Vademecum sulla costruzione del socialismo di classe, largo e organizzato

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di Manuel Santoro, segretario nazionale di Convergenza Socialista e direttore della rivista teorica L’Ideologia Socialista, 10 dicembre 2018

In questo intervento definiamo, in modo molto sintetico, gli strumenti del mestiere che necessariamente serviranno per iniziare il lungo cammino verso il socialismo. Molto è stato detto e scritto, quindi consiglio a chi volesse approfondire, di far riferimento agli interventi già pubblicati nella rivista L’Ideologia Socialista.

Il primo punto è comprendere che qui trattiamo del socialismo di classe, ovvero dell’alternativa di sistema, strutturale, al capitalismo. La definizione del socialismo che ci pare essere più “azzeccata” è stata da noi ripresa dal Partito Socialista del Regno Unito, anno 1904, ovvero il socialismo è il “sistema della società che si basa sulla proprietà comune e sul controllo democratico dei mezzi e degli strumenti di produzione e di distribuzione della ricchezza nell’interesse dell’intera comunità”. Il socialismo di classe nulla ha a che vedere con il riformismo oppure con il socialismo riformista de facto “post-socialista”, né tantomeno con il populismo di sinistra oppure socialista. In soldoni, ripartiamo da Marx.

Il secondo punto è capacitarsi che il socialismo di classe, che Convergenza Socialista e la rivista L’Ideologia Socialista stanno rianimando, è largo, ovvero aperto nella militanza a tutti coloro che si ritrovano nell’alternatività strutturale al capitalismo, siano essi riformatori (non riformisti) oppure rivoluzionari. Ciò implica il superamento netto delle differenze storico-ideologiche tra socialisti e comunisti. E’ altresì vero che tutti coloro, socialisti o comunisti, ormai arresi al capitale (fautori, quindi, di un capitalismo dal volto umano) sono da considerarsi fuori dal nostro schema, dal nostro lavoro e dal nostro interesse.

Il terzo punto è che tale aggregazione ideale di donne e uomini richiede un’organizzazione. Voglio dire che parallelamente al lavoro ideologico e politico, è richiesto un altrettanto vitale lavoro organizzativo.

Alcune parole d’ordine da riprendere oltre a quelle già citate: ideologia, comunità, identità, educazione, partito, scuola. Oltre alle espressioni storiche che andrebbero recuperate e che oramai raramente si usano: lotta di classe, coscienza di classe, borghesia, proletariato, oppressi e oppressori.

Iniziamo, quindi, dall’ideologia.

L’ideologia socialista è la cornice ideale entro la quale una comunità socialista si forma attraverso lo strumento dell’educazione per la formazione di una identità culturale e politica socialista.

La comunità socialista si forma all’interno della scuola di partito la quale agisce creando le condizioni per la formazione dell’identità socialista all’interno di un preciso quadro ideologico.

Senza una comunità socialista formata, non è pensabile avere una sostenuta crescita dell’organizzazione socialista.

Il partito

Il partito ha un ruolo stabilizzatore per una comunità politica e di modellamento di una futura classe dirigente, ideologicamente educata e politicamente organizzata per il difficile lavoro territoriale. Il partito è da considerarsi progetto in divenire, dinamico, che cresce o decresce con i flussi politico-culturali della società. Non è un sistema rigido, e può essere un mondo altamente democratico, se lo si vuole, nel quale si discute e si richiede la discussione da parte di tutti. Se il lavoro ideologico-educativo è fatto bene, il partito non sarà mai un luogo dove si entra e si esce a seconda delle personali opportunità. Il socialista non è, non può e non deve essere un opportunista.

La funzione del partito rimane strategica nella sua essenza. Il processo educativo ed organizzativo sono di lungo periodo, e di conseguenza, la natura stessa del partito viaggia di pari passo. Esattamente come i grandi potentati, le grandi dinastie e gli ordini religiosi che lavorano al perseguimento dei propri obiettivi nell’arco dei secoli, non anni, la via al socialismo e, di conseguenza, la costruzione ed il successivo rafforzamento dell’educazione e dell’organizzazione, quindi del partito, è un tragitto lungo nel tempo e nello spazio che non si può ritenere un fuoco di paglia.

Educazione politica e scuola di partito

L’educatore assume un ruolo importante una volta definita con chiarezza una piattaforma ideologica precisa. L’intellettuale al servizio della comunità è una risorsa positiva poiché crea le condizioni per una profonda comprensione delle questioni del mondo e crea le condizioni per una convergenza culturale e politica necessaria. Se nel socialismo l’idea di comunità equivale all’idea di partito, visto la sua necessaria valenza pluralista e democratica, educazione è scuola e l’educazione politica dovrà avvenire nella scuola di partito.

Che fare?

Continuare nel nostro lavoro ‘fondativo’ del socialismo partendo dalla consapevolezza della necessità storica di una riemersione della coscienza di classe e, conseguentemente, del confronto aspro tra gli interessi diversi che conduce alla lotta tra campi avversi.

Riprendiamoci i vocaboli e parliamo apertamente di coscienza di classe e lotta di classe. Il socialismo saprà riemergere in un forma organizzata se saprà riappropriarsi con orgoglio di un vocabolario dimenticato.

Gli strumenti per farlo ci sono: educazione politica, osservazione e analisi critica della società e della sua organizzazione, coscienza di classe.