Strumenti di prevenzione delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici

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di Vincenzo Musacchio – 14 marzo 2018

La corruzione e il riciclaggio di denaro sporco rappresentano strumenti operativi indispensabili per le associazioni di stampo mafioso. Le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia locale, e in particolare nel settore degli appalti pubblici, sono ormai un dato inconfutabile più volte appurato nei procedimenti giudiziari che direttamente o indirettamente trattano di mafia. Sarebbe dunque auspicabile che i presidenti di tutte le venti regioni d’Italia, a prescindere dai vari colori politici, potessero rendere più efficiente la sinergia fra l’Autorità Giudiziaria e Regione nella lotta alle infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti pubblici. Non v’è dubbio che le zone dove ci sono state erogazioni di denaro pubblico (ad esempio le zone post sisma) rappresentino le aree più esposte al rischio d’infiltrazioni criminali e in particolare delle organizzazioni mafiose.

Gli strumenti per porre freno a tali rischi ci sono. Fra i meccanismi più efficaci e di facile applicazione vi è certamente lo scambio d’informazioni fra Enti locali e Direzioni distrettuali antimafia. D’immensa utilità è il momento dell’inserimento dell’annotazione nel Casellario delle imprese, di operatori economici e di soggetti coinvolti segnalati dalle autorità antimafia (polizia e magistratura) che, pur essendo stati vittime di estorsione e concussione, non abbiano, ad esempio, denunciato i fatti all’autorità giudiziaria. Le regioni potrebbero dotarsi di un “sistema di database” che riguarda le comunicazioni ricevute dalle Procure in caso di esercizio dell’azione penale per delitti di corruzione, concussione, turbativa d’asta, e altri delitti contro la Pubblica amministrazione. Un simile sistema già sperimentato in altri Paese europei (cfr. Spagna) comincia a dare i suoi frutti. In tal modo gli enti locali possono conoscere anticipatamente i soggetti che siano stati segnalati e chiedere gli opportuni approfondimenti proprio attraverso l’utilizzo della propria banca dati. Questo sistema costituisce la base di uno dei progetti da noi elaborati e che furono portati in Commissione Giustizia nel 2015 ma mai discussi dalla maggioranza.

Lo scopo di un simile meccanismo di prevenzione (ripeto di facilissima applicazione) è semplicemente quello di accertare se chi partecipa a gare a evidenza pubblica e/o a partecipazione pubblica, possa essere contiguo o comunque colluso con organizzazioni mafiose. Se a seguito di tali controlli incrociati vi fossero dubbi concreti sulla possibilità d’infiltrazioni mafiose sarà il responsabile del procedimento a dover inviare alla Direzione distrettuale antimafia competente il carteggio. A titolo personale ritengo che dovrebbero essere compiuti tali approfondimenti anche sugli operatori economici vincitori di appalti (e subappalti) e accertare eventuali collegamenti con organizzazioni mafiose. Una volta accertate eventuali responsabilità di natura penale, gli organi competenti dovranno applicare senza esitazione alcuna le previste sanzioni. L’ente pubblico dovrà procedere immediatamente al commissariamento di organismi pubblici o a partecipazione pubblica eventualmente coinvolti. L’autorità giudiziaria dovrà applicare con la massima severità oltre alla pena principale anche le sanzioni accessorie e interdittive.

A mio giudizio, il sistema delle interdizioni, il sequestro e la confisca dei beni rappresentano le misure più efficaci oggi in dotazione al nostro ordinamento penale. Tutto questo avrebbe grande efficacia se fosse realizzato in piena sintonia tra enti locali e magistratura. Mi piacerebbe che le regioni potessero essere laboratorio di sperimentazione.

(Vincenzo Musacchio, direttore dell’Osservatorio Regionale Antimafia del Molise)