Società

Pubblicato il 25 agosto 2018 | di redazione Avvenire

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Salvini indagato per la Diciotti: sequestro di persona. Sì allo sbarco

La Chiesa pronta all’accoglienza e il Viminale ringrazia. Quinta giornata dei migranti sulla nave della Guardia costiera. Oggi ne sono scesi 16 con problemi

Redazione Avvenire Internet  – sabato 25 agosto 2018
  Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è indagato. Le ipotesi di reato sono sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio in merito al trattenimento forzato dei migranti a bordo della nave Diciotti della Guardia costiera. A questo punto, quindi, iI pm di Agrigento Luigi Patronaggio dovrà inviare il fascicolo al tribunale dei ministri di Palermo, competente per casi di questo tipo. Risulta indagato anche il capo di gabinetto del Viminale.

E ora c’è una soluzione della vicenda. Salvini, proprio in contemporanea con le decisioni del pm di Agrigento, ha fatto sapere, da Pinzolo dove si trova per una festa della Lega, che gli eritrei “potranno sbarcare dalla Diciotti nelle prossime ore”. Via libera. Intanto il ministero degli Esteri continua a parlare con altri governi europei ed anche extra-Ue. L’Albania si è detta disponibile ad accogliere 20 dei profughi della nave.

Il riepilogo

Quinta giornata bloccati al porto di Catania, la decima sulla Diciotti, per 150 dei 190 migranti soccorsi e salvati dalla nave della Guardia costiera a Ferragosto in acque Sar maltesi. Proprio mentre in procura a Roma ilprocuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, titolare dell’inchiesta sulla vicenda, cominciava ad ascoltare come “persone informate sui fatti” alcuni funzionari del ministero, dal Viminale hanno ribadito che “non cambia la linea della fermezza”. “Sono tranquillissimo – ha assicurato poco dopo il ministro Salvini – e sto lavorando, con buone prospettive, a una soluzione positiva. Ogni denuncia è per me una medaglia al valore”. Salvini ha poi attaccato la magistratura: “Mi spiace che ci sia qualche giudice che ha tempo e soldi da spendere per andare a interrogare i funzionari del Viminale, vengano direttamente da me. Mi sembra meschino andare a prendersela con dei funzionari”. Parole respinte al mittente dall’Anm, che parla di “inammissibili e indebite interferenze”.

A bordo, però, oggi sono saliti anche gli ispettori del ministero della Salute, chiamati dal comandante della nave Diciotti per una valutazione sanitaria medica e per verifica dei compiti di profilassi internazionale. Al termine dell’ispezione è stato ordinato lo sbarco di 11 donne e 5 uomini. Tra questi ultimi due sarebbero affetti da polmonite, per gli altri tre si sospetta abbiano la tubercolosi. Le donne hanno subito violenza in Libia. Per tutti sono previsti controlli all’ospedale Garibaldi, dove sono già stati trasportati. Ci sarebbe, a quanto si è appreso, l’ok anche del ministero dell’Interno.

Ascolta il canto preghiera di ringraziamento delle donne eritree. Grate di essere ancora vive (registrato da Sergio Scandura, inviato di Radio Radicale):

L’ennesimo no allo sbarco è arrivato all’indomani di una nuova fumata nera in sede europea: venerdì un folto gruppo di migranti ha iniziato lo sciopero della fame a riprova di una insofferenza e di una tensione crescenti, e un inedito pressing è arrivato anche dalla stessa Guardia costiera che in un rapporto inviato al governo e alle procure ha evidenziato la criticità della situazione.

Ma i tempi minacciano di essere lunghi: per rendere un po’ meno precaria la condizione di chi è a bordo, stamattina sono arrivate delle docce da campeggio e alcuni tappetini per sostituire i cartoni su cui dormono i migranti. E nel pomeriggio è in programma una nuova manifestazione: Rete antirazzista, Legambiente, Pax Christi, Cobas, Arci, Anpi, No Muos e centri sociali si ritroveranno sotto lo slogan “Facciamoli scendere”.

A chiedere alle autorità italiane “lo sbarco immediato” è anche l’Unhcr, che nel contempo sollecita anche l’Unione europea a “offrire urgentemente posti di ricollocamento”: per l’alto commissario delle nazioni unite per i rifugiati, Filippo Grandi, “è giunto il momento di porre fine al botta e risposta che ha visto i Paesi competere in una corsa al ribasso su chi può assumersi la responsabilità minore per le persone soccorse in mare. È pericoloso e immorale mettere a rischio la vita dei rifugiati e dei richiedenti asilo, mentre gli Stati sono impegnati in un braccio di ferro politico per soluzioni a lungo termine”.

