Casteldebole. Achtung Liberi e Uguali

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di Fausto Anderlini – 22 febbraio 2018

Lavato con shampo coop, eliminati almeno dieci centimetri di barba col rasoio di mio padre, cosparso di comune lozione Denim a prezzo scontato, indossati panni puliti, sono pronto e mi appresto a uscire.

A Casteldebole, il luogo dell’incontro, ci fu una battaglia. Alla fine di ottobre del ’44 i partigiani dislocati nel quadrante occidentale della provincia si ammassarono nei pressi del Reno, fra Calcara e Casteldebole, per guadarlo e penetrare in città unendosi alla settima Gap asserragliata nella base dell’ospedale Maggiore. Ma l’azione fu interrotta perchè il fiume era in piena. Fra quei combattenti c’erano mio padre Mario, con gli amici Borrelli, Balestri e Parini. Una compagnia della 63a. brigata Garibaldi composta di venti uomini, diciassette italiani, due russi e un francese, non riusci a sganciarsi e nei pressi di Casteldebole fu accerchiata dalle SS comandate da Redeer e sterminata dopo tre ore di battaglia. Il giorno successivo furono uccise cinque persone che uscivano da un rifugio antiaereo, mentre la popolazione della frazione fu radunata in strada. Redeer voleva procedere come a Marzabotto, ma un ufficiale della wehrmacht intercesse, sicchè si ‘limitò’ a fucilare per rappresaglia dieci scelti a caso, che poi una volta resi cadaveri furono impiccati col fil di ferro. Il resto della popolazione fu deportata.

Dopo la Liberazione ci fu un moto di vera e propria devozione popolare. La gente portava le immagini dei caduti in Piazza Maggiore e le fissava al muro di Palazzo D’Accursio. Così nacque il sacrario. A decine di migliaia si iscrissero al Pci e furono aperte sezioni in ogni rione intitolate a quegli eroi. Ogni sezione era munita di un altare dei caduti e pavesata, dove possibile, con le immagini dei fratelli che la denominavano.

Quando fu varato il Pd mi domandai che ne sarebbe stato di quella memoria iconografica, di quel seme di passione popolare, e proposi di non toccarla. Invano. Le sezioni furono sostituite da circoli che adesso, come malignamente soddisfatto certifica Berlusconi, sono diventati scatole vuote.

Ma Liberi e Uguali è sorta anche per tenere viva quella memoria, ripristinarla e renderla per sempre attuale.