Politica

Pubblicato il 17 aprile 2017 | di Alessandro Gilioli

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Sinistra, guarda te stessa

di Alessandro Gilioli, 23 marzo 2017

Ha ragione Bersani quando dice che una parte dell’ex popolo di sinistra vota Movimento 5 Stelle: e che è inutile, anzi controproducente, l’invettiva continua verso Grillo e Casaleggio; e che questa invettiva – sia quando è fondata sia quando è strumentale – non riporta indietro un voto, perché ben altri sono i motivi di quella transumanza e non c’è cazzata del M5S che ne diminuisca i consensi.

Ha torto Bersani quando dice, o fa intendere, che l’alternativa a questa invettiva sia la riproposizione di schemi alchemici e addizionali, insomma “l’alleanza”, come quella che aveva già rincorso ai tempi dello streaming: fallì all’epoca, quando il M5S era ancora un magma percorso da dibattiti e confronti, figurarsi adesso che vi impera l’ordine grillo-casaleggiano e chi ha l’ardire del dubbio è fuori in un quarto d’ora.

Ha ragioni e torti, Bersani, insomma, e tanto nelle une quanto nelle altre rappresenta bene la schizofrenia della sinistra quando si confronta con quel fenomeno così semplice e così complesso che è il Movimento 5 Stelle, con le cause del suo successo che sfuggono e continuano a sfuggire agli schemi cognitivi con cui ragiona la sinistra stessa.

Ed è proprio da questa incapacità di comprendere che nasce poi l’atteggiamento schizofrenico, quello che va dalla demonizzazione (“Fascisti!”) alla querula implorazione di alleanza, facce opposte della stessa inutile medaglia.

Eppure per provare a capire, almeno un po’, basterebbe poco.

Basterebbe cominciare, ad esempio, a guardare se stessi, anziché all’altro: a guardare cosa si è fatto e cosa si è detto, quando si timonava la nave del Pd, quali decisioni politiche sono state prese, quali alleanze si sono strette o inseguite, quali pezzi di società si sono abbandonati, quali modelli economici si sono implementati, quali rapporti si sono instaurati con la trama in cui si intrecciano tecnocrazia, poteri finanziari, ceto politico.

Il grande esodo è iniziato lì, cioè almeno dieci anni fa. E non parlo solo di Bersani, per carità, perché già «al Lingotto ci allineammo al liberismo imperante» (Alfredo Reichlin) e l’abbandono delle persone giù in basso ha tanti padri, tanti pacchetti Treu, tanti Fiscal Compact, tante Agende Monti, tante Larghe Intese, giù giù fino ai Decreti Poletti e ai Jobs Act, ai voucher e alle flat tax per i miliardari, ai casi Mps o Consip e ai voti salva Minzolini, in una continuità che attraversa almeno tre o quattro diversi segretari del Pd e altrettanti presidenti del consiglio, oggi avversari e concorrenti tra loro ma tutti già rematori nella stessa direzione.

La direzione che ha creato, foraggiato, irrobustito e infine ingigantito il Movimento 5 Stelle, oggi primo partito per tutti i sondaggi con un vantaggio che varia da uno a sette punti, un vantaggio che cresce insensibile – del tutto insensibile – alle votazioni on line disdette dal Capo perché non aveva vinto chi voleva lui, così come in passato è stato insensibile alle nomine fangose di Raggi, alle sciocchezze lunari di Sibilia, alle puttanate clickbaiting di TzeTze e tutto il resto.

Perché tutte queste cose, quelle che nella testa dei politici di sinistra dovrebbero far perdere voti al M5S, in realtà non incidono di un millimetro nella vita delle persone, non ne peggiorano le condizioni, non ne aumentano le disuguaglianze, non ne incrementano la sensazione di essere lontani dal Palazzo e da esso abbandonati, non ne suscitano la rabbia insomma: al contrario di quelle fatte in tutti questi anni dal Pd stesso, e dai suoi segretari di partito e presidenti del Consiglio.

Ecco perché a Bersani (a cui non smetto di voler bene), così come al Pd (a cui invece ho smesso da tempo di voler bene) e alla sinistra tutta (di cui mi sento figlio e orfano) voglio dire con tutta la voce di cui dispongo: cacchio, ma guardiamo noi stessi, non quell’altro. Guardiamo noi, quello che siamo noi, quello che facciamo noi, quello che proponiamo noi.

Demonizzare il M5S e corteggiarlo sono la stessa cosa. La stessa inutile cosa.

Cioè dolosa amnesia per le cose sbagliate fatte e incapacità di proporre pratiche e visioni che siano e siano percepite come migliori rispetto a quelle di chi si demonizza o corteggia.

