Smetto quando voglio

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Autore originale del testo: Alfredo Moganti
Fonte: facebook

di Alfredo Morganti – 18 aprile 2015

Smettere è stato faticoso. È servita molta forza di volontà, molti sacrifici anche psicologici. Certo, i fatti mi dicevano che forse era la cosa migliore, che non potevo continuare ancora in quel modo. Stavano smettendo anche altri, d’altronde, con le stesse motivazioni e le stesse preoccupazioni. C’erano libri che spiegavano come fare, ce n’erano altri che dimostravano geometricamente le conseguenze nefaste di continuare con la stessa testardaggine sulla medesima strada. Ogni tanto mi serviva, almeno all’inizio, riavvicinarmi, ma solo così, con gesti simbolici che avevano un effetto sciamanico, e servivano a sancire ancor di più il cambiamento di pensiero, atteggiamento, comportamenti. Anche in casa, d’altronde, gli effetti si vedevano. Prima erano continue discussioni, di cui francamente intendevo fare sempre più a meno. All’inizio servirono dei palliativi, perché dovevo deviare l’attenzione su altri oggetti, dovevo sublimare il desiderio che montava dentro, e che ancora era avvinto al mio animo e alle mie abitudini anche più sciocche, un percorso stradale, un profumo, certi gesti. Andava tutto bene, tutto sembrava funzionare, sinché non è accaduto un evento che, all’inizio, sembrava meno allarmante di quanto non fosse in realtà e di come si è dimostrato, invece, nel tempo. Sapete quelle cose che vi scuotono davvero, che determinano una perdita dell’equilibrio pur faticosamente raggiunto, che non potete ignorare? Quelle. Si possono chiudere gli occhi per un po’, dirsi: ok, ce la posso fare, ce l’ho sotto controllo, sono più forte io di lui.

E poi invece no. Poi ti senti crollare il mondo attorno. Ti accorgi che lo stress è così forte che l’equilibrio lo stai perdendo, che tutto si rimette in discussione, che ti viene una voglia pazzesca di mandare tutti a quel paese e di ritornare al vizio antico. Tieni duro, certo, stringi i denti, finché accade. Accade un giorno in cui lo stress è più forte, in cui si apre una breccia in più nel tuo animo, e calano le difese che avevi fortemente costruito in questi duri anni di rinunce e di sacrifici e di cura di te. E c’è il giorno che il pensiero ritorna forte, ti assale. Un giorno in cui cade ogni barriera. E allora ci ricaschi e dici: una volta sola, posso tornare a smettere quando voglio. E senti l’emozione dentro, non solo un pervicace senso di colpa. Ti avvicini lentamente, almeno questo, senza ansie, senza che il cuore impazzisca, alla rivendita. Metti le mano in tasca, tiri fuori i soldi con gesto lento, misurato, ma via via più frenetico. Poi senti che è quasi una liberazione, quasi una riscossa. Forse una specie di riscatto, e pensi: “ma sì, alla faccia della Terza Via, delle compatibilità, del modello occidentale, del pensiero pragmatico, di ogni premura politica, della vena moderata, delle larghe intese, e pure di tutte le intese possibili con chiunque capiti!”. Dici all’edicolante: “Il manifesto, grazie!”. Molli l’euro e cinquanta, prendi il giornale con una certa sollecitudine, anche con emozione, fai un solo passo indietro e finalmente lo apri! Quotidiano comunista! Di nuovo! Perché potevo sopportare tutto, anche Blair, anche Mastella, anche gli zoccoli duri, persino l’appoggio esterno dell’Italia dei Valori, ma Renzi no! E nemmeno Scelta Civica, la svolta buona, la buona scuola, e il jobs act, la Giannini, riparte l’Italia, sblocca Italia, Forza Italia, e i gufi, e gli hashtag, le storytelling, le slides, Proforma! Basta! Non ce la facevo più. Così ho mollato. Tanto smetto quando voglio, io la imparerò ad usare, la saprò gestire, non mi farò fregare, come diceva Finardi. Ed eccomi qui. A sfogliare il manifesto, a rileggere la prosa asciutta del primo, magnifico Tronti, a gustarmi Gramsci, a pensare a Berlinguer con nostalgia vera. Eccomi. Analogico, inattuale, meritevole del disprezzo della community pd, con il gettone già pronto per l’iphone, ma senza il dovere morale di retweetare Nicodemo, Orfini, Faraone e compagnia cantante pure con le nausee o il voltastomaco. Libero anche di criticare, senza conformarmi alla marea montante di renzismo quotidiano. Ancora comunista, italiano certo, riformatore, democraticissimo, combattente per la libertà. Minoritario forse. Ma comunista come ai vecchi tempi. Fa effetto, dico la verità, soprattutto alla mia età. E poi tranquilli, mi saprò gestire, smetto quando voglio. È sicuro. O forse no. Chissà.