Calendario civile

0
166

Responsive image

CALENDARIO CIVILE – a cura di ALESSANDRO PORTELLI – ed. DONZELLI

Per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani

di Raffaele Liguori

“Calendario civile” è il titolo di una raccolta di saggi (pubblicata da Donzelli) sulle date che compongono una possibile storia civile degli italiani.

Il sottotitolo chiarisce l’obiettivo di questo lavoro collettivo: “per una memoria laica, popolare e democratica degli italiani”. Lo storico Alessandro Portelli ha curato l’intera raccolta, ventidue saggi scritti da altrettanti autori, ciascuno per ogni data: dal 27 gennaio Giorno della Memoria di Adachiara Zevi al 12 dicembre della strage di Piazza Fontana di Gad Lerner, dall’8 marzo delle donne di Vittoria Franco al 21 luglio di Genova 2001 di Luigi Manconi e Federica Graziani. Portelli è stato ospite oggi a Memos insieme alla politologa Nadia Urbinati che ha scritto sul 12 maggio, quello del 1974 del referendum sul divorzio.

Alessandra Portelli

Alessandra Portelli

«L’idea – racconta Alessandro Portelli a Memos – nasce da una considerazione. Credo sia necessaria una dimensione di ritualità se si vuole costruire una memoria e una identità. Un’identità che non sia compatta, unitaria e confusa, ma che sia capace invece di interrogarsi e di amministrare le divisioni e i conflitti».

Nadia Urbinati

Nadia Urbinati

Portelli spiega qual è la caratteristica dei singoli capitoli che compongono il “Calendario civile”. «Sono tutti saggi problematici. Nessuno ha assunto una dimensione celebrativa, né una dimensione decostruttiva. Penso, ad esempio, al saggio di apertura di Adachiara Zevi, sul Giorno della Memoria. E’ un saggio molto bello perché prende in discussione sia la necessità di questa giornata che le critiche e le perplessità che sono state sollevate. Tutte le date del “Calendario civile” – conclude Portelli – sono date di interrogazione, più che di affermazione.

27 gennaio Giorno della memoria (A. Zevi).

9 febbraio Proclamazione della Repubblica romana (A. Arru).

10 febbraio Giorno del ricordo (R. Pupo).

8 marzo Giornata internazionale della donna (V. Franco).

24 marzo Eccidio delle Fosse Ardeatine (A. Portelli).

25 aprile Liberazione dal fascismo (G. Santomassimo).

1° maggio Festa del lavoro (C. Bermani).

9 maggio Giorno delle vittime del terrorismo (B. Tobagi).

12 maggio Introduzione del divorzio (N. Urbinati).

23 maggio Strage di Capaci (S. Lupo).

2 giugno Festa della Repubblica (G. Crainz).

19 luglio Bombardamento di Roma (U. Gentiloni).

21 luglio Fatti del G8 di Genova (L. Manconi e F. Graziani).

2 agosto Strage di Bologna (V. Roghi).

1° settembre Occupazione delle fabbriche (C. Natoli).

8 settembre Armistizio (A. Bravo).

20 settembre Breccia di Porta Pia (R. Ago).

29 settembre Quattro giornate di Napoli (G. Gribaudi).

3 ottobre Giornata delle vittime dell’immigrazione (A. Triulzi).

16 ottobre Deportazione degli ebrei di Roma (A. Foa).

4 novembre Fine della prima guerra mondiale (Q. Antonelli)

12 dicembre Strage di piazza Fontana (G. Lerner).

Un originalissimo progetto collettivo all’insegna della storia e dell’impegno civile, il libro – firmato da un gruppo di studiosi e intellettuali prestigiosi – lancia e articola la proposta di un «Calendario civile», parallelo a quello religioso, scandito da 22 date celebrative di passaggi cruciali della nostra storia democratica e della nostra tradizione repubblicana. Fin dai primi anni del secondo dopoguerra, la questione di una ritualità altra, di un ciclo dell’anno laico, si è posta come fondamento di una comunità civile. È in questo spirito che si sono cominciati a celebrare avvenimenti del nostro Risorgimento come la Breccia di Porta Pia o la proclamazione della Repubblica romana, e si è ripreso a festeggiare ricorrenze come l’8 marzo. Non è stato un processo semplice: certe date, come il 2 giugno, hanno avuto un’origine istituzionale; altre, come il Primo maggio, sono state faticosamente riconquistate; altre ancora, come quelle della strage di piazza Fontana o del G8 di Genova, sono sorte dal basso e fanno parte di una memoria tuttora in formazione. I 22 capitoli di questo libro narrano dunque di un calendario in divenire; essi non si limitano alla sola ricostruzione di ciascuna data, bensì la connettono a un contesto storico e geografico più ampio. Così, le pagine dedicate alla data del referendum sul divorzio rinviano anche alla celebrazione di quello sull’aborto e alla storia della riforma del diritto di famiglia. Allo stesso modo, l’occupazione delle fabbriche o il Primo maggio sono l’occasione per raccordare la storia e la memoria del movimento operaio alla sua realtà presente. Così ancora, l’8 settembre non segna solo l’inizio di una nuova Italia, ma anche l’avvento di un protagonismo civile delle donne, di un inedito maternage di massa. E il 3 ottobre riannoda il tragico ricordo del recente naufragio dei migranti di Lampedusa agli infausti precedenti dell’invasione italiana dell’Etiopia. A dare ulteriore sostanza storica a questo calendario, ogni data è accompagnata da una preziosa appendice di brevi documenti di storia orale, di brani autobiografici, poetici o musicali. L’obiettivo è la costruzione di un patrimonio di tradizioni condiviso: la storia e il passato aiutano così a comprendere, trasmettere e ricordare, rafforzando il tessuto della nostra comunità nazionale, sconfiggendo i rischi dell’oblio, e costruendo una cittadinanza capace di non smarrirsi nelle sfide del nostro tempo. Ideato e coordinato da Alessandro Portelli, «Calendario civile» è un progetto nato dalla collaborazione tra la Donzelli editore e il Circolo Gianni Bosio, che oltre a dar vita al volume scritto a più mani, prevede un ciclo di eventi e spettacoli dal vivo intrecciati con i documenti orali contenuti nel volume.

Autore

Alessandro Portelli

Alessandro Portelli è considerato tra i fondatori della storia orale. Professore di Letteratura angloamericana all’Università «La Sapienza» di Roma, ha fondato e presiede il Circolo Gianni Bosio per la conoscenza critica e la presenza alternativa della cultura popolare. Collabora con la Casa della Memoria e della Storia di Roma e con «il manifesto».