Renzi: Onore e disciplina!

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti
Fonte: facebook

di Alfredo Morganti – 28 novembre 2014

“E’ convinzione di tutti noi che solo attraverso l’adempimento con onore e disciplina di tutti, da chi ricopre incarichi di governo al cittadino, riusciremo a cambiare questo Paese”. Così Matteo Renzi ieri all’apertura dell’Anno Accademico della Guardia di Finanza. Mi chiedo: ma per dire che bisogna combattere l’evasione fiscale e, così, dare un importante contributo al Paese, bisognava proprio utilizzare quelle due parole: “onore” e “disciplina“? Ma come gli è venuto in mente, chi glieli scrive i testi? Non bastava dire agi allievi della Guardia di Finanza parole come “impegno”, “interesse pubblico”, lotta antievasione, etica? Perché “onore”? Perché proprio “disciplina”? Non che fossero termini del tutto fuori luogo. Il finanziere che non compie il suo dovere è certamente ‘disonorato’. Senza obbedire ai comandi non si fa ‘corpo’. Eppure continuo a pensare che utilizzare quelle due parole e non altre, per uno attento alla comunicazione come il premier, qualcosa avrà pur voluto dire. Senza contare che l’invito e la reprimenda sono rivolti a tutti, pure ai cittadini. Che devono dunque nutrire un senso dell’ ‘onore’ e della ‘disciplina’! Ma non vi pare eccessivo? Non vi sembra sbagliato riferirsi ai cittadini con questa terminologia? Magari sono gli stessi cittadini che scioperano, contestano il governo o disobbediscono civilmente. Gli stessi che manifestano opinioni contrastanti rispetto a quelle che circolano alla Leopolda. A loro è rivolto il richiamo alla disciplina? Anche loro non potrebbero in caso perdere l’onore?

Pochi ci hanno fatto caso, e io forse esagero. Ma le parole zavorrano i discorsi. E se ti assumi l’onere di pronunciarle, devi soppesarle bene ed esserne responsabile sino in fondo. Evocare onore e disciplina, ossia parole che nel lessico della sinistra occupano aree semantiche marginali (non perché la sinistra siano disonorata o indisciplinata, ma perché preferisce altre parole per dire quelle stesse cose, con altre sfumature e altri richiami), comporta dei rischi. Comporta che la tua immagine politica assuma un’ulteriore, specifica curvatura. Comporta un tuo riposizionamento. Implica che tu, quelle parole, le hai dette in piena convinzione e responsabilità, come messaggi rivolti a quel settore di ‘audience’ che vorresti trascinare con te: i moderati, l’elettore di centrodestra, i benpensanti, la borghesia che si sente assediata dal disordine sociale, e pure chi appartiene a gruppi di interesse per cui ‘onore’, ‘disciplina’, spirito di corpo e complicità sono tutto, sono persino una fonte di ricchezza. Le parole sono come esche personalizzate che servono ad accalappiare pubblico. Renzi brama gli elettori di centrodestra, li vorrebbe tutti per sé, come Gollum il suo anello.

Altrimenti non si capisce perché questo attacco continuo e forsennato al popolo del sindacato, alla sinistra che si sente rappresentata dalla CGIL, che scende in piazza ‘indisciplinatamente’ rispetto al ritorno all’ordine proposto dal Jobs Act. Ma Renzi ama quel forno di destra. Adora il pane cucinato con la farina e lievitato con le parole del centrodestra. Peccato, però, che gli attacchi a sinistra gli facciano perdere elettorato verso l’astensione, com’è accaduto in Emilia Romagna. Certo, lui è sicuro di recuperare tanti di quei consensi quando scenderà direttamente in campo, in piena maestosità, già nella possibile campagna elettorale anticipata. È convinto che saranno di nuovo tutti lì pendere dalle sua labbra, che la destra lo voterà, che ci sarà la fila ai seggi. Lui non è preoccupato che il ‘sociale’ di sinistra tolga voti al PD, basta che quei voti non sia ceduti ad altri, va bene che restino non-voti. Tanta astensione da una parte, e tanta percentuale di voti al PD all’altra, ecco la sua ricetta. Renzi così vincerebbe le elezioni anche se, un giorno, decidessero di votare soltanto lui, il suo cerchio magico e gli elettori ‘disciplinati’ (e perciò degni di onore). In fondo che gli frega? Basta vincere, no? Pochi ma buoni è una cosa simil leninista che piacerebbe anche a Orfini e agli adoratori della ‘manovra politica’ pura. E poi sarebbe bello, sarebbe la cosa migliore. Risparmieremmo molti soldi anche in termini di democrazia, e di spese dei gruppi, e di auto blu. Questo è sicuro. Ma a che prezzo.

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1 commento

Roberto ciancio 29 Novembre 2014 - 12:11

Alla prossima aggiungere Ubbidienza non sarà difficile. Dire mi piace al succitato testo è poco, posso dire che sono sentimenti condivisi dalla gente stanca ed arrabbiata perché ha perso anche la speranza di vedere almeno un po’ di luce. Gente che aveva risposto fiducia all’attuale Presidente del Consiglio e che oggi non si riconosce più nel modo in cui la gestisce. E questo è il vero motivo dell’astensione.

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