Una bella giornata in Piazza Santi Apostoli

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di Rina Nardi, 1 luglio 2017

Arrivo a Piazza Santi Apostoli attorno alle 16.30, ed è già riempita. Entrando, sul limitare vedo Cesare Damiano e poco distante Bassolino, cerco qualche compagno/a ma non li vedo; camminando incontro Livia Turco, è rilassata e sorridente, saluta, e viene invitata dai presenti a lasciare il PD e venire con noi: risponde sempre sorridendo e con un cenno positivo della testa. Inoltrandomi verso il centro, vedo Civati e, poco distante, Fassina con la Presidente di SI’. Si inizia con la musica! C’è un gruppo davvero bravo che fa le cover di Rino Gaetano: ora c’è un’aria di festa in quella piazza fresca, ombrosa, attraversata da un bel ritmo e da una voce che somiglia tantissimo all’originale. Sul Palco, in cui con delle decorazioni di palloncini è scritto “INSIEME”, iniziano gli interventi, introdotti da Gad Lerner. Viene letto un telegramma solenne di approvazione, ma quando alla fine si legge il mittente, Sabrina Ferilli, la gente ride, così come accade durante l’intervento di Claudio Amendola, che glorifica Pisapia.

Fra i vari interventi, tutti interessanti e che toccano tematiche stringentemente attuali, mi resta impresso quello di una donna, la Presidente di un centro antiviolenza del quartiere romano di Tor Bella Monaca: un tono pacato ma pregno di problemi e di proposte, affrontate ormai da qualche decennio in modo lodevole, pur quasi senza fondi. Faccio il paragone col tono di voci che ogni giorno ascolto in tv: donne aggressive, sgradevoli e lontane dalla realtà. Quindi interviene Leoluca Orlando, neo sindaco di Palermo per l’ennesima volta, invitato da Pisapia: il suo discorso altisonante, autocelebrativo e antipartiti, non mi è piaciuto assolutamente. Ora sale sul palco Bersani: l’aria diventa solenne, non si sente volare una mosca, tutti ammutoliscono: i compagni di Articolo 1, che agitano al vento le bandiere, quelli di SI’, di Possibile, i Verdi radunati intorno a Bonelli. Bersani esordisce rifiutando le critiche rivolte all’Ulivo: dice che esso raccolse milioni di voti attorno ad un programma che assecondava la globalizzazione, che in quel momento storico era imprescindibile, declinandola però coi valori propri della sinistra, e fece quanto di meglio si potesse fare in un momento di liberismo imperante. Bersani in poco tempo e con pochi concetti chiari ed esaustivi delinea il programma della nuova formazione politica: dalla sanità (di fronte ad un problema di salute non deve esistere né il ricco né il povero) all’istruzione pubblica, dalla disoccupazione e lo sfuttamento giovanile alla equità fiscale (chi ha di più deve dare di più, incluse le tasse per i grandi patrimoni), dallo Ius Soli al problema emigrazione.

Unico neo, per me, del suo discorso, la sua lode a Pisapia “ per essersi accollato questo compito di federare la sinistra”. Un’investitura che mi ha “dato un vero colpo in testa” che non mi aspettavo così netto e secco. Rifettendo poi, e confrontandomi con alcune insegnanti vicine, che mi dicevano quanto per i loro studenti D’Alema e Bersani rappresentassero un discorso obsoleto e stancante, ho pensato che Pisapia, appoggiato da Prodi, Franceschini e compagnia cantante, avrebbe smosso un elettorato con una potente, collaudata macchina di consensi. Alla fine il discorso di Pisapia: lungo, senza la tensione morale che ha accompagnato quello di Bersani, di cui ha ripetuto alcuni concetti, mi ha annoiato, e non vedevo l’ora che finisse! Alle 19.30 la manifestazione è terminata.