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Autore Originale del Testo: Alessandro Gilioli

Nome della Fonte: l'Espresso

URL della Fonte (link): http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/

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  • Angelo Farina

    Non c’è nulla di incomprensibile nel successo dei grillini. Non c’è nulla di straordinario nella loro ascesa elettorale. La loro forza ha un nome ben preciso: si chiama demagogia. Che è la peggiore degenerazione possibile della politica, anche se adesso c’è in atto un tentativo di sdoganarla. Ed il M5S, che è la peggiore espressione della politica in Italia dalla fine del fascismo, non poteva che attingere a piene mani dal brago della demagogia, nella quale guazzano come porci. Anche se il criptogrillino Gilioli finge di non accorgersene e preferisce parlare d’altro. Chi agita davanti al popolo soluzioni facili a problemi difficili, chi al popolo dice quello che il popolo vuole sentirsi dire, ma non quello che è vero, chi cambia idea a seconda di come soffia il vento, chi, in un discorso, al contenuto preferisce l’urlo, e l’insulto col quale è infarcito, AVRA’ SEMPRE SUCCESSO NELLA PARTE PIU’ DEBOLE DELL’OPINIONE PUBBLICA. Che, purtroppo, è la maggioranza. Chi cerca invece di usare il cervello, di proporre soluzioni vere, ma proprio per questo più difficili, di guardare lontano, ma ai veri interessi del paese, partirà sempre svantaggiato nei confronti della massa degli elettori. Ma si ricordi, Gilioli, che questo è quello che accade nel breve periodo. Poi c’è sempre una parte del popolo bue che rinsavisce e disarciona i suoi masanielli. In proposito, ma solo come notazione a margine, si riveda gli ultimissimi sondaggi, visto che lui ne ha parlato: pare proprio che questo vantaggio dei grillini stia scomparendo.

  • pietro denisi

    Chi si vergogna del proprio passato, trascorso a difendere diritti e libertà dei lavoratori onesti, in perfetta buona fede, vuol dire che ha conquistato qualche gradino nella scalata a posizioni di rendita a cui non rinuncerà se non costretto.
    La gente di sx che che milita nel M5S, è quella che dopo la bolognina, ha subito umiliazioni e arrabbiature, per colpa di chi ha sfruttato l’onestà e l’impegno di tanti attivisti e tesserati PCI, proprio per scalare conquiste e vantaggi sul piano personale. A cominciare da Giorgio Napolitano.
    La finta opposizione al Governo Berlusconi, dichiarata e sancita dalla risposta data a un forzista che rinfacciava al PD che avrebbe voluto distruggere l’impero Mediaset, da parte del Violante, è la vera causa dell’esodo (non transumanza, caro Gilioli) , verso un metodto nuovo e affascinante, proposto da un uomo che è 10 anni piu’ avanti del piu’ illuminato politico italiano.
    Sono comunista nel M5S e sono orgoglioso del mio passato. Come gente di dx, in buona fede, che ha constatato la strumentalizzazione finiana, dopo lo sdoganamento favorito da berlusconi, lottiamo per affermare un metodo nuovo nell’esercizio di amministrare la cosa pubblica.
    E vero che c’è un po di confusione, tipico degli ingorghi pre e post vacanze. E’ palpabile lo sforzo di Grillo, di tenere a bada arrivismi e degenerazioni e a volte lo fa con decisione e mai con prepotenza. Come un padre responsabile fa con i propri figli.
    Un bravo contadino sa che se a un alberello appena messo a dimora non affianca un paletto per farlo crescere dritto, può accadere che venga divelto dalle intemperie. (figuriamoci con gli uragani scatenati da chi non vuole mollare un mm di terreno del potere, cosa potrebbe accadere!)
    Meno male che, adesso, personalità della cultura, dell’economia, della ricerca e della scienza, non imbrigliati dal renzismo, sono disponibili a discutere tesi, relative ad uno sviluppo sostenibile, che metta l’uomo e non la ricchezza delle elit al centro dela propria azione.
    Mettiamo in discussione il sindacalismo e non il sindacato; il compromesso e non la trattativa, le privatizzazioni e non la gestione responsabile del PARASTATO; la competenza al servizio dei potenti e non quella al servizio dello stato, come insieme di cittadini.
    Questo è il M5S. Un’idea attraverso la quale mitigare l’ego di cui siamo impregnati da anni di esercizio del potere come occasione di carriere facili e arricchimenti illeciti.
    Ecco, alla luce di queste considerazioni, che la gente perbene si è formata e si forma l’idea che ciò che di sbagliato avviene all’interno del Movimento, è nulla rispetto a i danni subiti in questi 30 anni dai cosiddetti democratici e progressisti per le carriere, a danno dell’economia e del prestigio dell’eccellenza italiana. Se vi pare poco, per rinunciare a qualche querelle interna……


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