Sul clientelismo della politica, non solo a Roma

per Gabriella
Autore originale del testo: Luigi Gf. Consiglio
Fonte: politicaPrima.it
Url fonte: http://www.politicaprima.com/2015/11/riflessioni-sul-clientelismo-non-solo.html

clientedi Luigi Gf. Consiglio 10 novembre 2015

Politologi e commentatori riuniti nei talk show sono concordi nel ritenere che uno dei tanti guasti della perversione del sistema democratico sia il clientelismo corruttore di coscienze. Vediamo se è vero.

Intendiamoci intanto, su cosa significa, perché c’è pure chi non è del tutto contrario a questa prassi, ed anche se ne parla “cu fazzulettu nni manu”, prendendone le distanze, c’è da supporre che sia stato anch’egli almeno una volta un beneficiato dal clientelismo.

clientelismoPoi non si sentirebbero commenti sul tipo “si stava meglio quando si stava peggio”, alludendo all’esistenza di uomini che una volta ti sapevano risolvere il problemino burocratico quale che fosse. Infatti ricorderemo che l’On. Cencelli aveva perfino regolamentato questo “mondo di mezzo”, fibrillante di raccomandazioni e di prevaricazioni con un manuale ad uso del “politico”.

È dimostrato altresì che la cura della clientela esiste fin dalla Antica Roma. Il cliens era chi, pur essendo libero, godeva della protezione di un notabile. E questo comportamento, radicato fino a giorni nostri, lo si può notare maggiormente in una società molto attenta all’apparire più che essere.

Una società insicura, dove l’ignoranza è atavica fornisce più facilmente la possibilità allo “spiccia faccende” di millantarsi per avvocato e al professionista evoluto di millantare inserimenti in ambienti che contano stile “lobby” di manzoniana memoria. Più l’ignoranza è diffusa e più alligna la nebulosità che aiuta i furbi che sanno approfittarne.

Meni denaroIl clientelismo quindi si sviluppa all’ombra della struttura amministrativa del territorio e può essere clientelismo passivo e attivo con un andamento circolare da “cane che si morde la coda” infatti una politica che si riduce a bottega (bottega di voti, di favori, di interessi), si affolla di clienti che competono fra loro per essere serviti prima dal politicante di turno. Esempio: la disponibilità a dare voti in cambio di favori. Un codazzo di gente che si lega al politico non tanto per motivi ideali di cambiamento della società quanto per ottenere raccomandazioni, prebende, appalti, incarichi, onorificenze, ecc. Ma ciò incoraggia anche un altro aspetto, il clientelismo attivo: fare politica, gestendo, promettendo favori e alimentando speranze.

Perché se le masse, sempre più derelitte, chiedono raccomandazioni il politicante deve poterle fare. Elementare! E quindi la strada più semplice è accodarsi al capo carismatico di turno, quello che ti potrebbe offrire la possibilità di gestirti il cosiddetto orticello di elettori. Risultato: strade che crollano, consigli di amministrazione indagati per inettitudine o concussione, serate passate con escort compiacenti, viaggi di piacere contrabbandati per viaggi d’affari. Il tutto con i soldi dei contribuenti. E poi ancora, corruzione dilagante pure nei sacri templi della giustizia e della religione. Sembra uno spettacolo apocalittico ma è la realtà che ci circonda. E ciò perché la Politica ovvero l’arte e la passione di gestire la Polis soccombe di fronte all’incalzare dei politici di mestiere detti volgarmente, politicanti.

Ora, sta per rimettersi in moto la macchina elettorale. Da più parti nuovi tribuni tentano di dare la scalata al “stanze dei bottoni”; nomi nuovi si affacciano nell’agone… ma scavando si trovano vecchie logiche. Pupi nuovi ma vecchi pupari che non rinunziano a volere percorrere la strada politica solo per i propri fini.

D’altronde, la carriera politica fin quando garantisce status symbol, immunità e impunità ha certamente un’attrattiva, specialmente in tempi così grami di posti di lavoro. E poi, hanno perfino reso normale il premio di maggioranza pur di consentire un vitalizio ai fedeli vassalli; perché non approfittarne?

Sembra strano che nessuno si accorga che la struttura sta collassando. Quasi che ciò faccia parte di un disegno già scritto ma ben distante dall’interesse nazionale per cui quando sarà tardi chiunque potrà “vendersi” come Uomo della Provvidenza. Sembra di vivere l’incubo vaticinato in quel film di fantascienza del 1955, credo si chiami “L’invasione degli ultracorpi”. Svegliamoci dunque!

malapolitica1Salviamo finché, è possibile, le istituzioni repubblicane e democratiche. Senso del dovere ed onestà non sono parole vane. La scelta non è fra “destra e sinistra” ma fra onesti e disonesti, fra due modi di intendere la politica. Chiunque oggi può fare politica ma il problema sociale è che egli non possiede appieno le caratteristiche che il momento critico richiede: l’onestà e l’impegno a seguire le regole di trasparenza. E i leader – così famosi – dei cosiddetti Partiti, se vogliono veramente passare alla storia come “statisti” dovrebbero oggi più che mai stare attenti ai compagni di viaggio, anziché “premiare” portaborse analfabeti.

La politica come servizio degli altri o la politica al proprio servizio. Questo è il busillis. E chiunque, prima di lasciarsi convincere dallo “amico” a votare per lui, che sicuramente ha delle ottime idee, ma che non può aggiustare il mondo con una ginocchiata, dovrà sommessamente ricordargli che il “servizio” non è solo quello che lui pensa quando si aggiusta la patta ma anche qualcosa di altro, di più oneroso, di più onorabile.

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