I vescovi di Sicilia

“I vescovi di Sicilia si stanno interrogando sulla necessità di passare dalla riflessione ai fatti, meno proclami – pur importanti per risvegliare le coscienze – e più azioni fattive per liberare questi nostri fratelli. Dopo le belle riflessioni, occorre subito mobilitarsi: magari salendo sulla Diciotti e fare con loro lo sciopero della fame? O qualche altra iniziativa di solidarietà che manifesti il volto popolare di una Chiesa impegnata fattivamente su questo problema?”. A dirlo è il vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, delegato della Conferenza episcopale siciliana per le migrazioni. Che ha anche fatto una riflessione sul Vecchio continente: “Il dramma delle 150 persone costrette a restare sulla nave Diciotti dimostra con sempre maggiore evidenza che l’Europa come ‘soggetto umano’ non esiste: civiltà, culture, arte, poesia, letteratura, musica, bellezza, è tutto travolto dallo tsunami dei soldi e del calcolo”.

Il vescovo di Cefalù, Giuseppe Marciante, ha dato la disponibilità ad accogliere nella sua diocesi tutti gli eritrei a bordo della Diciotti. In una nota scrive: “«Ero affamato, ammalato, prigioniero, forestiero e siete venuti a darmi da mangiare, curarmi, ospitarmi, visitarmi». Eccola un’altra occasione di incontro con Cristo. E’ lì attraccata al porto di Catania.Un’occasione da non perdere. Perché su queste azioni saremo giudicati e non possiamo dire: «Avevo da fare, ero distratto, ho diritto alle vacanze, per non pensare e non impegnarmi». Dobbiamo essere cristiani veri e ciò vuol dire tornare ad essere “umani”. E non è solo questione di giustizia, ma dare ospitalità e accoglienza è crescere nella fede: questo è l’amore. Come Chiesa viva, allora, apriamo le porte della nostra Diocesi. Abbiamo case e istituti religiosi vuoti, anche in buone condizioni. Ottimi per dare accoglienza a questi nostri fratelli. Mettiamo in pratica il Vangelo di Gesù”.

Nella nota si legge anche “Come Chiesa presente in Sicilia, che per la sua posizione geografica si trova al crocevia delle rotte del Mediterraneo, dobbiamo saper essere vigili, ascoltare le richieste di aiuto da parte di chi soffre ed essere accoglienti. Concretamente. Dobbiamo essere “in prima linea”, tutti presenti al porto di Catania, per ricevere il Signore Gesù che viene a visitarci con il volto dei 150 eritrei tenuti prigionieri nella nave Diciotti. L’ospitalità deve essere intelligente, dobbiamo coinvolgere l’Europa, dobbiamo pendere tutte le precauzioni necessarie. E questo è vero. Dobbiamo andare alle radici del fenomeno dell’immigrazione. Ma cosa vi è alle radici, lo sappiamo bene: decenni di sfruttamento dell’Africa da parte dell’Europa, azioni che hanno portato a depredare le immense ricchezze del sottosuolo di quei popoli oggi affamati e in guerra, alla mercé di dittatori senza scrupoli”.

Poi monsignor Marciante conclude: “In particolare i 150 immigrati della Diciotti vengono quasi tutti dall’Eritrea, un Paese tra i più poveri tra i poveri, governato da una dittatura brutale che pone quella popolazione nella scelta tra morire in patria o rischiare di morire nel viaggio della speranza, per raggiungere parenti e connazionali soprattutto nel Nord Europa. Siamo cristiani e dobbiamo seguire Cristo che bussa alla nostra porta. Dobbiamo impegnarci con intelligenza e prudenza, ma anche con coraggio e profezia.
Oggi ancora non si vedono soluzioni a livello politico europeo. Ma la Chiesa è viva e pronta: cominciamo a liberare i 150 nostri fratelli della nave trasformata in una prigione, chiediamo solidarietà e prendiamoci le nostre responsabilità, mettendo in campo tutte le nostre forze per far vivere attraverso il nostro impegno la creatività dello Spirito Santo”. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore Originale del Testo: redazione Avvenire

Nome della Fonte: Avvenire

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