Voti comprati e politica superficiale

per Gabriella
Autore originale del testo: Alfredo Morganti
Fonte: facebook

di Alfredo Morganti – 19 gennaio 2015

La politica superficiale

“Per imporre, realizzare questo modello politico [le larghe intese, e forse pure il pattismo nazareniano su scala regionale] si è fatto ricorso in modo spregiudicato al sostegno del centrodestra nelle primarie del nostro partito. E anche all’inquinamento dei voti comprati”. Così Cofferati, durissimo sui fatti di Liguria. Questa parte della sua intervista a Repubblica di oggi raffigura uno scenario davvero inaudito. Perché ci può stare che qualcuno tenti di inquinare delle primarie talmente ‘aperte’ da apparire persino finte. Ma il problema è che si inquini il voto non solo per orientare la scelta al candidato (ché già sarebbe gravissimo), ma nell’intento di imporre dall’esterno, con una forzatura, una linea politica! Un partito non c’è più quando il suo indirizzo politico è scelto da altri, e non solo dai passanti, come diciamo da tempo, ma dai suoi avversari. Cofferati avrebbe sbagliato a uscire dal PD, lui, uno dei fondatori? E che cosa avreste fatto voi, al suo posto? Avreste patteggiato col vincente? Col centrodestra? Coi passanti? Avreste ritagliato un vostro spazio comunque, nella palude che vi circondava? Chiudendo gli occhi e la bocca dinanzi a un fatto che Francesco Merlo su Repubblica di ieri ha definito: “quattromila voti patacca: pochi per ribaltare il risultato, troppi per non farne una questione morale”? Mentre Michele Serra ha rincarato: “Gravi, molto gravi sono le accuse e i sospetti che gravano su quelle primarie, e su altre precedenti: non dunque su Cofferati, ma su chi rimane. È sconcertante la sbrigativa disinvoltura con la quale il nuovo PD parla di se stesso. Non dei suoi avversari: di se stesso”.

Il renzismo è soprattutto superficialità. La rottamazione è superficialità. La personificazione della politica è superficialità. Il nuovismo è superficialità. La paraculaggine è superficialità. ‪#‎enricostaisereno‬ è superficialità. Fare patti segreti con l’avversario è superficialità. Un’insostenibile leggerezza dell’essere che peggiora tutto, che sommerge l’intelligenza, la passione, l’accanimento con cui ci si batte per idee e valori secolari che ora sembrano ridotti a cianfrusaglie, alle ‘buone cose di pessimo gusto’ gozzaniane, che col poeta torinese sono almeno poesia, ancora valore, ma qui solo marciume da gettar via alla ricerca di una novità per la novità. Serra dice “sbrigativa disinvoltura”. Peggio dico io: è colpevole disprezzo delle tue cose, delle tue idee. È cinismo nella forma più scoppiettante: quello per cui saltano tutti i confini non solo dei valori, delle idee, dei principi, ma i confini stessi della politica, tra compagni e avversari, tra maggioranza e opposizione, tra chi governa e chi no, tra partiti e partiti (o quel che ne resta). Un deserto piatto e uniforme buono per i serpenti a sonagli, che partorisce inevitabilmente le primarie liguri, campane, palermitane, e che inquina la politica in genere e la stessa identità di un partito che nasce grande ma vive sempre più piccolo (nonostante il 41%) e avviluppato in certe meschinità che non lo onorano affatto. Anzi. Certo, oggi la questione di una forza di sinistra in Italia si ripresenta più grande che mai. Una domanda che si può far finta di non sentire, si può pure rimandare a tempi propizi, ma che rintona forte nelle menti e nei cuori di tanti.

Ps – [Io sostengo, pur appassionato di calcio, che le metafore calcistiche in politica siano la testimonianza delle pessime frequentazioni culturali dei politici di ultima generazione. Poi, però, quando si esagera nel ricorrervi, io rispondo sempre per le rime. Ecco].

C’è chi dice che Cofferati si sarebbe comportato come i bambini che si portano via il pallone dopo la sconfitta. Ma io dico che questa partita è parsa da subito strana. Perché qualcuno si era portato via le regole ancor prima che la si giocasse, oppure ne aveva imposte di strane e aggirabili con le primarie aperte. È il calcio-scommesse democratico quello che si è visto in Liguria. Il PD non lo salva più nemmeno la moviola in campo.

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1 commento

Araldo 20 Gennaio 2015 - 16:33

OTTIMA-OTTIMA-OTTIMA.
Che dire di più, Morganti sferza con durezza più che giustificata la piega MALAFFARISTA che ormai infesta da qualche tempo il PD.
Genova a mio avviso, può essere considerata solo la goccia che finalmente ha fatto traboccare il vaso e Cofferati chi questo vaso con CORAGGIO ha finalmente rovesciato. Meschine e cariche di livore sono le accuse lanciate contro la sua persona dai quaquaraquà della direzione PD e del caravanserraglio che circonda il cammelliere con il suo lezzo fognario.
Più grave è il silenzio di questo cammelliere diventato principe del MALE, grazie all’appoggio di poteri estranei alle radici (anche quelle della DC non mafiosa) e allo Statuto del PD, perché dimostra CODARDIA, incapacità di confronto su fatti cosi gravi e nel frattempo che questi inquinamenti a questo principe machiavellico e del male sono ed erano a conosciuti.
Che fare, io credo che ormai in un movimento di affaristi, chi abbia veramente degli IDEALI e soprattutto l’idea che la Politica debba essere servizio al bene comune e come invitava John Fitzgerald Kennedy nel suo celebre discorso “Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese” non possa più starci.
Allora si parta con la ricostruzione di una vera sinistra moderna, che nulla abbia a che fare con voti, personaggi mafiosi o legati ai Poteri Forti e anche fare attenzione che chi ne faccia parte non sia solo per la sua ambizione personale di creare gruppetti che disperdano voti come è stato fino a oggi.
COMPAGNI E AMICI NON POSSIAMO PIU’ SBAGLIARE.

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