Voto Bartolo, perché

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di Alfredo Morganti – 24 maggio 2019

Ho rischiato di astenermi, per la prima volta in vita mia. Non amo le liste elettorali specificatamente orientate al voto e, prevedibilmente, senza alcun radioso futuro (faccio ammenda persino di certe mie scelte passate). Né amo (come saprete) il PD, segnatamente quello renziano, per quanto anche l’abbrivio veltroniano, prima o poi, avrebbe inevitabilmente condotto a questo squallido esito. Il mio tormento, tuttavia, nasceva dall’odio contro l’astensionismo, che io vedo sempre come una sconfitta personale, come la misura della incapacità di cogliere uno spunto, una differenza, un’occasione. Poi, però, si è profilato Pietro Bartolo. Non un semplice candidato alla ricerca di una collocazione istituzionale, ma un uomo esemplare, il testimone di un modo di stare nella società, la prova vivente di un ammirevole umanità messa a disposizione degli ultimissimi. Bartolo è candidato nel PD? E allora? Certo, l’idea di votare la lista del PD può destare molte perplessità: io non ho mai votato il pd renziano, per dire nel 40% non c’ero. Pur tuttavia la via stretta di scegliere l’umanità di un medico in prima linea mi è parsa talmente giusta, che avrei anche superato la scelta di orientarmi sulla lista piddina. A che serve il voto, d’altronde? A scegliere la rappresentanza, in primis. E io mi sento perfettamente rappresentato da Bartolo.

Così rafforzi il PD, mi si dice. Ribaltiamo il guanto. In realtà, votando Bartolo rafforzo l’umanità del parlamento europeo, scelgo un candidato che mi dà forti garanzie in questo senso. E poi le qualità umanitarie, nello sfacelo politico e nel cinismo che deborda, non sono poca roba, di questi tempi valgono più dell’acume tattico o del distintivo identitario. Io d’altra parte non credo più (o affatto) che per rifondare la politica (e con la politica la sinistra) basti fare una campagna elettorale gridando proclami e poi, alla prima occasione, ritirarsi nei propri appartamenti, mostrando di aver mal sopportato la temporanea vicinanza in lista a una specie di avversario (o nemico). La politica si rifonda con modalità proprie, non ballando sul ritmo di campagne elettorali sempre più avulse dai cittadini e virtuali, perché vissute soprattutto sui social (in compagnia di milioni di finti profili, peraltro). Io credo che, oltre l’appuntamento elettorale, servano molte energie che spingano per demolire e ricostruire la sinistra, scomporre e ricomporre l’attuale geopolitica, in un’ondata di rinnovamento che deve trascinare via tutti, ma proprio tutti. Non per sciocco nuovismo, ma per ricostruire i bastioni di una presenza a sinistra oggi davvero evanescente.

Perché Bartolo, allora? Perché sarebbe il primo mattone di vera umanità in un mondo, compresa la sinistra, dove ancora prevale l’accorgimento tecnico (la lista) su quello politico (la rifondazione), la mossa tattica (staccare una rappresentanza purchessia) rispetto a quella strategica (lavoriamo a un partito largo e plurale dove tutti si sentano a casa, per prime le minoranze), il virtuale (l’arrembaggio sui social, la corsa alla tribuna tv) rispetto al reale (la sintonia e la prossimità con mondi, classi, ambienti realissimi, soprattutto se parliamo di sofferenza e disagio), la personalizzazione (i leader, i capi, i faccioni, l’uomo nuovo) invece della impresa collettiva, il proprio orticello invece del bene comune. Se non prendiamo atto che la sinistra, da sconfitta, è vittima per prima dell’egemonia della destra, di un modo di fare politica mediatico e personalizzato, oltre che essere prima responsabile dei partiti leggeri che ondeggiano e si lacerano a ogni filo di vento (e per sinistra intendo, sempre, tutta la sinistra) e se tutto questo non accadrà nei tempi dovuti (e si adotteranno perciò misure adeguate), io penso che a ogni successiva elezione saremo qui a proporre liste unitarie come ultima spiaggia, sperando che esse costituiscano la chiave di volta universale, senza peraltro esserne convinti davvero. Perciò: abbiamo Bartolo, ossia un mattone di umanità possibile in un edificio tutto da costruire? Bene, fatemelo votare allora, sperando davvero che sia eletto. Dopo di che sono qui, pronto a ragionare su tutto. E ce ne sarebbe, altro che.