A Berceto, appennino toscoemiliano: tra Compostela, Roma, Gerusalemme e South Dakota

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Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche” Tatanka Iyotaka (“Toro Seduto”, 1831-1890)

di Franco Cardini – 14 aprile 2019

Berceto, oggi in provincia di Parma, è un piccolo centro montano sull’antica via del passo della Cisa, tra Fornovo sul Taro e Pontremoli, la città dei librai. Cresciuto attorno all’abbazia di San Pietro in Ciel d’Oro, fondata secondo Paolo Diacono da re Liutprando probabilmente tra 714 e 715, divenne una statio importante sulla via assurta a grande fama tra X e XIII secolo, nell’epoca d’oro del pellegrinaggio europeo sull’asse nord-ovest/sud-est teso fra Santiago de Compostela in Galizia e Roma, che proseguiva poi sino al santuario michelita del Gargano in Puglia e di lì, passato il braccio di mare del canale d’Otranto, lungo la Via Egnazia conduceva a Costantinopoli e quindi a Gerusalemme. Attorno a questo asse viario ricco di diverticoli si andò costruendo una rete stradale i fruitori per eccellenza della quale erano i pellegrini, ma lungo la quale transitavano prelati, principi, crociati, mercanti (soprattutto mercanti), “marginali” e poveri d’ogni specie. L’arteria che attraversava Berceto, oggi famosa stazione climatica nota per i suoi funghi, era celebre e soprattutto è celebre oggi col nome di Via Francigena (o Romea). Per questo oggi Berceto è candidata a divenire un “Comune UNESCO” ed è oggetto di molta attenzione in un momento come questo, che assiste a un ampio e diffuso revival del fenomeno del pellegrinaggio.

Un revival che non può non interessare i cultori di storia e di tradizioni popolari, che da noi appaiono in crescita esponenziale per quanto apparentemente almeno in opposizione al fenomeno, altrettanto attuale, del disinteresse per le discipline storiche nella scuola e nell’Università. Un paradosso degno di studio attento.

Ma questo non è l’unico paradosso riscontrabile a Berceto. Il suo centro storico langue: è in libera caduta demografica e mancano buoni collegamenti pubblici fra esso e l’area regionale circostante. Ha tutte le potenzialità per divenire un luogo di villeggiatura importante e un’attrazione storico-culturale di rilievo. Che cosa gli manca?

E’ quanto si è chiesto il sindaco Luigi Lucchi: e, per impostare una risposta adeguata, ha riunito ieri, 13 aprile, nei locali del rinnovato Cinema Roma (un edificio fantastico, una specie di “Nuovo Cinema Paradiso”), un folto pubblico per una giornata d’incontro e di studio volta a impostare il problema e a lanciare iniziative risolutorie. Ai lavori, coordinati dal giornalista di RAI-TG2 Luciano Ghelfi, hanno partecipato Alessandro Bosi, Philippe Daverio, Luca Mercalli, don Carlo Pizzo, Massimo Spigaroli, Mario Tozzi; le tavole rotonde sono state direte da Giovanni Capece e Luca Ponzi; al termine, dopo un intrattenimento musicale, è stato proiettato il film Il Prato delle Volpi di Pietro Schivazzappa. Le conclusioni sono state tirate da un Ospite d’Onore veramente d’eccezione, Irene Pivetti.

Tra le intenzioni proposte con ferma e concreta volontà realizzativa c’è quella – alla quale io mi sono formalmente impegnato a collaborare con esplicita responsabilità e a titolo del tutto gratuito – di fondare a Berceto un Centro Internazionale di Studi sulle Culture del Pellegrinaggio (C.I.S.Cu.P.) con annessa biblioteca, che sarà fondata grazie a una piccola riserva di opere specialistiche che mi sono personalmente impegnato a donare.

Di Centri Studi ce ne sono fin troppi: a proposito di quelli dedicati al pellegrinaggio, la loro proliferazione è comunque stata fino a oggi carente di scambi, di reciproca informazione, di coordinamento: a ciò vuole supplire il C.I.S.Cu.P proponendosi, tuttavia, non già come istituzione egemonica – non ne avrebbe né il diritto, né l’autorevolezza, né i mezzi – bensì come istituzione di servizio nei confronti di chiunque, pubblico o privato, necessiti di dati e di contatti nella direzione dello studio dei pellegrinaggi o dell’organizzazione e partecipazione ad essi. Il C.I.S.Cu.P. si propone di organizzare corsi, seminari, cicli di conferenze e master; di procurare borse di studio; di gestire direttamente viaggi sulle orme di pellegrini; di dar periodicamente vita a convegni, congressi, giornate di studio; di raccogliere films, musiche e opere d’arte ispirate al pellegrinaggio in vista di organizzarne altrettante banche-dati.

Ma la cultura del pellegrinaggio va anche sostenuta e diffusa a livello mediatico in una prospettiva di qualificata divulgazione. Al fine di far conoscere sempre di più le tematiche del pellegrinaggio come esperienza universale nelle sue molteplici e ricchissime variabili, il C.I.S.Cu.P. si propone di curare ogni anno l’organizzazione a Berceto (indicativamente attorno alla festa liturgica di san Giacomo, il 25 luglio) d’un Festival del Pellegrinaggio con giochi, spettacoli teatrali, proiezioni di films, dibattiti, stands dedicati all’editoria e alla gadgettistica, iniziative sul modello di eventi come il Festival del Medioevo che ha luogo ogni anno a Gubbio.

D’altronde, se il pellegrinaggio è volto alla conoscenza dei costumi religiosi e folklorici, Berceto ha un altro asso della manica: il suo gemellaggio con la nazione native Americans degli oghlala e con il suo capo leggendario, Toro Seduto. La tragedia degli amerindi è scarsamente conosciuta in Italia, ma il loro è uno dei più terribili genocidi ai quali la storia ci ha costretti ad assistere. Per questo, al fine d’impedire un nuovo verificarsi di eventi come quello e nell’intento di combattere ogni forma di negazionismo, a Berceto si è pensato a un programma di sostegno della memoria dedicato alle culture amerinde scomparse e in genere ai popoli estinti o in via di estinzione: esso, sotto il titolo di Siamo tutti pellerossa,si dedicherà allo studio dei genocidi nella storia del genere umano e alla valorizzazione culturale dei popoli che ne sono stati vittime.