Senso di appartenza o di cittadinanza?

per Luigi Altea
Autore originale del testo: Luigi Altea

di Luigi Altea 27 giugno 2015

Fin da piccoli ci è stato inculcato il “senso di appartenenza”: alla famiglia, al campanile, alla patria, alla religione. A volte anche al clan e alla razza.

Gli effetti della “maleducazione” li scopriamo da grandi: egoismo familiare, localismo, sciovinismo, fanatismo, integralismo. Con, a seguire, crociate, inquisizione, razzismo, guerre, terrorismo.

Oggi, anche il più ottimista ha la percezione che tutto stia andando in malora; che si sia messo in moto qualcosa di distruttivo e di irrefrenabile. Un processo sfuggito alle previsioni e al controllo, che si cerca di contenere…con porte sempre più blindate, con muri sempre più alti, con reti sempre più spinate…

Si cerca di guarire il mondo ricorrendo alla cassetta dei medicinali, ognuno con le sue garze e i suoi cerotti.

Non ci sono più le ideologie capaci di avere una visione internazionale. Oggi nessuno canta più “fratelli tutti esser vogliamo, nella famiglia del lavor”…Nell’era della globalizzazione…manca la visione globale dei mali del mondo e dei possibili rimedi.

Se uno proponesse di sostituire il deleterio senso di appartenenza, col “senso di cittadinanza universale”, per inseguire l’ideale di una “futura umanità di pace e di amor”, sarebbe preso per un vetero comunista, per un utopista, o per un pazzo.

Oppure per Papa Francesco.

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