Cambiare si può

Pubblicato il 19 giugno 2017 | di Fausto Anderlini

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Brancaccio: salvare il soldato Massimo per salvare noi stessi

di Fausto Anderlini – 19 giugno 2017

Piccolo resoconto brancaccio. Dove si evince come bisogna salvare il soldato Massimo, non liberando un falcone coi montanari (o i valligiani) ma salendo tutti insieme sul camelloporco volante.

Non so dove….un tendone da circo, una sala condominiale, un giardinetto pubblico….a me ad esempio piaceva tanto quando qui da noi il Pci si adunava all’inceneritore del Frullo, alla stazione delle corriere o alla sala Amga…ma dopo i capannoni e le officine occupate dai santagata e dai pisapii, con Gad Lerner e altri vendoliani, bisognerebbe trovare il modo di evitare i teatri. Perchè gli oratori diventano attori e i convenuti un pubblico di abbonati della stagione….Inesorabilmente….una cosa così borghese che già di per sè spinge a destra, magari verso il colosseo, le masse operaie…

Quei due vestiti uguali in camicia bianca mi han fatto ridondare la forma sulla sostanza. Non Strelher (avrebbero dovuto indossare un maglione nero), per nulla avvicinabili all’austerità brecthiana, forse più simili a Travaglio quando leggeva i suoi quadernini a teatro (non dico Renzi alla Leopolda perchè è un’offesa che non mi sento di rifilare ad alcuno). La Falcone, con la sua emozionalità, mi ha ricordato più Nancy Brilli che Lella Costa e poi quel suo appello a ‘vincere’ mi ha messo i brividi come a rivedere la moglie negletta di Mussolini immortalata da Bellocchio.
E comunque, confesso, io a teatro ho sempre dormito, massimamente quando c’erano scrittori e poeti a leggere le loro opere accompagnati dalla tromba di Fresu, anche russando. Sempre suscitando il risentimento isterico dell’assorto ceto medio riflessivo culturalmente impegnato che adesso si assiepa alla Repubblica delle idee (una volta all’Arena fui anche accompagnato all’uscita da due maschere zelanti).
Di Montanari mi è piaciuto, e molto, il richiamo conservatore alla Costituzione. Perchè sono convintissimo (e in linea col grande Enrico l’ho scritto in tutte le salse) che la resuscitata sinistra debba presentarsi come una grande forza di conservazione, se non di reazione tout court. Assai meno questa idea balzana di una lista civica nazionale di sinistra col compito di ‘portare in parlamento’ le liste civiche cittadine. E’ vero che ci ha messo anche i partiti e che ha stigmatizzto il civicismo cattivo, ma il mix non funziona. Se sei civico devi anche essere antipartito. Oppure sei un partito camuffato da civico. L’esperienza dice che questa cosa crea nervosismo e non funziona. [mi perito di ricordare che il copyright lo deteniamo io e Zani e l’esperienza bolognese, salvo la gestazione di Martelloni, non ha prodotto gran risultati]
A proposito di nervosismo, segnalo infine lo stoico ed eroico comportamento di Gotor, il mio gattone preferito. Che tutto sommato ha fatto un bel discorso, purtroppo obnubilato dal parapiglia. Seppure non frizzante come usa la mia pettirossa preferita. La sala in realtà era divisa in quattro: chi applaudiva, chi mugugnava, chi inveiva e chi si godeva lo spettacolino (così inusuale in un teatro di prosa, o di posa). I due invasati avevano tutta l’aria di provocatori premeditati e prezzolati. E se così, da chi e per quale scopo ?

Ci fosse stato D’Alema allora sì che la cosa avrebbe preso una piega seria. Al caso mi sarei levato dalla poltroncina e avrei picchiato selvaggiamente i mestatori a me vicini. Odio tutti coloro che lo avversano e ipocritamente lo dileggiano, massimamente i prodiani di sinistra. Tutta gente meschina e gregarile che non ne capisce la complessità umana. Non è che io sia dalemiano ma qualcosa mi dice che niente D’Alema niente sinistra. Oserei dire che non potremo mai salvare noi stessi, perdonandoci, se non salvando il soldato Massimo. Il migliore, nel bene come nel male, della nostra beat generation post-togliattiana.
Se non volete morire pisapii in mesto corteo funebre, transitando ad altra vita assopiti su una poltroncina, pensatesi bene…

Autore Originale del Testo: Fausto Anderlini

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  • espa

    profondo e simpatico…forse e’ prematuro dare giudizi, il soldato D’Alema ha molti nemici ma aumentano anche i sodali…ottimo segnale.

  • Giovanni Gugliantini

    Sono perplesso. Se “bisognerebbe trovare il modo di evitare i teatri. Perchè gli oratori diventano attori e i convenuti un pubblico di abbonati della stagione” mi trova entusiasticamente d’accordo, ho difficoltà a inquadrare “niente D’Alema niente sinistra”… è una battuta? È ironia? Vi prego, fatemi fare la figura dello stupido e ditemi di sì!

    • Fausto Anderlini

      No Max no Left, mon camarade, nessuna ironia

      • Giovanni Gugliantini

        Ok, chiarito l’equivoco. Tu chiami “sinistra” ciò che io chiamo “destra tecnocratica”. Nessun problema per me.

        • Fausto Anderlini

          bene Giovanni, non perdiamoci nei nominalismi

          • Giovanni Gugliantini

            Nominalismi? Le parole sono importanti!

          • md0014

            Lei non è stupido. Analizzando i mezzi disponibili ha discreti risultati. Con allenamento e spirito di sacrificio nemmeno si noterà il problema.

          • Giovanni Gugliantini

            Dall’uso del “lei” aggressivo, al velato insulto mascherato da ironia, all’uso vile del nickname per mascherare la propria identità emerge la natura di troll. Fine del discorso.

          • Fausto Anderlini

            ma non se ne dicono tante, salvo quelle che son consequentia ferum

          • Giovanni Gugliantini

            Appunto : “sinistra” applicato a D’Alema non è consequentia rerum, è flatus vocis. Proprio negli interventi in assemblea è stato ampliamente mostrata la natura di destra delle politiche dei vari governi in cui è sto o che ha supportato.

  • Manrico Trovatore

    Applausi senza riserve alla felicità stilistica e alla elegante perfidia. Per quanto riguarda i contenuti, un cestino per la carta straccia di dimensioni minime è sufficiente.

  • Bastiano.B.Bucci

    Ma transitare tranquillamente all’altra vita, assopiti su una poltroncina è la massima aspirazione di molti rivoluzionari.


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