Sull’orlo di un momento storico

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Ci sono dei momenti storici che a uno gli piacerebbe di poter dire: io non c’ero.

(Altan)

di Piotr 27 febbraio 2015

Appena iniziarono le rivolte in Tunisia e in Egitto, Anders Fogh Rasmussen in una riunione NATO in Polonia dichiarò che le “primavere arabe” sarebbero state come le “primavere baltiche”, ovvero quelle rivoluzioni colorate che servirono a far collassare l’URSS e dietro le quali c’era la NATO.

Una chiara ammissione di un programma preciso. Metteteci assieme le “rivelazioni” di Wesley Clark del 2007 che spiattellarono il programma messo a punto al Pentagono nel 2001 per “sbarazzarsi” (sic!) di Libia, Siria, Iraq, Libano, Sudan, Somalia e Iran, e vi domanderete come la sinistra possa essere stata così ottusa nel suo entusiasmo per quelle “rivoluzioni” che riteneva segnassero l’inizio di un’era di magnifiche sorti e progressive (il caso egiziano è particolare e molto complesso).

Non ho qui spazio per affrontare questo delicato tema, benché di evidente importanza, che richiede un’analisi specifica.

Nel complesso possiamo definire la sinistra attuale, sia moderata sia radicale, tranne rarissime ed estremamente esigue eccezioni, “sinistra obamianizzata”. E quindi “imperializzata”. Una sinistra che sta aiutando a lastricare la strada che porta alla catastrofe mondiale.

Basti pensare da un lato ai servigi resi da Renzie-quaranta-percento alla finanziarizzazione (vedi “riforma” della Cassa Depositi e Prestiti e delle banche popolari) e dall’altro al dato storicamente provato e riprovato che la finanziarizzazione porta immancabilmente alla catastrofe, sociale, economica e geopolitica. Anche per una questione matematica ben precisa: l’espansione finanziaria cresce in ragione geometrica e quella economica solo in ragione aritmetica (quando va bene e quando, tra l’altro, non interferisce la finanziarizzazione). Così a un certo punto per sostenere l’espansione finanziaria non si ha altra scelta che mettere le mani su tutto il mondo. Ne nasce inevitabilmente una bella guerra mondiale che brucia i libri contabili, fa ripartire l’economia reale e si ricomincia da capo. Ma il gioco, che richiede milioni di morti, è sempre più oneroso e dà frutti con vita sempre più breve.

Le “primavere arabe” facevano parte di questo gioco.

Passiamo allora alle recenti dichiarazioni di Wesley Clark che “rivelano” che l’ISIS è finanziato da “stretti alleati degli Stati Uniti”. Lo sapevamo tutti, ma detto da un importante generale statunitense è un’altra cosa perché assume un ben diverso rilievo. Gli “stretti alleati” – che sono anche alleati nostri ma noi facciamo sempre gli gnorri – sono Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Israele. Clark diplomaticamente non lo dice, ma lo sa tutto il mondo. Tanto per fare un esempio, un recente rapporto dell’Onu ha denunciato i legami tra Israele e i terroristi anti-Assad che operano nel Golan, ovvero al-Nusra, filiale siriana di al-Qa’ida, e il ministro della Difesa israeliano, Moshé Yaalon, ha dichiarato con nonchalance: «L’ISIS non rappresenta al momento una minaccia per gli interessi israeliani».

Strano, dicono che la rappresenti a 1000 km da Roma, ma a quanto pare non lo è a 100 km da Tel Aviv.

Se è così, hanno ragione a dire che gli ebrei europei devono andare in Israele perché è più sicuro: a Parigi e a Copenaghen gli estremisti islamisti a quanto pare cercano insistentemente di uccidere gli ebrei, in Israele quasi ci giocano insieme a scopone, “vengono curati negli ospedali” e “gli viene fornita assistenza” (come rivelano Times of Israel, Haaretz e Foreign Policy). È veramente un mondo bizzarro.

Perché quelle dichiarazioni da parte dell’augusto generale? Io non credo che Clark si lasci scappare le cose di bocca. Se parla lo fa con qualche strategia in testa (tra l’altro non ha mai nascosto le sue ambizioni politiche).

