Il senato come le province hanno cambiato nome. Ma tu non voti più

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: redazione Contropiano
Fonte: Contropiano
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di Redazione Contropiano – 10 ottobre 2016

Zitti zitti, nel silenzio oculato dei media di regime, ieri si è votato per la nomina dei consiglieri delle “città metropolitane”. Sono cinque – Roma, Napoli, Milano, Bologna e Torino – che hanno ereditato le competenze delle province per le aree motropolitane relative.

Come mai nessuno ne sapeva niente, non si è fatta campagna elettorale, manco uno spot micragnoso nelle tv locali? Semplice: i cittadini non votano più per queste “nuove istituzioni” che hanno sostituito le vecchie province.

E chi lo fa? I consiglieri comunali di quelle città e dei paesi limitrofi che sono entrati a far parte dell’area metropolitana stessa. Come territorio sono forse leggermente più piccole delle vecchie province, ma mantengono abbastanza potere e competenze. L’unica novità è che l’attività di questi nuovi consiglieri “misteriosi” non verrà retribuita, visto che già lo sono dai rispettivi consigli comunali.

E’ la repubblica futura, voluta da Renzi e dal potere multinazionale. Con la scusa della riduzione dei costi della politica viene annullata la rappresentanza popolare. Non solo con una legge elettorale che espropria l’elettore della possibilità di sceta effettiva (con l’Italicum), ma proprio abolendo il diritto di voto per la cittadinanza. Un po’ come avverrebbe per il Senato, se passasse la “riforma controcostituzionale” di Renzi-Boschi-Verdini.

Vi proponiamo qui la descrizione precisa del meccanismo proposta da Il Fatto Quotidiano:

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Città Metropolitane al voto, ma nessuno lo sa. La Casta si autoelegge, come accadrà al Senato

A Roma, Milano, Bologna, Napoli e Torino si rinnovano i consigli delle ex province abolite. Ma non saranno i cittadini a scegliere i loro rappresentanti: si tratta di un’elezione di secondo grado, nella quale a votare saranno i sindaci e i consiglieri comunali. Un antipasto di ciò che potrebbe accadere a palazzo Madama se il referendum costituzionale vincesse il Sì.

Sono vive e vegete, nonostante la riforma che nei proclami dei suoi artefici avrebbe dovuto cancellarle dalla mappa politica italiana. Oggi ciò che rimane delle province abolite vanno al voto: a Roma, Milano, Bologna, Napoli e Torino si eleggono i consigli delle Città Metropolitane. Ma non saranno i cittadini a scegliere i loro rappresentanti: si tratta di un’elezione di secondo grado, nella quale saranno i sindaci e i consiglieri comunali a votare per i membri dei consigli metropolitani. Un meccanismo molto simile a quello con il quale, in base alla riforma costituzionale messa a punto dal governo Renzi, verranno eletti i membri del nuovo Senato. In pratica una serie di piccole oligarchie locali, di dimensioni ridotte ma speculari a quella di dimensioni nazionali selezionata tra sindaci e consiglieri regionali che grazie alle riforme del ministro Maria Elena Boschi andrà ad occupare Palazzo Madama.

In base alla riforma Delrio (Legge n.56 del 7 aprile 2014, Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni), il Consiglio metropolitano dura 5 anni. Possono correre per la carica di consigliere metropolitano i sindaci dei comuni della Città Metropolitana e i consiglieri comunali. La carica di sindaco spetta invece automaticamente al primo cittadino del capoluogo: a Roma, ad esempio, il capo dell’amministrazione capitolina Virginia Raggi è di diritto anche sindaco della città metropolitana. La norma prevede che il voto dei sindaci e consiglieri venga ponderato in base alla popolazione: il voto di sindaci e consiglieri, quindi, pesa di più o di meno a seconda della fascia demografica in cui è inserito il loro Comune.

Nella Capitale, il cui consiglio è composto da 24 membri, sono in corsa4 liste: Movimento 5 stelle, Le Città della Metropoli, Patto Civico Metropolitano e Territorio Protagonista. Gli elettori sono 1.647, ovvero i consiglieri e i sindaci eletti nei 121 comuni della provincia. La sindaca Raggi, la cui nomina è stata ufficializzata il 22 giugno, ha votato nel primo pomeriggio a Palazzo Valentini. Un appuntamento rispettato anche dal M5S, nonostante quest’ultimo abbia a lungo osteggiato la riforma.

A Milano, dove sono chiamati al voto i rappresentanti dei 134 Comunidella Città metropolitana, la scelta è tra cinque liste: C+ Milano Metropolitana, Insieme per la Città metropolitana, Movimento Movimento5stelle.it, La Città dei Comuni Lista civica, Lega Nord Lega Lombarda Salvini. A Napoli le liste sono 6: Napoli Popolare,Forza Italia,Partito Democratico, Movimento 5 stelle, Noi Sud, Con de Magistris. Tre quelle in gara corsa aTorino: Città di città, Lista civica per il territorio, Movimento 5 stelle.

Sono chiamati alle urne anche a Bologna i sindaci e consiglieri comunali dei 55 Comuni del bolognese. Visto che la stragrande maggioranza di questi ultimi sono amministrati dal centrosinistra, il Pd dovrebbe raccogliere una larghissima fetta dei voti e, di conseguenza, avere la maggioranza nel consiglio metropolitano. Gli elettori sono 832 e votano per i candidati di quattro liste: Partito democratico, Movimento 5 Stelle,Uniti per l’alternativa (centrodestra) e Rete civica. I prossimi appuntamenti: a Cagliari si vota il 23 ottobre mentre per Catania, Palermo e Messina la data scelta è quella del 20 novembre.

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