spazio ai cittadini e alla società civile. Eh no, invece, non credo di sbagliare. Affermo anzi solennemente che la politica e la rappresentanza sono in crisi anche perché la politica stessa ha voluto autoriformarsi (nel modo sbagliato), chiamando in causa cittadini e società civile (ma sempre nel modo sbagliato). Quel che voglio dire è questo: la crisi nasce e si rafforza proprio perché c’è stata un’autoriforma della politica (al contrario di quel che pensano molti) e perché i cittadini sono stati chiamati in causa nel vuoto totale o quasi, tuttavia, di rappresentanza e nel dileguarsi totale dei partiti. Diciamola tutta. Fatta la tara dei caratteri obiettivi della crisi e del mutato contesto in cui operano oggi le assemblee elettive, buona parte di questa crisi democratica è stata provocata da chi l’ha affrontata nei modi sbagliati. Anzi, nocivi. Acuendola invece di almeno stabilizzarla. Proprio ciò che viene invocato come rimedio (autoriforma della politica e protagonismo della società civile) è stato il germe che ha portato a termine il decorso della malattia (che io chiamo Seconda Repubblica, così ci capiamo).

Non c’è risposta alla violenza di strada se il Parlamento non riprende a funzionare. Non c’è risposta al desiderio di vie brevi che aleggia, se i partiti non riassumono un ruolo. Non c’è protagonismo dei cittadini senza partecipazione articolata e organizzata. Non c’è politica se non c’è collettività. Nemmeno c’è società civile nel vuoto pneumatico di quella politica. È solo questo il punto. Poi si possono trovare meccanismi o accorgimenti che rendano più fluido il funzionamento delle assemblee elettive e agevolino la partecipazione, ma non l’opposto. Perché tutte le proposte fatte vanno in un’unica direzione: semplificare, snellire iter e procedure parlamentari, ridurre le competenze del Parlamento, dare forza all’esecutivo, magari con un bel maggioritario dove è premiato chi ha due spicci di voti contro tutto il resto del Paese.

Se la politica per prima vuole le vie brevi (decide il Capo in tv, punto) come meravigliarsi che ciò lo desiderino anche i cittadini (tipo Gilet Gialli o hater dei social oppure sovranisti di ogni colore)? Lo so che per i conservatori, i padroni, le caste economiche vere e per lor signori la rappresentanza e i partiti sono una noiosa scocciatura. La storia ha mostrato come puntino a disfarsene. Capisco meno, però, che questo sia anche il pensiero dei meno potenti. E ancor meno che i partiti tentino ingenuamente il suicidio. Si tratta, invece, di rimettere a testa in su il mondo, non di metterci noi a testa in giù come una destra qualsiasi. Credo che questo lo sapessero bene i grandi dirigenti della Prima Repubblica, piuttosto che i boriosi dilettanti attuali o quasi attuali. Per dire, questo non è un mondo per Moro e Berlinguer. Facciamo allora in modo che lo sia, invece di giocare a Risiko con la pelle degli altri.