Restituire il maltolto

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di Luigi Altea, 7 marzo 2017

Per noi uomini la giornata di domani è una ricorrenza da celebrare assolutamente.

Un po’ come la festa di san Gennaro per i napoletani, ma solo una volta l’anno.

Agiteremo la teca della nostra cattiva coscienza, e assisteremo al miracolo dello scioglimento del grumo dei nostri buoni sentimenti.

Lo faremo sbrigativamente, come degli amanti frettolosi, già col pensiero rivolto alle ordinarie occupazioni di domani.

Ci comporteremo come quei lestofanti impenitenti, che durante la festa del patrono si accodano in processione, impettiti dietro il simulacro del santo.

Seguiranno poi 364 giorni di calma piatta, movimentati da qualche ordinaria, abituale violenza.

Giorni tutti uguali, avvolti nella zona grigia dell’indifferenza: la meno rumorosa delle tante violenze, non udibile nelle stanze dei vicini di casa, e neppure nelle aule dei tribunali…

Finita la festa, le donne si ritrovano al solito posto, restituite alla loro “tranquillità”, che si presenta spesso con la veste della solitudine, dell’abbandono e della discriminazione.

Naturalmente non mi riferisco, carissime amiche, alle vostre vite che spero e immagino felici.

E ancor meno intendo fare il guastafeste… velando di tristezza una giornata che vi auguro gioiosa.

Vorrei soltanto che la giornata di domani non fosse da voi vissuta come l’”ora di ricreazione”, generosamente concessavi dai maschi.

Nulla gli uomini vi devono “concedere”, ma tutto vi devono restituire!

 A cominciare dal maltolto.

A cominciare da domani.

Sarà solo un primo passo.

Perché, ed è questo il cordiale augurio che vi faccio, in un prossimo futuro tocchi alle donne “fare la festa agli uomini”.

Non come vendetta, ma come amorevole gesto, necessario al giusto riequilibrio di genere…

Felice 8 Marzo, e felicissima vita!

Senza violenze e senza inganni.