Il problema è che non si capisce – io non capisco – cosa abbia in testa. Clark è da sempre un anti-russo. Anche di recente si è associato all’isteria corrente. Quindi apparentemente negli USA c’è qualcuno propenso a dissociare la strategia imperiale in Medioriente da quella in Europa. Non vedo altre spiegazioni convincenti, ma non capisco cosa ci stia dietro, visto che l’attacco al cosiddetto “asse sciita” è parte integrante della strategia antirussa. Una strategia del caos che si amplierà necessariamente verso gli “-stan” centroasiatici e il Xinjiang cinese così da destabilizzare quel famoso Heartland eurasiatico che non è possibile conquistare direttamente. Se si aggiunge l’Ucraina e di conseguenza l’Europa e la Russia, il caos imperiale è quindi destinato a investire poco meno della metà della popolazione mondiale. Sarà la seconda fase della Terza Guerra Mondiale, iniziata l’11/9.

E io credo che probabilmente vedremo all’opera questa fase entro l’anno in corso. Ahimè.

A meno che gli alleati europei non cambino decisamente rotta costringendo Washington a rivedere i suoi piani, disastrosi per gli Americani stessi. O a meno che dalla Cina parta qualche seria minaccia di rappresaglia di tipo finanziario e dalla Russia di tipo energetico. Minacce di cui non necessariamente noi saremmo messi al corrente. Ne vedremmo solo gli effetti.

– Sono turbato, sgomento, confuso.

– Incazzarsi, mai?

(Altan)

 

E noi cosa possiamo fare?

Vediamo.

Possiamo far finta di niente, votare per inerzia per chi abbiamo sempre votato prendendoci in giro con scuse arzigogole e fuori dal tempo, credere a quello che abbiamo sempre creduto, seguire i pifferai magici, sognare di rifugiarci in campagna a coltivare le carote o in montagna a mungere le mucche. Oppure possiamo sperare in un intervento divino in extremis. Ma la cruda realtà è questa. Ci rifletta, ma alla svelta, chi ha figli o nipoti. O anche solo chi ha a cuore l’Umanità. Guardate che se anche facciamo finta di non vedere, loro non scherzano. Noi possiamo anche pensare di nasconderci, ma sono loro che verranno a stanarci.

Mezzo milione di bambini iracheni morti solo per l’embargo seguito alla Guerra del Golfo non sono uno scherzo. Le migliaia di civili uccisi dai droni americani non sono uno scherzo. Le migliaia di civili uccisi in Libia e in Siria non sono uno scherzo. Vivevano in pace fino a un momento prima. Nessuno si aspettava l’orrore che sarebbe successo. Nessuno pensava che i propri figli, le proprie figlie, i padri, le madri, sarebbero stati uccisi da lì a poco.

I Libici godevano del più alto tasso di sviluppo umano dell’Africa, secondo i dati ONU che gli accreditavano anche notevoli progressi nel campo dei diritti umani. Pensavano a quanto era bella l’Italia, per la quale avevano una spiccata predilezione, e sognavano di farci un viaggetto se potevano. Non immaginavano che all’improvviso l’Impero li avrebbe cercati e stanati, gettandoli in un incubo popolato da bande contrapposte di tagliagole, ricacciandoli in un sanguinoso Medioevo per colpa di due sgarri che non potevano avere perdono: essere un ostacolo per l’United States Africa Command (AfriCom) e avere in progetto la moneta unica africana, il Dinaro. E c’è da scommettere che – in mezzo al caos di oggi – l’unica parte un po’ decente, il governo laico di Tobruk, non sarà quella che noi sosterremo. Perché noi abbiamo come nemici giurati non al-Qa’ida, non l’ISIS, ma ogni pur labile barlume di governo laico e progressista.

I Siriani godevano del nuovo clima portato da Bashar al-Assad, studi di medicina in Gran Bretagna, sposato con una siro-britannica progressista, nemica del velo alle donne, laureata al King’s College di Londra. Una ventata d’Occidente. Erano soddisfatti di non avere più la censura su Internet (scoprendo così, divertiti, che la Siria era uno “stato canaglia”) e di avere invece un crescente flusso di turisti occidentali coccolati dalla bellezza e dall’ospitalità di questa civilissima nazione. Erano in un latente stato di guerra con Israele, per via del Golan occupato, ma il giovane Assad lo teneva sopito e contava di avviare negoziati proficui. Per il resto erano trent’anni che non avevano un conflitto. Ironicamente, da quando il padre si era alleato agli Stati Uniti nella Guerra del Golfo.

