Referendum. Una prova grande di democrazia

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Gentiloni Mattarelle Renzidi Giangiuseppe Gattuso – 11 dicembre 2016

È finita bene ed è stata una grande prova di partecipazione democratica. Un bagno di sana voglia di esserci e di riaffermare la sovranità popolare. Quella che la pseudo riforma costituzionale avrebbe ridotto non poco.

I numeri non lasciano scampo a equivoci. La partecipazione ha superato ogni più rosea previsione, ha votato il 65,47%, ma calcolando il dato depurato dal voto estero si arriva al 68,48. Un’enormità. E l’esito, 19.420.730 contro 13.431.382 dato Italia + estero; 19.026.322 contro 12.708.467 solo Italia, ha sotterrato definitivamente un tentativo di pessima revisione costituzionale. Portato avanti alla faccia di tantissimi pareri contrari di eminenti costituzionalisti al di la di qualsiasi schieramento partitico. Una battaglia sbagliata nella forma e nella sostanza, trascinata per un tempo lunghissimo che ha fatto male al Paese.

Maria Elena BoschiUn intreccio tra referendum e plebiscito personale operato con una certa irresponsabilità di cui paghiamo le conseguenze. Per questo adesso bisogna ricominciare. Partendo dal presupposto che la Costituzione c’è e va bene così. Semmai una modifica deve essere fatta è quella dell’art. 138 per cui le future eventuali revisioni dovranno essere votate dai due terzi di ognuna delle camere. Una modifica, questa si, che potrà evitare qualsiasi attacco alla diligenza di maggioranze variopinte.

“Un impegno per mettere in sicurezza la Costituzione. Il prossimo Parlamento potrebbe farlo approvando la proposta di revisione costituzionale che fu ispirata nel 1995 da Leopoldo Elia, e che venne firmata – tra gli altri – da Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella, Sandra Bonsanti. L’obiettivo era, ed è, quello di aggiornare l’articolo 138 rendendo obbligatorio il consenso dei due terzi del Parlamento per modificare la Costituzione: un provvedimento che metterebbe la Carta fuori dalla portata delle maggioranze politiche del momento, e impedirebbe che il Paese torni a spaccarsi come è avvenuto nel 2006 e nel 2016.”

Libertà e GiustiziaÈ questo l’appello lanciato da “Libertà e Giustizia”, firmato Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli, Paul Ginsborg, Tomaso Montanari, Elisabetta Rubini, Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky, all’indomani del referendum. Perché gli oltre diciannove milioni di voti siano un baluardo a difesa della Costituzione e un impegno per la sua attuazione.

salvini voto subitoAdesso ci sarà un nuovo governo presieduto da Paolo Gentiloni il ministro degli Esteri del precedente. Mattarella non ha voluto o non se l’è sentita di fare una scelta diversa che segnasse, come credo fosse giusto fare, una forte discontinuità. Ma si tratta, comunque, di un governo il cui impegno principale dovrà essere quello di favorire in ogni modo l’approvazione di una nuova legge elettorale. Che sia coerente con la sentenza della Corte Costituzionale del prossimo 24 gennaio 2017, valida per Camera e Senato, che assicuri la rappresentanza dei cittadini e la governabilità. E superi definitivamente l’illegittimità del Porcellum, chiudendo finalmente l’era del Parlamento di nominati. Dopodiché, adempiuti gli interventi urgenti e necessari al Paese, si vada senza ulteriori ritardi a elezioni politiche.

Renzi PDMatteo Renzi, è vero, ha ottenuto un risultato negativo. Ma il dato più significativo e terribile per se stesso e per l’intero Partito Democratico riguarda il voto dei giovani sotto i 35 anni che ha toccato l’81%. Un segnale fortissimo e dirompente che, da solo, dovrebbe spingerlo a una lunga riflessione lontano dalla politica attiva. Così come da qualche giorno gli suggerisce, credo disinteressatamente, Paolo Mieli, uno che ha votato apertamente “SI”. E non credo sia utile e serio contrabbandare il 40% dei “SI” come un bacino elettorale personale da cui ricominciare immediatamente. I voti non sono patrimonio di nessuno e ogni esito elettorale fa storia a se. Così come non esiste e non è mai esistito un fronte del “NO” del 60%.

Per concludere questo breve ragionamento voglio dare atto a Renzi di avere preso sulle sue spalle l’esito del referendum confermando le sue annunciate dimissioni. Non poteva, forse, fare diversamente e lo ha fatto. Con dignità e senza paracadute. Non è parlamentare, non ha un lavoro e nemmeno uno stipendio. Ma resta Segretario nazionale del PD. E il partito, ovviamente, garantirà tutto il necessario.