Fonte: Corriere.it
Cacciari: “A Venezia una batosta inimmaginabile. Martella? Mio nipote Tommaso avrebbe preso più voti di lui”
«I giovani sono rimasti a casa. La colpa di questo risultato è di chi non vuole mai passare il testimone»
«Pazzesco il crollo dell’affluenza a Venezia… E stupefacente è il distacco di Martella da Venturini, non era mai successo in passato… Mamma mia…».
Comincia con una serie di sospiri ed esclamazioni la telefonata con Massimo Cacciari, 81 anni, filosofo illustre ed ex sindaco di Venezia. Lui venne eletto col centrosinistra la prima volta nel 1993, riconfermato nel ‘97 e rieletto infine nel 2005.
Non se l’aspettava, Cacciari, il voto di Venezia?
«Tutti i sondaggi parlavano di partita aperta. E poi Venezia era stato l’unico posto in Veneto dove a marzo al referendum avevano vinto i No. Perciò direi che gli elettori di centrosinistra stavolta non sono andati a votare, specie i giovani non ci sono andati».
«Il discorso parte da lontano. Il centrosinistra, dopo i miei mandati, inanellò suicidi a ripetizione. Ricordate Felice Casson? Invece di puntare sulle giovani leve veneziane del Pd, nel 2014 scelsero di candidare lui e vinse il centrodestra con Brugnaro. E ora con Martella ci risiamo: io lo conosco da una vita, Martella, niente di particolarmente tremendo, ma è un giovane vecchio, un politico puro, una carriera da eterno numero 2, numero 3, una volta al seguito di Veltroni, un’altra al seguito di Orlando, un’altra ancora di Bersani. Insomma, non è così che si crea entusiasmo tra gli elettori. Ci sarebbe voluta una figura diversa, come la Salis a Genova. Mio nipote Tommaso, per dire, avrebbe preso più voti di Martella…».
Suo nipote, Tommaso Cacciari, con gli attivisti no global del Veneto, era in prima fila a marzo scorso al corteo romano dei No Kings.
«Sì e ricordo che disse cose assolutamente condivisibili».
Disse al Corriere che le potenzialità per mandare a casa Giorgia Meloni ci sarebbero pure, ma i partiti del centrosinistra non riescono a intercettare la voglia di cambiamento delle piazze, perché rispondono a vecchie logiche e invece dovrebbero mettersi in ascolto dei movimenti.
«Proprio così. Già ai tempi di Casson io mi arrabbiai moltissimo con questi amici e compagni idioti, non faccio nomi, che pur di non passare mai il testimone ora hanno candidato Martella, che però è uno di loro. Così alla fine cos’hanno ottenuto? Una batosta inimmaginabile».
Ma che futuro vede per il Campo largo?
«Il Campo largo non si discute, è necessario per vincere le elezioni. Ma non è sufficiente».
«È bello che si bacino, ma ora bisogna cominciare a dire qualcosa agli elettori in vista delle Politiche del 2027: sullo stato sociale e con quali politiche fiscali, quale politica estera, che posizione assumere in Europa».
Giorgia Meloni a Venezia non si è vista.
«Perché è intelligente, lo penso da sempre. Ha fatto benissimo a non farsi vedere e se avesse imposto un candidato di FdI avrebbe perso matematicamente, perché avrebbe risvegliato l’antifascismo. Invece ha puntato su Venturini, che non era affatto l’alter ego di Brugnaro, ha lavorato per anni pancia a terra, il centrosinistra ha fatto male a sottovalutarlo. Credo che non abbiano influito invece le polemiche sulla Biennale e sulla Fenice».
Venturini ha avuto anche l’appoggio di Calenda.
«Frattaglie».
Per il futuro teme l’incognita Vannacci?
«Vannacci mi fa ridere. Mi spaventano Trump, Thiel, Musk, Xi, gli ayatollah e Netanyahu. Anzi, Netanyahu mi fa orrore».
Vincenzo De Luca sarà per la quinta volta sindaco di Salerno.
«Cose da manicomio. Ma questi sono vizi: c’è chi è cocainomane e chi vuole fare il politico a vita».
E lei un giorno potrebbe ricandidarsi a sindaco di Venezia?
«Neanche sotto le più infami torture».