Ma erano parte del cosiddetto “asse sciita”, definizione molto grossier dato che il governo siriano è zeppo di sunniti è comprende anche un cristiano ortodosso, ma che riflette l’ostilità dell’Occidente per quella cintura di forze politiche e statali che non consentono l’espansione incontrollata di Israele in Medio Oriente e “proteggono” la Russia e l’Asia Centrale dalle aggressive operazioni imperiali. Così l’Impero è andato a stanare e a massacrare i Siriani e ha permesso che gli islamisti li lapidassero, li decapitassero e li crocefiggessero. È solo per una coraggiosa, tenace e intelligente resistenza se la maggior parte del Paese fa ancora parte dell’Era Moderna e non è stato ricacciato all’epoca dell’Inquisizione, come era nei piani dell’Impero.

Le migliaia di civili uccisi in Ucraina non sono uno scherzo. Sapevano di avere dei problemi, come in altri paesi, ma non pensavano nemmeno lontanamente che in pochi mesi sarebbero stati catapultati in una sanguinosa guerra civile. Ma l’Impero è andato a stanarli.

I nazisti a Kiev con le svastiche non sono uno scherzo, sono reali.

I tagliagole islamisti in Medioriente e in Africa non sono uno scherzo, sono reali.

Hiroshima e Nagasaki non sono stati degli scherzi.

Così come non è stato uno scherzo il gratuito bombardamento di Dresda, un’immane strage di esseri umani e di tesori artistici, fatto a puro scopo terroristico (come risulta da una nota di Churchill) e per dare un avvertimento all’Unione Sovietica di cosa erano pronti a fare gli Alleati (come risulta da una nota della Royal Air Force).

Non vi fate illusioni, l’Europa non verrà risparmiata. Non lo è di già, dalle guerre dei Balcani, dal bombardamento di Belgrado, prima città europea colpita dalla fine della II Guerra Mondiale. E ora la guerra è al suo centro, pronta a irraggiarsi dappertutto. I cingoli dei carri armati fanno già tremare le strade dei paesi baltici.

Queste cose avvengono, queste cose si fanno. Non sono i paraocchi che ci salveranno.

Torniamo al nostro generale. Quali sono le considerazioni per cui Clark sembra voler scaricare l’ISIS? I pericolosi effetti di feed-back? Potrebbe essere. O invece è motivato da una visione più ampia in cui si tenta di associare l’asse sciita all’Impero e si vuole mandare al diavolo gli insopportabili Saud (una tentazione sempre presente negli USA)? Boh! È una strategia praticabile nei termini che apparentemente propone Clark? Chi lo sa. Forse, ma in modo molto contorto.

L’acuto Nasrallah ha affermato che la meta finale dell’ISIS sono Medina e la Mecca (e non Roma, “che ci andrebbe a fare a Roma?” si è chiesto il capo di Hezbollah). Se questa affermazione non era intesa solo ad allarmare l’Arabia Saudita per indurla a smetterla di intrigare con l’ISIS, allora scaricare i Saud vorrebbe dire consegnare l’Arabia Saudita all’ISIS, addirittura con una protrusione nella Mezzaluna Fertile. A quel punto una piccola “rivoluzione colorata” all’interno dell’ISIS lo farebbe apparire come una compagine statale quasi presentabile. È un’ipotesi un po’ azzardata dato lo stato attuale di informazioni, ma va tenuta in considerazione. In grande si avrebbe all’incirca lo stesso effetto del fake blitz contro il già da lungo tempo defunto Bin Laden, blitz spettacolarizzato dai media per sdoganare nuovamente gli islamisti.

Magari gli USA consegneranno all’ISIS solo l’ex regno hashemita dell’epoca di Lawrence, o magari sparpaglierebbero gli eredi dell’ISIS un po’ di qua e un po’ di là, in Stati appositamente disegnati col righello nell’ambito della nota riconfigurazione del Grande Medio Oriente, come avvenne con gli Hashemiti dopo l’accordo anglo-bitannico Sykes-Picot.

Ma secondo il solitamente ben informato Thierry Meyssan, adesso Sykes sarebbe Obama e Picot sarebbe Putin. In questo caso le cose non quadrerebbero, o quadrerebbero, ma solo parzialmente, se effettivamente Washington per ora dichiarasse chiuso il dossier Siria. D’altra parte negli Usa c’è anche chi vorrebbe puntare direttamente sulla Cina e lasciare in pace la Russia (e quindi la Siria).

Caos ovunque. Nella testa della gente (anche nella mia), nei palazzi del potere, nelle società e tra le nazioni. Pura entropia.

Ah, che nostalgia per la rivoluzione proletaria! Come erano chiare le cose!

Come Altan faceva dire a Cipputi, “Non dovevamo essere così puri e nemmeno tanto duri, visto il magone che abbiamo“.

Goodbye and good luck