VENEZUELA, UNA NAZIONE PROVVISORIA
Ho tardato a scrivere della tragedia del Venezuela, sconvolto dalle notizie e le immagini. Alla Guaira vive mia figlia e due nipoti, anzi viveva, perché il suo edificio è parzialmente crollato e sarà abbattuto. Si sono salvati calandosi da un balcone all’ altro con una amaca come corda, allontanandosi in tutta fretta. Hanno perso tutto letteralmente. La Guaira ha significato per tante persone la morte violenta.
Io stesso vi ho vissuto per brevi periodi di visita, vicino al mare dei Caraibi, che è stato fino a ieri luogo di turismo e diversione per le sue spiagge.
Eppure, per me era stato motivo di apprensione quando dieci anni fa avvertii in casa un sisma di poca intensità avvenuto a centinaia di chilometri! Cercai sulla stampa dell’ epoca e scoprii che c’erano state vittime e crolli nel 1967 in occasione del terremoto a Caracas, proprio nella zona non lontana dal mare. In questi giorni, indagando a ritroso nel tempo, si scopre che il generale e dittatore Marcos Pérez Jimenez negli anni 50 non aveva voluto che La Guaira diventasse una cittadina perché il terreno non era adatto, e permise solo la costruzione di stabilimenti balneari. Pérez Jiménez fu deposto dall’ insurrezione popolare del 1957, e come dicevo nel 1967 accadde il violento terremoto di Caracas con molte vittime e ingenti danni. Anche a Caraballeda che è un municipio storico della Guaira; questo confermò la mia apprensione. Comunque, le avvertenze non furono prese in considerazione dai governi successivi e si cominciarono costruire edifici.
La Guaira poi e’ stata scenario di una disastrosa alluvione di fango e pietre nel dicembre 1999, con molti morti e una distruzione impressionante. Le piogge erano state così intense da saturare le montagne della Cordigliera sovrastante, che separa la valle di Caracas dal mare. Ancora ieri gli abitanti temevano le piogge eccessive per la conformazione inclinata delle terre.
E questo particolare della discesa improvvisa di fango, acqua piovana e detriti, ci porta alla spiegazione che hanno dato i geologi. Questa costa si è formata su scala geologica da terreni alluvionali privi di consistenza e in un certo senso “mobili”. È considerata fragile.Non adatta a costruire edifici. Se non con norme antisismiche molto severe. Nulla di ciò e’ stato preso in considerazione, tranne forse per pochi edifici.
Il senno di poi aiuta a comprendere ma non attenua i gravi problemi. Venezuela è un paese stremato da anni di incertezze e violenza. Non può sorprendere la estrema lentezza dei soccorsi, se per anni si e’ data priorità assoluta agli organismi di sicurezza e repressione a scapito di unità di crisi e servizi di emergenza in caso di disastri ambientali.
Solo pochi mesi fa i bombardamenti a Caracas terrorizzarono la popolazione e l’ appello a riprendere le attività creava l’ illusione di una normalità avvolta nella totale incertezza. Venezuela è una società mutilata dall’ esodo e traumatizzata da anni di penurie e repressione. Le mie visite familiari mi portarono più volte a frequentare principalmente zone popolari, e più acuto mi appariva il divario sociale tra la città degli edifici e centri commerciali e le diffusissime baracche. C’era la sensazione di essere trascinati verso il basso, senza risalite alla vista. E poi assistevo a uno spettacolo ubiquo di diffusa bruttezza, l’ altro aspetto di essere trascinati verso il basso.
Gli effetti del terremoto accentuano tutti i problemi e non è facile intravedere una inversione di rotta. Una emergenza segue l’ altra. E’ come il cane che morde l’ uomo vestito di cenci. Il drammaturgo J. Ignàcio Cabrujas diceva che Venezuela è una Nazione provvisoria. Ma forse tutto oggi nel mondo e’ provvisorio.
FILOTEO NICOLINI
IMMAGINE: GUARDANDO VERSO IL FUTURO, HECTOR POLEO


