Bel colpo abolire le tasse universitarie

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di Fausto Anderlini – 10 gennaio 2018

Bisogna riconoscere che la proposta avanzata da LeU di abolire le tasse universitarie ha colpito nel segno. Anzi ha letteralmente ‘bucato’, giungendo persino a oscurare proposte demagogicamente più ambiziose e con raggio d’utenza assai più vasto (canone Rai, bonus vari, pensioni minime ecc.). Contrariamente a quel che molti sostengono, l’efficacia elettorale della proposta non sta nella sua aura universalistica, ma nel fatto che tocca un segmento sociale specifico dell’elettorato. Anzi due. Gli studenti, i quali sono fermamente condizionati dall’idea (tipica ‘falsa coscienza’, però con effetti reali) di essere un corpo omogeneo, una quasi classe con comuni interessi materiali. E le famiglie della piccola classe media sofferenti per le difficoltà che incontra l’aspirazione alla promozione sociale dei figli tramite l’accesso alla fascia superiore del capitale-istruzione. Segmenti sociali peraltro attivi, attenti e partecipativi nella mobilitazione al voto. E comunque significativi nella più composita costituente sociale della sinistra. Soprattutto per chi si avvale di università locali e non ha le risorse per sostenere i figli ‘a distanza’ la detassazione costituisce uno sgravio economico per nulla irrilevante. Una proposta dunque efficace perchè ‘selettiva’, che va incontro ad aspirazioni del tutto legittime di una parte di quella ‘classe media’ che la crisi e le misure neo-liberiste hanno gravemente falcidiato.

Detto questo, va detto che l’università non può essere considerato un servizio universalistico come la sanità. Per quanto l’alta cultura sia certo un ‘bene universale’ dell’umanità come tale e la massa critica dei laureati un elemento rilevantissimo della ‘ricchezza delle nazioni’, il capitale-istruzione resta un bene scarso a vantaggio di chi lo detiene. Cioè vendibile sul mercato (cosa che non vale per la salute, cosiccome per l’istruzione di base ovvero obbligatoria). Cionondimeno è vero che ogni misura a favore dell’allargamento della platea universitaria è un bene in sè, specie se collegata a più generali e rigorosi criteri di progressività fiscale (come nella proposta di Leu, anche recentemente ben illustrata dall’amico Alfredo Morganti), ma anche a una revisione radicale di quei criteri premiali gelminiani (e non solo) fondati su una presunta ‘autonomia’ che alla fine penalizza le università periferiche, e conseguentemente la piccola classe media locale (vedasi le osservazioni del prof. Della Morte, alias, qui su Fb, Michele Nef Neffo). In ogni caso la proposta è ‘fattibile’ e, non ultimo, suscettiva di aprire a un utile dibattito sulla necessità di una più generale riforma del sistema scolastico .