LUCE E OSCURITÀ. BOMBE NUCLEARI E LA NASCITA DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE.
” Ricordo di essermi domandato: che ragazzo è mai questo? Ancora non lo so, ma da allora mi ha sempre fatto paura. Dio della scienza. Laico. Legge tutta la notte.”
Qui di seguito alcuni aneddoti, ricordi e testimonianze sull’ individualità inquietante e oscura di cui ci occupiamo.
Trovava pericolosa l’ irrazionalità ed era convinto che le leggi scientifiche dovessero fondarsi sulle immutabili verità della matematica. Filosofie e scienze umane erano viste da lui e i suoi accoliti come semplici giochi di parole insensate. Nutriva fiducia nella matematica, la vera luce della ragione. Era un gigante del pensiero, ma allo stesso tempo infantile, sempre alla ricerca di qualcosa che somigliasse a un paradiso di assoluta chiarezza.
Aveva una capacità aliena di pensare solo ai fondamenti di forma compulsiva. Per lui il futuro del mondo sarebbe stato plasmato dalla matematica. Non è stato l’ unico a giocare col fuoco, tutta la sua generazione ha sguinzagliato i cani infernali. Tutti però ignoravano che la matematica deve essere praticata con riverenza, perché ha un potere che può essere usato a fin di male. La collocarono come il massimo che la mente umana potesse concepire, al posto di zanne e artigli. Ma e’ altrettanto pericolosa e letale.
La sua era una sinistra intelligenza meccanica a cui mancavano i freni, e diceva a volte di sentire un formicolio nel cervello. Aveva una inconmovible fede nella logica e il ragionamento materiale, ma di ogni cosa si deve poter dubitare, e il dubitare stesso può salvarci.
Una volta in Europa, davanti alla sfilata dei carri armati del Reichswher cominciò a salivare, lui era già adulto, e saltava su e giù come un ragazzino eccitato, e si fregava le mani fissando quegli strumenti di morte. Guardandolo estasiato di fronte a quel congegno meccanico, intravidi il suo futuro. E capii che c’erano pochissime speranze per tutti noi.
Poi si occupò di altri problemi, in preda a una bramosia, una smania, come una tigre che va avanti e indietro nella gabbia. E che deve assolutamente evadere. Si sentiva scatenato, lo percepivi pericoloso. Si trasformò in un cervello straordinario da noleggiare per un progetto che, come ebbe a dire, poteva fare saltare in aria il mondo. Collaborava con altri scienziati riuniti e segregati in un rifugio lontano dal mondo civile, segreto. Lui arrivava per le necessarie consulenze. Qualcuno di quegli scienziati una volta si chiese se il suo cervello non fosse l’ indice di una specie superiore, di una evoluzione oltre l’ umano.
Era stato chiamato per dare una mano per la bomba che avrebbe usato il plutonio, era necessaria una implosione perfettamente simmetrica di cariche esplosive intorno al nocciolo. I collaboratori non comprendevano le basi scientifiche, e poi non c’era ancora la tecnologia adatta né si sapeva come fare i calcoli. Il fatto che fosse un’ impresa disperata invece lo seduceva, se c’era un problema irrisolvibile lui si eccitava.
Uno dei problemi era rendere veloci i calcoli per la bomba. C’era una catena di montaggio matematica in cui ogni scienziato faceva solo e sempre un unico tipo di operazione. Si comportavano come delle macchine, era una soluzione umana. Ma per lui era già il futuro. Poi si resero disponibili delle macchine IBM a schede perforate, che catturarono subito la sua attenzione. Ricordava la sua infanzia quando il padre aveva portato a casa un telaio meccanico, che era in grado di tessere arazzi riproducendo i disegni attraverso fiorellini praticati su delle schede. Allora ne era rimasto stregato: come facevano dei fiorellini a dare informazioni, che facevano le schede a trasformarsi in tessuti?
Passò due settimane da solo a programmare le macchine calcolatrici IBM e a modificare le connessioni, e alla fine i calcoli complicati furono pronti.
C’era una remota possibilità che la bomba incendiasse l’ intera atmosfera del globo e che ogni cosa bruciasse o soffocasse. La bomba era una grande sfera di acciaio avvolta in un groviglio di cavi elettrici. Nella prima prova il bagliore della luce artificiale fu senza paragone, e poi a lungo durò un calore come quello del sole a mezzogiorno. Ma era prima dell’ alba.
Molti applaudirono, qualcuno rimase in silenzio, qualcuno pregava. Le bombe che avevamo disegnate erano nelle mani dei militari e loro vollero usarle. Allora li convinse, in base ai suoi calcoli, di fare detonare gli ordigni a una altezza ottimale per arrecare il massimo danno alle città.
Lui stesso era come un arma, un falco. Dopo il primo test atomico sbottò:” Quello che stiamo facendo e’ un mostro la cui influenza cambierà il corso della storia, sempre che continui ad esserci una storia. Ma sarebbe impossibile non andare fino in fondo, da un punto di vista scientifico, non sarebbe etico non fare quello che sappiamo fare. E questo è solo l’inizio.”
Fu di parola. Nel 1946 nacque l’ ENIAC, primo calcolatore digitale a valvole, che poteva fare in trenta secondi il lavoro di calcolo di venti ore. Fu migliorato radicalmente e divenne il prototipo del calcolatore digitale. Era incredibilmente potente e ci umiliava, perché rivelava i limiti del calcolo tradizionale, del modo di pensare umano per passi successivi. Era quello che serviva per eseguire le simulazioni numeriche e i calcoli necessari per la fattibilità della bomba a idrogeno.
Nel 1952 nell’ Oceano Pacifico (!) esplode una bomba a fusione nucleare con una potenza cinquecento volte maggiore delle bombe di Hiroshima e Nagasaki. La palla di fuoco, come un sole che sorge, raggiunse una temperatura di cento milioni di gradi, il cielo era rosso come una fornace. Fu una esperienza terribile perché la temperatura dell’ aria non diminuiva, come se il mondo intero fosse in fiamme.
Poi venne l’ ossessione per la biologia. Diceva:”Dite che certe cose una macchina non le può fare? Spiegatemi che cosa non può fare e io riuscirò a costruire una macchina che fa proprio quella cosa.” Voleva imitare dentro del calcolatore l’ evoluzione della vita. Intravedeva la vita digitale, creature che evolvono più in fretta di un sistema biologico.
Si chiamava John Von Neumann.
La cosiddetta intelligenza artificiale nasce proprio qui. Dovremmo affrontare questi temi con la mente aperta, con una visione umana e spirituale che squarci le tenebre diffuse proprio dalla scienza materiale e dalle tecnologie dell’ artificiale. Dove ci conducono? E chi ci conduce e si e’ intrufolato tra di noi e ha ispirato tali menti? La fissione e la fusione nucleare artificiale sono i processi più violenti che conosciamo, forze della morte. Perché presumere che la materia sia lì inattiva a nostra disposizione, solo per diventare vittima della nostra maestria? Se non abbiamo umane considerazioni e benevolenti motivi, ma siamo interessati alla conoscenza fine a sé stessa, e’ alta la possibilità che il risultato non sia un vero bene per l’ essere umano.
Basato su una lettura del romanzo “Maniac” di B. Labatut, Adelphi 2023
FILOTEO NICOLINI
Immagine: Hiroshima quattro mesi dopo l’ esplosione.


