Se la Sinistra in Europa riscopre Gramsci e “L’Ordine nuovo”

per robertomontefusco
Autore originale del testo: Roberto Montefusco

di Roberto Montefusco, 23 aprile 2018

Può apparire del tutto prematuro volgere lo sguardo alle prossime elezioni europee quando ancora è incerto ed indefinito il destino della legislatura apertasi con il voto del 4 marzo, e la formazione di un Governo per il Paese. Più che a quel passaggio elettorale io credo che alla fragile, sconfitta, sinistra italiana faccia bene leggere, studiare, analizzare, il dibattito che si è aperto a partire dal documento sottoscritto un pò di giorni fa da  Podemos, La France Insoumise e Bloco de Esquerda. formazioni della sinistra spagnola, francese e portoghese. Non in nome di suggestioni esterofile che troppo spesso si sono tradotte nel tentativo di replica poco credibile e troppo superficiale di modelli e parole d’ordine altrui, ma perchè da lì giungono, a mio giudizio, strumenti importanti di lettura di questo tempo. Da parte di forze che sono protagoniste, pure nella differenza di funzioni e di dimensioni numeriche, della vita pubblica dei loro Paesi.

Mi ha colpito un concetto che torna spesso in quel documento, e che viene esplicitato con forza, finanche con passione, nelle conclusioni: ” Ci mettiamo all’opera per costruire un nuovo progetto di ordine per l’Europa. Un ordine democratico, giusto ed equo, che rispetti la sovranità dei popoli. Un ordine all’altezza dei nostri desideri e delle nostre necessità. Un ordine nuovo, al servizio del popolo”. Un “Ordine nuovo”, dunque. Una espressione che trova la sua genesi nella preziosa “cassetta degli attrezzi” della storia della sinistra italiana, e che fu il nome della rivista che Gramsci, Terracini, Tasca, Togliatti fondarono a Torino nel 1919. Nella loro visione, naturalmente, erano i Consigli di fabbrica gli embrioni di quell’Ordine nuovo che andava costruito, di quella “nuova creazione rivoluzionaria” che Gramsci riteneva essenziale per edificare il socialismo in Italia. Nel documento delle sinistre europee il nuovo ordine da costruire è quello della sovranità popolare (concetto diverso dalla sovranità nazionale vagheggiata dalla destra di Orban, Meloni e Le Pen), della democrazia economica e ambientale da costruire attraverso uno “spirito di disobbedienza di fronte all’esistente”.

Già, disobbedienza:  una parola comprensibile, liberatoria, generatrice di fratture. Da quanto tempo la sinistra italiana non la pronuncia, quella parola? Da quanto tempo abbiamo perso l’ambizione di elaborare visioni, pratiche di un “ordine nuovo”? Troppo spesso, ed è accaduto anche nel corso dell’ultima campagna elettorale, hanno prevalso la rappresentazione della “responsabilità”, della ricerca della “compatibilità” con l’esistente, piuttosto che il superamento e la rottura dello stesso. Lasciando ad altre forze, altri istinti, le parole d’ordine della frattura con l’esistente, con la condizione “data” delle donne e degli uomini. Provare a capire quello che accade fuori di noi è un esercizio impegnativo, complesso, che come provavo a dire all’inizio non può tradursi in uno scimmiottamento confuso, ma necessita di pratiche, teorie, donne e uomini credibili nell’interpretarle. Ma in fondo le parole che giungono, la capacità politica di chi le pronuncia (nelle vittorie e nelle sconfitte) di farle vivere nel discorso pubblico di quelle comunità, ci dicono che no, la sinistra non è morta, e che la condizione italiana è assai diversa da quella, assai più magmatica e complessa, che attraversa l’Europa ed il mondo.

Deve essere chiaro, però, che non saranno scorciatoie organizzativiste, parole d’ordine improvvisate a risolvere il problema. Una discussione ed una analisi impegnativa, profonda, liberata dalle ossessioni del contingente. Con meno di questo io credo sarà dura anche affrontare anche il prossimo passaggio delle elezioni europee. Nel quale avremo un Pd confusamente attraversato da pulsioni macroniane e incerti richiami ad una socialdemocrazia morente, il campo dei “sovranisti” e dell’internazionale “nera” di Salvini, Le Pen, Orban, Meloni, il “non luogo” politico del M5s e ovviamente le forze del conservatorismo. Occorrerebbe, anche in questo Paese, la sinistra del nuovo Ordine europeo, della “disobbedienza” ai Trattati dell’austerità. Una sinistra che rifiuti il feticcio della sovranità nazionale, ma che non archivi il valore della sovranità popolare. Una sinistra che assomigli alle parole che pronuncia. Una sinistra italiana che, magari, torni a studiare e praticare Gramsci, senza vergogna, inibizioni, paure. Anche perchè, come si vede, quelle parole, tornano potentemente nel presente di questa tormentata Europa.

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