Il verdinismo, ovvero l’arte di soccorrere il vincitore

per Gian Franco Ferraris
Autore originale del testo: Alfredo Morganti,

di Alfredo Morganti – 17 maggio 2016

Che cosa sia il verdinismo facciamolo dire al titolare. Perché oggi su Repubblica, in poche frasi, Verdini ci rappresenta in termini chiarissimi quale sia il contesto in cui si muove. “La politica moderna è questa. C’è una leadership che si conquista sul campo il suo consenso, c’è una leadership chiamata a fare le cose. Per me, questo è un processo del tutto naturale”. ‘Ala’, il raggruppamento di Verdini, in fondo è solo passata da una leadership a un’altra, per farci cose assieme, in termini del tutto naturali, senza badare troppo a schieramenti, partiti, identità (che peraltro la politica moderna, direbbe Verdini stesso, ha annacquato pragmaticamente e cancellato in nome del ‘fare’). C’è una leadership, dunque, e tanto mosche che si attaccano alla carta moschicida nel mero intento di fare delle cose assieme. Ogni steccato è saltato, ogni senso di appartenenza, ogni punto di riferimento che non sia meramente pratico. Il moderno sarebbe questo vorticoso girovagare di monadi, questo ceto politico ormai sgombro di fantasie e capricci ideologici, pronto a ingurgitare tutto, purché si ‘facciano’ cose (ho i brividi a pensare cosa si possa ‘fare’ in un clima cinico del genere).

Insomma, ognuno sta solo sul cuore della terra, alla disperata ricerca del padrone di turno, del capo che ha stabilito un feeling col popolo, del leader con le mani libere dalle pastoie degli schieramenti. Un gioco a tutto campo, dove la squadra è solo un centravanti attorno al quale si coagulano giocatori alla cieca, persino con casacche diverse (tanto le casacche ormai sono solo vestiario), purché fedeli, utili, liberi da zavorre ideologiche. Ognuno sta solo, e fa gruppo soltanto quando si tratta di votare (in parlamento, nei seggi elettorali), di dare la fiducia, di sostenere con like e retweet, di fare corpo in tv e sulla stampa, di scrivere le apologie del Capo. Al massimo quel solitario si riunisce in ‘clan’, cerchie, paccottiglia. Ma non più in un ‘partito’ in senso tradizionale (troppo impersonale, troppo collettivo, troppo ‘vecchio’ e superato). Politica moderna di un ceto politico capace di calcolare solo i vantaggi pratici, il ‘fare’ appunto. Ognuno sta solo sul cuore della terra a fare riforme, a montare plebisciti, ad annunciare ‘magnifiche sorti e progressive’. Ognuno sta solo, libero da partiti, ma deve sbrigarsi, sposare e poi mollare il Capo di turno al momento di ‘passaggio’, alle prime avvisaglie, con migrazioni accorte, rapide e spettacolari, proprio come ha fatto Verdini nel transito da Berlusconi a Renzi (e nel gesto supremo di sposarli tra loro). Perché non ti colga di sorpresa il tramonto, perché non scenda subito la sera (perché la sera scende!). Che poi so’ cavoli.

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