Avere quarant’anni e non aver mai visto la sinistra

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di Luca Billi, 7 luglio 2018

Daniele è nato nella primavera del 1978, nei giorni del rapimento di Aldo Moro. I suoi genitori erano operai e votavano entrambi per il Pci; non erano iscritti al partito, non erano militanti, ma sapevano che quella era la loro parte. Daniele ha fatto le superiori, ha partecipato a qualche manifestazione degli studenti medi a metà degli anni Novanta, perché ci andavano i suoi compagni e perché gli stava antipatico Berlusconi, che intanto aveva vinto le elezioni. Daniele ha votato per la prima volta alle politiche del 1996 e ha votato, in maniera piuttosto naturale, senza pensarci troppo, per l’Ulivo, perché era contro Berlusconi. Daniele oggi lavora, si è sposato, ha una figlia. Per chi ha votato Daniele ventidue anni dopo? Non lo so. Non sono sicuro neppure che ci sia andato.
Daniele non esiste ovviamente, o almeno io non lo conosco personalmente, ma come lui ce ne sono tanti nel nostro paese. Daniele è un quarantenne – e quindi uno che non può definirsi giovane – che non ha mai visto la sinistra in Italia. Ha visto quella cosa che noi gli dicevamo che era la sinistra, ma ha anche visto che mentre noi dicevamo una cosa, ne stavamo facendo un’altra. Noi gli dicevamo che eravamo contro Berlusconi e per un bel po’ di tempo se l’è fatto bastare e ha continuato a votarci. Se un sondaggista chiedesse a Daniele come si colloca politicamente, lui direbbe senza esitare di essere di sinistra, senza mentire. Ma poi ha votato per la Lega. Daniele si rende conto che è una contraddizione, non è stupido, ma è arrabbiato, ha visto gli effetti che su tanti suoi colleghi – anche se non su di lui – ha avuto il jobs act e ha votato per gli avversari di quelli che hanno voluto questa legge, per chi ha detto che la cambierà, anche se dice quelle cose terribili contro gli stranieri. Oppure ha votato per il M5s perché questi almeno non sono gli stessi che ha visto per vent’anni.
A quelli che fanno analisi sociologiche e politologiche sul motivo della vittoria della destra – di questa destra – in Italia, che si chiedono perché nel nostro paese persone di sinistra possano votare a destra, vorrei far conoscere Daniele, che magari è meno bravo di loro a parlare, che non ha studiato tanto come loro, ma ha capito quello che in tanti dimostrano ancora di non capire, ossia che per più di vent’anni abbiamo chiamato sinistra una cosa che non era tale e che le persone che avrebbero dovuto riconoscere come tale non sono mai riuscite a percepire dalla loro parte. Il tema non è capire perché le persone di sinistra votino a destra, ma perché persone che appartengono a una determinata parte della barricata della guerra di classe non percepiscano quella che ancora noi chiamiamo sinistra come la loro parte. E allora non è Daniele che sbaglia quando vota Lega, ma siamo noi che per più di vent’anni abbiamo sistematicamente tradito quelli come Daniele.
Nel nostro paese c’è un’intera generazione che non sa cosa sia la sinistra, che non l’ha mai vista. Neppure sotto il ventennio fascista è successo un fenomeno di tale portata. Certo anche in quegli anni terribili è stata cresciuta una generazione con i miti imposti dal regime, che non poteva conoscere altro che quello che a scuola, in chiesa, nelle associazioni, perfino in vacanza, insegnava il fascismo, ma le fiammelle della sinistra, nelle sue diverse forme, poterono covare sotto la cenere, perché quelle fiamme erano vere e, nonostante la repressione, continuarono a brillare. In questo ventennio capitalista non solo il regime ha potuto forgiare, attraverso la scuola, ma soprattutto con gli strumenti della cultura di massa, dalla televisione alla rete, una generazione nei propri disvalori, ma il suo vero successo è che non c’è stata vera opposizione, praticamente nulla ha continuato a bruciare. E adesso ci rimane solo un pugno di cenere. E una generazione che non ha idea di cosa sia la sinistra e un’altra che sta per votare che è ancora più lontana, perché non può neppure contare sui ricordi dei propri genitori.
Curiosamente poi quelli che non capiscono perché Daniele voti a destra, sono gli stessi che si stupiscono del successo di Jeremy Corbyn – che nel 1978 aveva 29 anni e da delegato al congresso del Labour fece approvare una mozione per far entrare i dentisti nel sistema sanitario nazionale – o di Alexandria Ocasio-Cortez, che nel 1978 non era ancora nata. Eppure loro vincono perché dicono le cose che le persone come Daniele hanno bisogno di sentire dire, combattono le battaglie che devono essere combattute. E’ un terribile paradosso: tutti dicono che è quasi impossibile ricostruire la sinistra – e la realtà sembra dar loro ragione – eppure è anche dannatamente semplice, basta avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. E’ un coraggio che a noi manca, che abbiamo perduto.