Al gran circo delle primarie

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di Luca Billi, 27 febbraio 2017

Osservo queste ennesime primarie del pd più con l’interesse dello storico del teatro che con la passione del politico. Il mio giudizio su quel partito è netto, da tempo, e credo che ormai più nulla me lo farà cambiare: è assolutamente ininfluente quale sarà l’esito del 30 aprile, perché il pd è nato per distruggere la sinistra in Italia e quindi io sono – e sarò – un suo avversario.

Con questa mia curiosità per così dire scientifica ho trovato comprensibilissima la candidatura di Michele Emiliano: sta nel suo personaggio, nel canovaccio di questi teatranti. Il satrapo pugliese, esattamente come Renzi, è un animale dell’oltrepolitica; per lui, proprio come per Renzi, è assolutamente privo di significato definirsi di destra o di sinistra, richiamarsi a questo o quello schieramento, a questo o quel valore. A Emiliano, come a Renzi, interessa il potere e ogni sua scelta è legata al raggiungimento di questo obiettivo. Emiliano ha capito che avrebbe avuto più fortuna a candidarsi con il centrosinistra e ha fatto quella scelta, evidentemente con profitto. Ha capito che adesso ci avrebbe guadagnato a essere antirenziano ed è diventato antirenziano. Per questo io ho sempre creduto poco che partecipasse a una scissione: non è nel personaggio. Emiliano non può vincere, perché non vuole vincere, non gli interessa, anzi per lui sarebbe a questo punto una iattura, solo rogne. Queste primarie gli servono per contare: gli servono voti da far pesare.

Immagino che il cacicco pugliese soffrisse che il suo dirimpettaio campano godesse di maggiore notorietà di lui: De Luca sono mesi che viene imitato da Crozza. Adesso che il comico genovese ha cominciato a interpretare anche lui, Emiliano è soddisfatto, ha raggiunto uno degli obiettivi che si era prefissato il suo ego ipertrofico. Ovviamente Emiliano non è solo facciata, è soprattutto gestione del potere e degli affari, ma – esattamente come il boss di Salerno – la sua dimensione è quella regionale: lui tanto più conta quanto più controlla dei territori. Infatti uno degli effetti più evidenti dell’oltrepolitica è proprio quella di aver spostato il baricentro del potere da un lato verso i territori e dall’altro verso autorità sovranazionali: i governi nazionali, specialmente di paesi come l’Italia, sono vasi di coccio in mezzo a questi poteri. Emiliano, che è intelligente, l’ha capito e in Puglia vuole restare.

Quello che invece trovo davvero incomprensibile è la candidatura di Andrea Orlando. L’ho conosciuto circa quattordici anni fa. Siamo praticamente coetanei. Lui faceva il suo apprendistato politico nell’organizzazione e tra noi delle feste e quelli di quel dipartimento c’erano spesso contatti. Lui era arrivato da poco a Roma da La Spezia, e infatti parlava poco, osservava, studiava, faceva gavetta. Me lo ricordo come uno serio. Ne ha fatta di strada: è uno diligente. Ed è stato anche fortunato. Nella lista con cui Renzi salì al Quirinale Orlando continuava a occupare la casella dell’ambiente, mentre Nicola Gratteri avrebbe dovuto essere il nuovo Guardasigilli, ma siccome Napolitano non lo voleva, Orlando si ritrovò in pochi minuti a capo del ministero di via Arenula: di giustizia si era occupato da tempo, ne sapeva molto più che di ambiente e quindi è capitato al posto giusto. Non sempre succede.

Orlando non è come Renzi o Emiliano, è uno che fa politica, che l’ha sempre fatta, per me la fa male, ma la fa, o meglio non sono assolutamente d’accordo con lui, ma la fa. E infatti ha cominciato questo percorso delle primarie come fossero una cosa seria e non la baracconata che è. Personalmente credo che avrebbe avuto ben poche chance anche se non ci fosse stata questa sorta di scissione tosco-emiliana, capeggiata da Bersani, ma così le sue speranze sono davvero ridotte al lumicino. Orlando è inadatto per le primarie, non è un artista del circo come gli altri due, lo ridicolizzeranno alla prima occasione. Come ho detto non mi dispiace: peggio per lui, se l’è cercata. Non è certo innocente il tenero Orlando. Ma la sua candidatura avrà l’unico risultato di rendere ancora più sminuito il ruolo della politica, perché l’unico politico del mazzo finirà per fare la figura del clown bianco, noioso e severo, mentre tutti gli applausi se li prenderanno i due augusti.

Venghino, siori, venghino allo spettacolo delle primarie: più gente entra, più bestie si vedono.