La regolamentazione delle criptovalute in Italia ha attraversato un’evoluzione graduale ma significativa, riflettendo sia le dinamiche tecnologiche globali sia le specificità normative europee. Dalla fase iniziale di incertezza giuridica fino all’adozione dei più avanzati standard europei, il quadro normativo italiano ha seguito un percorso che ha portato maggiore chiarezza agli operatori, agli investitori e alle istituzioni.
Le origini: un contesto privo di norme specifiche
Nei primi anni 2010, quando Bitcoin iniziava a guadagnare attenzione nel pubblico e nei media, il legislatore italiano non disponeva di un impianto normativo dedicato. Le criptovalute erano considerate principalmente un fenomeno tecnologico emergente, senza un riconoscimento formale né come moneta né come strumento finanziario. In questa fase iniziale, le autorità, come Banca d’Italia e CONSOB, si limitarono a pubblicare comunicati e avvertenze sui rischi associati all’utilizzo delle valute virtuali, concentrandosi in particolare su volatilità, assenza di garanzie e possibilità di utilizzi illeciti.
2017: la prima definizione ufficiale di “valuta virtuale”
Un punto di svolta si verificò nel 2017 con il decreto legislativo n. 90, che recepiva la Quarta Direttiva Antiriciclaggio europea (AMLD4). Per la prima volta l’ordinamento italiano introdusse una definizione giuridica di “valuta virtuale” e individuò gli operatori coinvolti nell’utilizzo e nello scambio di criptovalute. La principale novità fu l’obbligo, per i prestatori di servizi di conversione tra valute virtuali e valute aventi corso legale, di sottostare agli adempimenti antiriciclaggio.
Parliamo di una normativa che pose le basi per un primo riconoscimento ufficiale del settore, pur mantenendo un approccio prudenziale. Gli exchange e gli operatori di wallet divennero soggetti obbligati e dovettero implementare procedure di identificazione della clientela (KYC) e monitoraggio delle operazioni, soprattutto perché in quel periodo nacquero numerosi altri servizi in criptovalute, come casinò blandamente regolamentati e pronti a far concorrenza a siti dotati di rigorose regolamentazioni come NetBet o simili.
2019–2021: il registro degli operatori e l’allineamento alle direttive AML europee
Con l’evoluzione delle direttive AMLD5 e AMLD6, l’Italia ha rafforzato ulteriormente il proprio impianto normativo. Nel 2019 venne introdotto l’obbligo di istituire presso l’Organismo degli Agenti e dei Mediatori (OAM) un registro per i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale e per i prestatori di servizi di portafoglio digitale.
Il registro, divenuto operativo nel 2022, rappresenta un passaggio fondamentale per il settore: gli operatori che intendono offrire servizi crypto in Italia devono iscriversi e comunicare periodicamente i dati sulle operazioni svolte. Questo strumento ha aumentato la trasparenza del mercato e ha permesso alle autorità di avere un monitoraggio più strutturato delle attività legate alle criptovalute.
Parallelamente, Banca d’Italia e CONSOB hanno continuato a svolgere un ruolo di vigilanza e indirizzo, distinguendo sempre più chiaramente tra cripto-attività con natura finanziaria (come i security token) e quelle assimilabili a meri strumenti di scambio o utility.
L’arrivo del quadro europeo: il regolamento MiCA
Un cambiamento epocale si è verificato con l’approvazione del regolamento europeo MiCA (Markets in Crypto-Assets), adottato nel 2023. L’Italia, come gli altri Stati membri dell’UE, è tenuta ad applicare questo regolamento che crea un quadro armonizzato per l’emissione e l’offerta al pubblico di cripto-attività, compresi i token di pagamento, gli asset-referenced token e gli e-money token.
MiCA introduce requisiti rigorosi per i fornitori di servizi sulle cripto-attività (CASP), come:
- autorizzazioni specifiche rilasciate dalle autorità competenti;
- norme sulla governance interna;
- obblighi di trasparenza informativa verso gli utenti;
- misure per la tutela patrimoniale dei clienti.
Per l’Italia, l’integrazione del MiCA significa una profonda revisione dei ruoli delle autorità di vigilanza e un coordinamento più stretto con le istituzioni europee. L’OAM continua a svolgere funzioni di registro transitorio, ma la supervisione sostanziale dei CASP sarà progressivamente spostata verso autorità finanziarie come CONSOB e Banca d’Italia.
Anche se l’UE taglia le stime sulla crescita in Italia, dal punto di vista regolamentare italiano sulle criptovalute abbiamo un ambiente più maturo e articolato che mai. Gli operatori iscritti al registro OAM sono numerosi, il che indica sia una crescente professionalizzazione del settore sia l’interesse del mercato italiano. Allo stesso tempo, l’introduzione del MiCA spingerà verso standard ancora più elevati, migliorando la sicurezza degli utenti e favorendo lo sviluppo di servizi innovativi.


