Sul marxismo e sul capitalismo…

per Davide Morelli
Autore originale del testo: Davide morelli

Marx non poteva assolutamente prevedere le multinazionali, il cosiddetto villaggio globale, la società di massa, il web, la disoccupazione tecnologica, la fusione delle aziende per creare economia di scala, il predominio dell’economia finanziaria su quella reale, l’applicazione pratica e dittatoriale del socialismo. “Trasformare il mondo” in termini marxisti ha portato a bagni di sangue. Per molto tempo è stato considerato scienza esatta il marxismo senza considerare obiettivamente punti deboli, revisionismi, paradossi. Chi criticava il marxismo era soltanto un nemico piccolo-borghese allora. Ai tempi della guerra fredda si contrapponevano i due mondi dicendo che da una parte c’era la scienza e la giustizia(comunismo russo) e dall’altra(occidente) religione e libertà. Alla fine i paesi comunisti sono finiti in mano a dittatori sanguinari, talvolta perfino necrofili. Il comunismo russo è imploso per una crisi endogena e grazie anche a Solidarnosc. I marxisti italiani che fino ad allora si erano dichiarati internazionalisti si trovarono in difficoltà. Dovevano in parte sconfessare il loro credo. Erano dimezzati in certo qual modo. Berlinguer era stato lungimirante, ancor prima del crollo del muro di Berlino, a parlare di eurocomunismo. Pasolini ne “Gli scritti corsari” rivendicava non solo l’egemonia culturale ma anche la superiorità morale, l’orgoglio di essere un paese nel Paese. Non sappiano ancora se il capitalismo finirà per via della caduta tendenziale del saggio di profitto o se prevarranno quelle che Marx chiamava “forze antagoniste”. Gli imprenditori per il momento per guadagnare aumentano ancora gli orari lavorativi ad esempio con straordinari e lavoro nero per esigenze produttive(plusvalore assoluto), ma soprattutto aumentano i ritmi lavorativi(plusvalore relativo) e cercano di pagare meno i lavoratori, andando dove il costo del lavoro è più basso e i sindacati hanno meno potere o sono pressoché inesistenti(delocalizzazione). Poi ci sono delle critiche filosofiche al marxismo. Popper giudicava in malo modo lo storicismo marxista e la sua critica all’induzione comprendeva anche il marxismo. Per Lakatos il marxismo era un programma di ricerca degenerativo. Del Noce scriveva che ciò che fregava il comunismo era l’eterogenesi dei fini. Per altri filosofi il marxismo non soddisfaceva il principio di non contraddizione(Però dico io che la stessa realtà non soddisfa quasi mai il principio di non contraddizione perché una delle sue caratteristiche è la contraddittorietà). La critica a mio avviso più sensata ed anche più ovvia che si può fare al comunismo è la seguente: quando una cosa è di tutti è anche di nessuno. Ma il capitalismo? Vogliamo forse parlare dei suoi gravi peccati di omissione? Come sosteneva Paolo di Tarsio nella lettera ai Romani non fare del male non significa affatto fare del bene. Molti economisti credono ancora oggi al principio della mano invisibile.  Capitalismo significa molto spesso darwinismo socioeconomico, autoritarismo, omologazione, menefreghismo, qualunquismo. Da una parte nei paesi comunisti si teneva insieme i regimi con la paura e l’alcol(quanti alcolizzati) e l’uguaglianza (anche se era una condivisione dell’indigenza). Dall’altro lato nei paesi capitalisti chi non è autosufficiente diventa invisibile. Manca spesso la solidarietà e l’umanità. Si può essere liberali come Popper, Croce, Gobetti? Oppure almeno qui in Italia c’è solo un liberalismo selvaggio? Attualmente in Italia ci sono tre egemonie: una culturale di sinistra, una identitaria della destra ed una mediatica berlusconiana. Personalmente credo molto nella formula di Borges, secondo cui la migliore democrazia comprende la massima libertà individuale con un minimo di governo. In attesa che nel nostro Paese ci siano nuovi Marx, nuovi marxismi, un autentico pensiero liberale o una nuova socialdemocrazia al momento regna ancora molta confusione e il solito consociativismo.

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