Renziade: che ci fanno in Usa gli asini che volano?

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: il simplicissimus
Fonte: il Simplicissimus

Di ilsimplicissimus -27 settembre 2014

Non è vero che nulla è cambiato con Renzi: il guappo di Rignano ha rottamato l’Italia che resisteva al berlusconismo. Non lui da solo, naturalmente, lui è l’attor giovane che recita un copione scritto da altri, ma che talvolta si concede dei siparietti in cui si rivela per quello che è. E che fa rivelare molti italiani  per quello che sono. Una prova evidente l’abbiamo dal viaggio del premier e famiglia negli Usa, praticamente una settimana bianca a spese dei cittadini sulla quale abbiamo goduto di cronache più diligenti che per un viaggio papale, ma sulla quale nessun grande media ha fatto pesare la domanda fondamentale: che ci è andato a fare?

Non ha incontrato Obama, solo salutato all’Onu e nemmeno alcun altro membro della sua amministrazione, situazione estremamente umiliante per il nostro Paese: non era mai accaduto che una visita di un nostro presidente del consiglio cadesse nel vuoto pneumatico di incontri istituzionali. In compenso  è andato alla Silicon Valley senza sapere che ormai è denso di uffici marketing di aziende che nella quasi totalità producono e pensano altrove oppure si dedicano al controllo dell’informazione in rete, ha visto per l’ennesima volta Marchionne, si è fatto ridere dietro a Stanford per il suo inglese maccheronico, adottato per evitare che risaltasse la sconcertante maccheronicità di pensiero da cui è afflitto, ha incontrato un po’ di ex neocon tra cui Condoleeza Rice e infine i Clinton, lui distruttore del welfare americano, lei in politica estera allineata con i falchi repubblicani insieme al loro ex ambasciatore in Italia, Ronald Spogli. Incontro davvero singolare visto che il diplomatico in pensione, ora dirige la Innogest, una Spa di diritto italiano che controlla la milanese  Hacking Team, piccola azienda che Reporters sans frontieres  inserisce fra i cinque mercenari dell’era digitale. In pratica produce software spia per computer e smartphone di cui gli Usa si sono serviti in diverse occasioni e che è per giunta finanziata dal nostro governo.

Delle due l’una: o questa è stata una gita privata spacciata dai media per visita di stato, una sorta di fuga precipitosa dai problemi che cominciano a cadere sulla testa del premier, oppure è una visita di stato completamente fallita, la dimostrazione che nessuno prende sul serio il guappo di Rignano. Tutto questo è evidente, ma poiché, come ha detto Renzi stesso l’Italia non è un Paese normale, ecco che nessuno osa chiedergli che cavolo ci è andato a fare in Usa se non ci abbia esposto a questo sperpero per provare i google glass , con i quali si è pavoneggiato da par suo, senza sapere che l’idea è stata sviluppata per prima, nel 2011, da un’azienda modenese sulla quale Google ha fatto pressioni perché cambiasse nome (GlassUp) e che non è stata per nulla aiutata né dal sistema bancario avido e vetusto, né dai governicchi del Paese che si riempiono la bocca con la parola innovazione.

Pezzo d’asino verrebbe da dire. Ma non voglio certo offendere animali così utili.

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