Un rigore molto dubbio

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di Luigi Altea, 28 maggio 2018

So bene che la democrazia è bella, e che lo è molto di più quando si è in maggioranza…

E tuttavia, i veri democratici devono saper accettare le vittorie altrui e le proprie sconfitte.

Come faceva il vecchio PCI, che dopo una battaglia persa sapeva riprendere la lotta, nelle aule parlamentari e nelle piazze.

Senza aspettarsi regali quirinalizi e senza ricorrere a trucchi.

E’ sempre meglio seguire la strada maestra, resistendo alle lusinghe delle facili scorciatoie, quand’anche correttamente percorribili.

Anche perché se c’è un Presidente che blocca i vincitori di oggi, ce ne sarà un altro che bloccherà quelli di domani, come ci furono quelli, zelanti o altezzosi, che stopparono o intralciarono quelli di ieri.

Anche uno che tanto amiamo e tanto ci illuse.

Le elezioni sono state vinte dagli euroscettici, ai quali si potrà chiedere tutto…ma non di rinunciare al loro scetticismo.

Io avrei preferito che a vincerle fosse stato LeU, lista alla quale, nel mio piccolo, ho cercato di dare un contributo.

E’ andata male.

Peccato!

Le tasse universitarie, anche ai figli dei ricchi, le aboliremo un’altra volta.

Io provo un’incontenibile invidia per il M5S che, in poco tempo, ha ottenuto una percentuale di consenso che il mio vecchio carissimo Partito, riuscì a raggiungere soltanto dopo mezzo secolo dalla sua fondazione.

L’invidia è il più umiliante, il più aflitivo e il più tormentoso dei vizi.

Ed io mi sento tormentato, afflitto ed umiliato.

Ma non riesco a recuperare l’euforia solo perché un arbitro, fin qui troppo accondiscendente con gli avversari, allo scadere della partita ha concesso, alla mia squadra, un rigore molto dubbio, e molto contestatabile.

I campionati si vincono altrimenti.

Con un Gigi Buffon in porta e un Gigi Riva in attacco.

E in panchina qualcuno capace di cambiare schema di gioco, di variare il modulo.

Perché la ripetitività annoia e uccide.

Abbiamo un maledetto bisogno di qualcuno capace di farci rimanere accesi.

Qualcuno di noi.

La speranza non si alimenta facendo il tifo per l’arbitro.

La speranza è un esercizio passionale, finalizzato alla realizzazione dei desideri e delle  utopie.

Non è la mano tesa in cerca di favori.

Occorre cambiare i vecchi riti che alimentano le nostre moderne pigrizie…

Bisogna potare i rami secchi.

Affinché l’albero recuperi la fioritura e la pienezza di frutti.

Affinché la Sinistra recuperi pienezza di Senso.