Alle pendici della fucina di Efesto

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di Luca Billi, 26 dicembre 2018

Quando i maschi decisero che il momento della fecondazione era più importante di quello del parto, e quindi che era finalmente arrivato il tempo di prendere il potere, togliendolo alle donne, avevano bisogno di nuovi dei: volevano smettere di venerare la Grande madre. Ed ecco allora questi due nuovi dei, figli di Era, i fratelli Ares ed Efesto, il dio soldato e il dio fabbro. Secondo una leggenda, arrivata a noi grazie a Esiodo, soltanto Ares era figlio anche di Zeus, perché il dio fabbro era stato concepito dalla sola Era: il mondo vecchio evidentemente faticava a essere sconfitto. E il dio fabbro era più antico del dio soldato, perché il fabbro era una creatura a suo modo magica. Quando ancora c’era la dea lunare, questa proteggeva, nella sua natura misteriosamente trina, i medici, i fabbri e i poeti, ossia quei “maghi” che sapevano fare le cose, che sapevano creare dal nulla.
Omero – le cui storie risalgono a tempi molto antichi, ai tempi della luna – non ama molto i due fratelli che dice siano entrambi figli di Zeus ed Era. Nel racconto omerico Ares è solo capace di combattere e non conosce la themis, la giustizia e la pietà; e soprattutto combatte sempre dalla parte di chi è destinato a vincere. Ares è certamente un dio molto moderno. Efesto era brutto, zoppo e aveva un pessimo carattere.
Sempre Omero racconta che Ares ed Efesto hanno non solo la stessa madre, ma “condividono” anche la stessa donna. Afrodite era la sposa del dio fabbro, ma gli preferiva di gran lunga il dio soldato. O forse il dio fabbro e il dio soldato non sono davvero due figure distinte, ma sono la stessa persona, perché il soldato per combattere ha bisogno di armi e solo il fabbro gliele può fabbricare. E il dio fabbro per continuare a lavorare ha bisogno che il dio soldato continui a combattere. Il dio fabbro vuole la guerra, ha bisogno della guerra per continuare a vendere spade e lance, scudi e armature. Il dio fabbro lo conosciamo bene e continuiamo ad adorarlo.
Le fucine di Efesto si trovano sotto l’Etna e quando la produzione di armi è a pieno regime le fiamme e il fumo arrivano fino alla cima del monte e i colpi risuono così forte da far tremare le terra. Gli uomini che vivono quella terra sanno bene che è sempre attiva l’officina di Efesto, in cui lavorano i ciclopi e misteriose donne, create dallo stesso dio, automi dotati di parola e capaci di creare qualsiasi cosa ordini il loro padrone. Quando il dio dei maschi prende il potere comanda su questo esercito di donne-robot, prive di volontà, la cui unica funzione è quella di produrre senza mai fermarsi. C’è qualcosa di terribile – e di profetico – in questo racconto omerico. Il dio fabbro non è più il “mago”, la cui attività è affine a quella del poeta e del medico, ma un creatore di morte e di distruzione.
In questi giorni in cui nelle fucine di Efesto sotto l’Etna l’attività ferve con una tale intensità da spaventare gli uomini che vivono alle pendici di quella montagna, dobbiamo pensare che sarebbe ora di spodestare dall’Olimpo i due fratelli che, dopo aver sconfitto tutti gli altri dei, hanno ormai in pugno le nostre vite.